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RIFORMA TERZO SETTORE E REATO DI TORTURA - newsletter
14 aprile 2015

 

Terzo settore – la legge delega approvata alla Camera adesso passa al Senato

Reato di tortura – la Camera ne approva l’introduzione, ora provvedimento in Senato

 

Giovedì scorso la Camera ha approvato (con 297 voti favorevoli, 121 contrari, 50 astenuti) la proposta di legge delega al governo sul terzo settore. Abbiamo fatto un buon lavoro.

Per chi volesse approfondire:

  • ·        la mia relazione in Aula QUI
  • ·        il testo che ora va al Senato QUI
  • ·        il dossier del Gruppo Pd QUI

 

Ne ricordo i punti principali:

Per la prima volta c'è una definizione di terzo settore: “per terzo settore si intende il complesso degli enti privati costituiti con finalità civiche e solidaristiche che senza scopo di lucro in attuazione del principio di sussidiarietà e in coerenza con i rispettivi statuti, promuovono e realizzano attività di interesse generale anche attraverso la produzione o lo scambio di beni e servizi di utilità sociale nonché attraverso forme di mutualità”.


Quattro sono gli oggetti della delega:

1)               la riforma del titolo II del libro I del codice civile con l'obiettivo di semplificare, uscire dal regime concessorio, tutelare i soci e i terzi. Chi riguarda? In questa parte del codice civile sono ricompresi tutti gli enti, associazioni riconosciute, associazioni non riconosciute, fondazioni e comitati che non hanno scopo di lucro ma non necessariamente, come abbiamo visto, sono terzo settore quali ad esempio i comitati, le associazioni di professionisti, i sindacati, i partiti, le associazioni di categoria, le mille associazioni non riconosciute nel campo politico-culturale, le fondazioni bancarie.

2)        Un solo codice per il terzo settore nel quale vanno radunate le singole leggi settoriali, un solo registro e un solo ministero che ne risponde e obbligo di iscrizione per gli enti che si avvalgono di sgravi fiscali o chiedono finanziamenti, obblighi di trasparenza e di attivazione di controlli interni. Si dà mandato al governo per la costruzione di un sistema preventivo di vigilanza posto a carico del ministero del Lavoro in collaborazione con gli altri ministeri e con l'Agenzia delle Entrate. Si definisce l'impatto sociale e si promuove la valutazione di impatto sociale come strumento di valutazione e correzione delle politiche. Un articolo è dedicato alle organizzazioni di volontariato e alle associazioni di promozione sociale, con il riconoscimento e l'ampliamento del ruolo dei centri servizio del volontariato.

3)        Impresa sociale. Il punto più controverso. L’istituto è presente nel nostro ordinamento dal 2006, ma non ha avuto molto successo. La proposta iniziale prevedeva la generica possibilità di distribuzione degli utili, attualmente esclusa. Abbiamo previsto ora l’adozione dello stesso parametro delle cooperative a mutualità prevalente e si è chiarito che l'impresa che legittimamente segue questa strada di remunerare i soci è però fuori dal perimetro delle Onlus. Le imprese sociali possono agire nei settori elencati o essere tali assumendo almeno il 30% di lavoratori svantaggiati.

4)        Servizio civile.  Quest'anno partiranno in servizio civile quasi 50 mila giovani, dando veramente un segnale di svolta rispetto a quanto è accaduto negli anni precedenti (ricordo a tutti che il bando per i primi trentamila è in scadenza). Sarà anche possibile, grazie ad accordi in via di elaborazione con il contributo del sottosegretario Bobba che vi ha attentamente lavorato, svolgere attività di servizio civile all'estero. Si definisce finalmente lo stato giuridico di chi è in servizio civile: non è un rapporto di lavoro dipendente, non è alcun tipo di rapporto di lavoro e non deve essere soggetto a tassazione. Sono chiariti i criteri di accreditamento degli enti e semplificate le procedure. 

 

Le polemiche. Le accuse sono le solite: aiutate il terzo settore per ridurre il welfare. In realtà nella legge delega non si parla di servizi di welfare e non c'è nessuna delega sul delicato tema dell'appalto dei servizi pubblici, rinviando al recepimento della recente nuova normativa europea. In generale bisognerebbe ricordarsi che associazionismo e volontariato sono assai più sviluppate nelle regioni dove il welfare è forte, quindi al nord e al centro e non al sud del Paese.

 

 

Nella stessa giornata la Camera dei deputati ha approvato l'istituzione del reato di tortura; ora il provvedimento torna al Senato per il voto finale. In sintesi:

TORTURATORI IN CARCERE. Sono pesanti le pene contro chi tortura. Il nuovo reato introdotto nel codice penale punisce infatti con la reclusione da 4 a 10 anni chiunque, con violenza o minaccia o violando i propri obblighi di protezione cura o assistenza, intenzionalmente cagiona a una persona a lui affidata o sottoposta alla sua autorità sofferenze fisiche o psichiche al fine di ottenere dichiarazioni o informazioni o infliggere una punizione o vincere una resistenza o ancora in ragione dell’appartenenza etnica, dell’orientamento sessuale o delle opinioni politiche o religiose. La sofferenza dovrà però essere acuta e comunque ulteriore rispetto a quella che deriva dalla semplice detenzione o altre legittime misure limitative dei diritti. Specifiche aggravanti, peraltro, scattano in caso di lesioni o morte.

AGGRAVANTE PER AGENTI. Se a torturare è un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio, con abuso dei poteri o in violazione dei suoi doveri, la pena è aggravata da 5 a 15 anni.

ISTIGAZIONE ALLA TORTURA. E’ istigazione specifica che vale solo per pubblici ufficiali e incaricati di pubblico servizio. Il nuovo reato prevede il carcere fino a 6 anni se l’istigazione non è accolta o comunque non c’è stata tortura.

PRESCRIZIONE LUNGA. I termini di prescrizione raddoppiano, dunque il reato di tortura se prima non interviene il processo si estinguerà in 20 anni.

STOP ESPULSIONI. Divieto assoluto di espulsione o respingimento verso Paesi che praticano la tortura o dove la violazione dei diritti umani sia grave e sistematica.

DICHIARAZIONI ESTORTE NULLE. Qualsiasi dichiarazione o informazione estorta sotto tortura non è utilizzabile in un processo. Valgono però come prova contro gli imputati di tortura.

NIENTE IMMUNITA’. I cittadini stranieri imputati o condannati per tortura in altro Stato o da un tribunale internazionale non possono godere di immunità dalla giurisdizione. Se richiesto, saranno estradati.

 

                 

 




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terzo settore |  servizio civile |  reato di tortura | 




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