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SULL'ELEZIONE DI SERGIO MATTARELLA - newsletter
03 febbraio 2015

 

31 gennaio 2015 – eletto presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Il 3 febbraio il suo discorso al Parlamento, consultabile qui QUI

 

Abbiamo fatto una buona scelta, la migliore nell'attuale situazione politica. L'ho votato convintamente per molte buone ragioni, alle quali si aggiunge il fatto di conoscerlo personalmente e di averne grande stima. L'ho visto recentemente a Natale, quando gli ho portato il mio libro e abbiamo chiacchierato un po' delle riforme in cantiere, sulle quali era assai informato. La nostra conoscenza risale alla legislatura 2006-2008 quando eravamo entrambi alla Camera dei Deputati: Mattarella era capogruppo dell'Ulivo in commissione Esteri ed era anche componente della giunta delle elezioni.

In quella breve e tormentata legislatura, incombeva sulla giunta l'incubo del riconteggio delle schede a cui si aggiunse qualche mese dopo il problema della ineleggibilità sopravvenuta di Cesare Previti. Essendo considerato da tutti un esperto di sistemi elettorali e per la sua indiscussa integrità, gli era stato chiesto di farne parte e lui aveva accettato (solitamente personalità con già molte legislature alle spalle evitano di stare in organismi importanti ma un po' nascosti). Di quella giunta ero un componente e ne divenni dopo qualche mese il capogruppo. La situazione era per me imbarazzante ma Mattarella la rese semplice aiutandomi all'occasione, spesso con una battuta scherzosa, e nel contempo rispettando i diversi ruoli. Fu tra quelli che mantenne ferma la barra sulle questioni di fondo e fu sua la dichiarazione di voto per il gruppo, il 31 luglio del 2007, a favore della decadenza di Previti. Dichiarazione che trovate qui QUI

Anche per questo, le ragioni di Forza Italia per opporsi alla sua elezione sono state molte.

 

Sul piano politico condivido l'analisi di Ilvo Diamanti su Repubblica del 2 febbraio (“Un premier liquido per tempi liquidi”) e anche l'articolo seguente di Agostino Giovagnoli (“Mattarella, il Quirinale e il mondo cattolico”) sul significato di questa elezione nel contesto dell'impegno politico dei cattolici italiani.

Penso sarà un buon presidente e penso anche che non sarà il presidente interventista che qualcuno di noi (Bersani ad esempio) si immagina, perché nutre appunto grande rispetto per i ruoli istituzionali e non tende come Napolitano a guidare paternalisticamente i processi. Saprà però intervenire quando sarà necessario ed eserciterà fino in fondo con onestà e competenza, che gli deriva da una conoscenza della Costituzione e della macchina dello Stato assai maggiore di molti altri candidati, i poteri che ha.  

 

Riporto infine una parte dell’intervista rilasciata da Sergio Mattarella il 17 febbraio 1989, tre anni prima del ciclone di Mani Pulite, a Giampaolo Pansa in merito alla crisi dei partiti e in particolare del suo, cioè la Democrazia Cristiana. E’ stata ripresa dallo stesso Pansa in un articolo su Libero dell’1 febbraio 2015, che immagino pochi di voi abbiano letto, in cui esprime un vivo apprezzamento per il nuovo Presidente della Repubblica.

La riflessione di Mattarella sulla forma partito è validissima anche oggi.

“Bisogna cominciare dallo stato del tesseramento. E’ molto gonfiato e questo rende dubbia la legittimità della rappresentanza nel partito. Il Chi rappresenta Chi e in virtù di che cosa. E c’è di peggio. I tanti padroni delle tessere in sede locale paralizzano la vita della DC. I leader nazionali sono prigionieri di questi concessionari del marchio democristiano. Ne nasce un rapporto inverso a quello normale: non comandano i vertici del partito, bensì i gruppi periferici che sono i veri padroni dei vertici nazionali.

C’è poi un secondo male. Non è soltanto della DC, anche se noi democristiani ce ne stiamo accorgendo prima di altri. Il reclutamento dei dirigenti in periferia avviene per linee sempre più interne. I partiti pescano i loro quadri soltanto tra i professionisti della politica già all’opera nelle correnti, nelle sub correnti o nelle istituzioni. Questo rende i partiti asfittici e sempre più distanti dal loro retroterra sociale. Infine i quadri selezionati in questo modo risultano mediocri.

Anche la DC si trova in questa trappola molto rischiosa. Dobbiamo riuscire a rompere il sistema che Le ho descritto, inserendo nei partiti energie nuove, raccolte dentro la società civile. Oppure i partiti moriranno. Non abbia timore ad attribuirmi questa previsione nera. […] In pochissimi anni i partiti italiani diventeranno dei corpi sempre più separati dalla società. E sempre meno qualificati. Nella periferia della Democrazia Cristiana sta già accadendo. Il virus è molto esteso. E rischia di intaccare in modo irreparabile i piani alti del partito”.

Come vedete, non ha avuto timore di esprimere il suo pensiero, anche di critica, e ha anticipato i tempi.




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