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Ddl concorrenza e farmacie - UNA NOTA
18 ottobre 2015

 

di Donata Lenzi
In queste settimane, in coincidenza con la discussione alla Camera del ddl “concorrenza”, abbiamo letto numerose prese di posizioni e critiche sull’aspettativa di liberalizzazione dei farmaci di fascia C soggetti a prescrizione medica.

Ritengo siano fuori luogo le previsioni catastrofiche sul pericolo di chiusura delle oltre 4000 parafarmacie attive in Italia per la semplice ragione che il ddl concorrenza, recentemente approvato, all’art. 32 introduce misure per consentire l’accesso alla proprietà delle farmacie anche alle società di capitali. Nulla viene innovato per quanto riguarda la normativa sulla vendita dei farmaci e nessuna modifica viene introdotta alla legge riguardante le parafarmacie che, pertanto, non avranno alcuna conseguenza negativa per effetto delle nuove norme approvate.

Tuttavia l’occasione è opportuna per affrontare alcune questioni che il dibattito di questi giorni ha sollevato.

 

Innanzitutto è opportuno chiedersi se e in che misura si possa parlare di concorrenza quando si parla di servizi sanitari, come del resto è il servizio farmaceutico territoriale. La farmacia è un presidio sanitario, dato in concessione ad un privato, non una branca del commercio al dettaglio. L'attività è regolata da una convenzione che prevede una serie di obblighi, compresa la copertura su 24 ore del servizio e quindi il titolare di farmacia è tenuto a garantire i turni notturni e festivi. L’esclusiva accordata alle sole farmacie per la distribuzione dei farmaci dispensabili su prescrizione medica è correlata ad un regime di programmazione, al fine di garantire a tutta la popolazione la disponibilità dei farmaci di cui hanno necessità anche se residenti in aree poco abitate, salvaguardando comunque i previsti standard di sicurezza e qualità.

La titolarità della farmacia è assegnata mediante pubblico concorso.

Il prezzo dei farmaci è fissato dal soggetto regolatore, l’Aifa, e quindi sottratto alla dinamica fra domanda e offerta. Come appare evidente siamo in presenza di un quasi-mercato e sarebbe prudente evitare di trattare la questione “farmaco” nel ddl concorrenza.

Da più parti tuttavia si chiede la liberalizzazione dei farmaci di fascia C, prescrivibili con ricetta, ma a totale carico del cittadino, affinché possano e debbano essere distribuiti anche nelle parafarmacie, ove come è noto opera un farmacista abilitato all’esercizio della professione.

Si tratterebbe cioè di introdurre una riforma profonda del sistema per far transitare le farmacie dal regime di concessione al libero mercato, sostanzialmente per creare nuove opportunità lavorative per tanti giovani farmacisti ora sottoccupati.

Poiché ci dobbiamo augurare di non espandere il mercato dei farmaci, come peraltro è avvenuto negli anni recenti, la liberalizzazione verosimilmente opererebbe una redistribuzione del personale, perché l'aumento delle farmacie non comporta l'aumento del fatturato.

 

Comunque anche il tema di una redistribuzione dei redditi delle farmacie non va sottovalutata e perciò è necessario portare a termine rapidamente il “concorsone” ed assegnare le oltre 2000 nuove farmacie che sono state messe a concorso nel 2012. Peraltro già dodici regioni hanno pubblicato le graduatorie, sono in corso gli interpelli e le accettazioni delle sedi.

Il dibattito già registrato sull’alternativa liberalizzazione-programmazione ha peraltro coinvolto sia la Corte di Giustizia Europea, sia la Corte Costituzionale che si sono pronunciate nel senso che la liberalizzazione incondizionata della fascia C "inciderebbe con effetti che non sono tutti prevedibili, sulla distribuzione territoriale delle Parafarmacie" non inserite nel sistema di pianificazione degli esercizi e perciò potenzialmente in grado di alterare il sistema stesso "posto, prima di tutto, a garanzia della salute dei cittadini".

 

Vale la pena inoltre rilevare che le prospettive di nuova occupazione che sono state prospettate (3000 nuove farmacie) se liberalizzati i farmaci di fascia C, appaiono francamente poco fondate.

I farmaci di fascia C con ricetta ammontano a circa 3 md di euro.

Qualora venissero redistribuiti nella percentuale dei farmaci SOP e OTC che sono usciti dalle farmacie, consentirebbero verosimilmente di spostare circa 600 milioni nelle Parafarmacie, certamente insufficienti per aprire 3000 nuovi esercizi. Altrettanto appaiono smisurati i risparmi stimati sui social in queste settimane in 500 milioni di euro.

Ritengo invece che una riforma dell'intero settore possa essere affrontata con un disegno che coinvolga l'intera filiera, che introduca elementi di regolazione sul prezzo dei farmaci e che liberi il sistema dell'offerta dal pesante fardello della rendita, nella consapevolezza che il principio da salvaguardare attiene alla distribuzione capillare del farmaco che perciò implica un’essenziale funzione di programmazione dell'offerta per evitare che vi sia una concentrazione eccessiva di esercizi in certe zone ed una copertura insufficiente in altre.




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