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RIFORMA COSTITUZIONE, DELIBERAZIONE DELLO STATO DI GUERRA - newsletter
16 gennaio 2015

 

Nell’Aula della Camera continua il voto sulle modifiche costituzionali. Di seguito trovate il mio nuovo post informativo, che potete commentare sul mio profilo facebook.

 

LA DELIBERAZIONE DELLO STATO DI GUERRA

Chi decide di andare in guerra? La deliberazione dello stato di guerra (art 78 Cost.) non riguarda né la lotta al terrorismo né le missioni militari né l’appartenenza attiva dell’Italia alla Alleanza Atlantica. Parliamo quindi di un’ipotesi di scuola (ma non poi tanto) in cui si è aggrediti o in cui si è chiamati a sostenere un alleato, stante i limiti posti dall'art. 11 della Costituzione.

La Costituzione nella sua forma originaria prevede per la deliberazione dello stato di guerra il ruolo centrale del Parlamento, che vota a maggioranza semplice. Recita infatti: “Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari”.

L'articolo non è stato modificato nella proposta del governo. Un emendamento dell’on. Carlo Galli propone invece questa modifica: 

art. 17 - Al comma 1, capoverso articolo 78, dopo la parola “delibera” aggiungere le seguenti “a maggioranza del sessantasei per cento dei componenti”.


Perché? Perché la Costituzione modificata (e dunque con una Camera eletta probabilmente attraverso un sistema maggioritario, in cui con il 40% o anche meno si prende la maggioranza, e un Senato eletto con elezione di secondo livello) si configura una situazione molto diversa da quella di allora, quando i costituenti assegnarono al Parlamento rappresentativo della volontà popolare e eletto direttamente con il proporzionale la facoltà di prendere una decisione così rilevante.

L’obiettivo è di sottrarre il voto sulla guerra alla maggioranza di governo e di affidarlo a un quorum parlamentare che sia riferibile, non solo potenzialmente ma con superiore certezza, alla maggioranza dei cittadini.

Spiega Carlo Galli: “La guerra è infatti una decisione eccezionale di rilievo esistenziale tanto all'esterno quanto all'interno, il che significa che nel ragionare di essa nel contesto della Costituzione riformata si devono certamente accettare il principio di rappresentanza (l’istituzione che decide è la Camera) e il principio di maggioranza (la Camera decide a maggioranza), ma ci si deve anche interrogare sulla rappresentatività empirica del decisore. Nel caso della guerra, infatti, non ci si può chiudere nella logica formale delle istituzioni, ma si deve avere costante riferimento alla realtà materiale dei diritti e dei beni dei cittadini, e al grado e ai modi in cui queste istanze vengono rappresentate all’interno delle istituzioni”.

Quindi la decisione parlamentare sulla guerra va presa per vie diverse dalle ordinarie, cioè col quorum aggravato e calcolato sugli aventi diritto, dato che, con l’abbandono del sistema elettorale proporzionale, la maggioranza semplice in Parlamento non è più riferibile, neppure potenzialmente, alla maggioranza del Paese.





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