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IL NUOVO TITOLO QUINTO. COME CAMBIA IL FEDERALISMO - newsletter
07 gennaio 2015

 

In questo primo mese dell'anno il Parlamento sarà impegnato sulle riforme istituzionali. La Camera voterà in aula la riforma della Costituzione, il Senato la legge elettorale. Poi inizierà la partita del Quirinale.

La mia commissione Affari sociali si concentrerà invece sugli emendamenti alla legge di riforma del terzo settore, legge della quale sono relatrice. Vi aggiornerò strada facendo.

Proseguo allora con il secondo post, che potrete commentare su facebook, sulle modifiche alla Costituzione che andremo a votare.



Post n.2 Il nuovo titolo quinto. Come cambia il federalismo.

Nel 2001 il centrosinistra approvò in fretta, causa scadere della legislatura, la riforma del titolo quinto della Costituzione, il cosiddetto federalismo. Abbiamo passato anni a lamentarci dei difetti di quella decisione. Vediamo allora di non ripetere l'errore e guardiamo con attenzione al nuovo testo, che va comunque inquadrato tenendo presente la riforma della composizione del Senato (vedi post precedente).

Per prima cosa viene cancellata dall'art.116 della Costituzione la parola “province”, il che non significa che non ci sono più (tasto dolente visto quanto sta succedendo), ma che vengono meno quali enti costituzionalmente necessari, dotati di funzioni loro proprie.

Nel nuovo articolo 117 è poi prevista una nuova ripartizione di materie tra Stato e regioni ed è soppressa la competenza concorrente, con una redistribuzione delle materie tra competenza esclusiva statale e competenza regionale.

Nell’ambito della competenza esclusiva statale sono enucleati casi che potrebbero definirsi di competenza esclusiva ‘limitata’, in quanto l’intervento del legislatore statale è circoscritto ad ambiti determinati (quali ‘disposizioni generali e comuni’ o ‘disposizioni di principio’) in cui la competenza statale convive in diverso modo con competenze regionali. In pratica si va verso un maggiore centralismo: prima lo Stato poteva comunque sempre porre “principi”, adesso può fare “disposizioni generali e comuni”, il che comporta maggior potere legislativo e reintroduzione di un potere regolamentare.

Di significativo rilievo è inoltre l’introduzione di una sorta di ‘clausola di supremazia’, che consente alla legge dello Stato, su proposta del Governo, di intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva quando lo richieda la tutela dell'unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale. Eppure una clausola simile c'è già nell’art.120 e non è mai stata utilizzata.

Però le disposizioni del capo IV, tra cui rientra anche l’articolo in esame sostitutivo dell’articolo 117 Cost., non si applicano alle regioni a statuto speciale e alle province autonome fino all’adeguamento dei rispettivi statuti sulla base di intese con le medesime regioni e province autonome. Trovo questo uno dei punti più criticabili della riforma. In pratica per diverso indeterminato tempo la situazione già straordinaria delle regioni a statuto speciale lo sarà ancora di più, mentre l'autonomia di tutte le altre si restringerà.

Nel testo comparato allegato in fondo alla pagina, trovate l'elenco della ripartizione per materie nel nuovo articolo 117.


E per sanità e sociale? Guardiamo la lettera m) “determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale; disposizioni generali e comuni per la tutela della salute”.

La prima parte è rimasta uguale a prima, con la nuova dizione “disposizioni comuni” il coordinamento dello Stato si rafforza. Quello che abbiamo chiesto come commissione è chiarire che in quei diritti sociali ci stia dentro anche la sanità. Poi nel comma successivo viene precisato che alle regioni spetta la programmazione e l'organizzazione dei servizi sanitari e sociali.  Perché non prevedere “disposizioni generali e comuni” anche per le politiche sociali? A garanzia che finalmente i livelli essenziali di servizio siano garantiti anche in questo ambito che comprende per intenderci la lotta alla povertà, le politiche per disabilità e non autosufficienza, i servizi per l'infanzia ed altro ancora.

La scelta di maggior centralismo tiene conto dei grandi limiti dell'attuale sistema ed è sicuramente positiva, ma senza coinvolgimento anche delle regioni a statuto speciale rischia di creare nuove diseguaglianze territoriali. Il nuovo intreccio di competenze inoltre non ridurrà il ricorso alla Corte Costituzionale almeno per un certo periodo di tempo ma soprattutto, come già scritto nel post precedente, l'intreccio di queste nuove competenze con un Senato delle autonomie e il permanere della conferenza Stato-Regioni non semplifica. Qualche correzione occorre.







Allegati correlati:
1. art117-comparato [ Scarica il file » ]




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costituzione |  riforme | 



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