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Dal convegno Uneba di Firenze: "Il testo di riforma del Terzo Settore č aperto a modifiche"
22 novembre 2014

 

Le proposte del non profit sociosanitario socioeducativo ed assistenziale di Uneba sulla riforma Renzi del Terzo Settore: pieno accordo con Lenzi (Pd), relatrice alla Camera del disegno di legge. “Il testo è aperto a modifiche”

FIRENZE - Più chiarezza nelle definizioni, in primis quella di cos'è il Terzo Settore; più tutela della libertà degli enti a fronte di alcuni aspetti troppo invasivi della delega; sì ad un authority del Terzo Settore con poteri veri anziché la “struttura di missione” prevista dal testo attuale del disegno di legge.

Queste alcune delle richieste che Uneba, la più rappresentativa organizzazione di categoria del settore sociosanitario, socio educativo ed assistenziale in Italia, formula a Governo e Parlamento in merito alla Riforma del Terzo Settore. E sono richieste su cui Uneba è in sintonia con Donata Lenzi, deputato del Pd, relatrice alla Camera del disegno di legge.

E' quanto emerso da “La riforma del Terzo Settore - Le idee del Governo, le proposte di Uneba”, convegno svoltosi sabato 22 novembre in un auditorium dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze tutto esaurito per l'occasione.


Il presidente di Uneba Maurizio Giordano ha messo sul piatto anche alcuni altri rilievi sul testo di riforma: “La costituzione degli enti del Terzo Settore deve avvenire davanti al notaio, e non in Prefettura com'è nel disegno di legge. La previsione, nel testo, della possibilità di una ripartizione parziale degli utili dell'impresa sociale è efficace per attrarre risorse, ma ci pare difficilmente conciliabile con il Terzo Settore. Inoltre, non è chiara la salvaguardia della specificità degli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti”.

“Il testo della riforma non è chiuso, ma nascerà come conseguenza del percorso di ascolto che stiamo praticando”, ha spiegato Lenzi. Il relatore ha segnalato in particolare alcuni aspetti che punta a modificare. Ad esempio sulla definizione stessa degli enti soggetti alla nuova legislazione (articolo 2 del ddl). “Non mi piace il riferimento alla 'finalità ideale' degli enti, perché non sempre queste finalità sono condivisibili... E può forse essere lo Stato a definire quali finalità sono 'ideali'? Credo inoltre che un authority per il Terzo Settore coglierebbe meglio le peculiarità del settore (rispetto ad altri enti di controllo). Una struttura di missione non serve a questo scopo. Ma sulla costituzione dell'authority ci sono grandissime resistenze...”.





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