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Primarie Emilia Romagna, voterň Bonaccini per ragioni "sanitarie"
27 settembre 2014

 

E' possibile che il vincitore delle primarie del Pd diventi il presidente della Regione.

Rinunciare a votare non mi sembra allora una cosa saggia. Premetto che non ho sottoscritto nessuna candidatura. Non mi era piaciuto quanto successo, rinunce varie e improvvisi cambi di scena. Allora ho preso in mano i due programmi e mi sono occupata solo di ciò che conosco meglio e che è la più importante spesa della regione: la sanità.

Premetto che, per chi come me se ne occupa da molti anni, avere Errani come modello rende quasi impossibile trovare il candidato ideale. Errani è stato non solo il presidente dell’Emilia Romagna, ma un vero punto di riferimento nazionale per tutte le regioni. Nel difficile confronto tra Stato e regioni che avviene settimanalmente soprattutto in sanità e riguarda i finanziamenti ma anche le regole del sistema, la sua autorevolezza, competenza politica, giuridica, economica e passione vera nella difesa dell'universalismo in sanità sono stati determinanti. Nei tavoli romani se non sei autorevole, competente e convinto non porti a casa niente.

E sono i presidenti che fanno la politica sanitaria. E' così in tutte le regioni ed è l'ovvia conseguenza del fatto che alla sanità va quasi l'80% dei fondi regionali.  


Abbiamo due candidati che non hanno esperienza (requisito per altro passato di moda nel nostro Paese), quindi è ai programmi e alla personalità che bisogna guardare.

Balzani: “Occorre rileggere il sistema socio sanitario in profondità a partire dalle performances conseguite rispetto agli obiettivi (un libro bianco da redigere entro sei mesi) e dalle definizioni di un nuovo progetto collettivo, sulla scorta della discussione generata dal libro bianco”. A questo obiettivo ha accompagnato una serie di dichiarazioni, le ho tutte lette nel suo sito http://www.robertobalzani.it/rer/perche-mi-candido/, contro i burocrati, contro l'ausl unica della Romagna, contro il nuovo e già finito ospedale di Cona.

Mi verrebbe da dirgli: ho capito a cosa ti opponi, ma non quale sistema sanitario vuoi. E aggiungo che quando avremo finito di studiare, da Roma ci avranno già fregato.

I tagli ci sono, ci sono stati e temo ci saranno, i contratti dei lavoratori sono bloccati, la riorganizzazione in corso è dolorosa e segue le imposizioni nazionali (articolo 15 del decreto 95, cioè la spending review di Monti); se c'è un’altra strada, che non sia la nostalgia di tornare a quando tutti stavamo meglio, la indichi.

Bonaccini scrive, anche qui ho guardato il sito http://www.stefanobonaccini.it/programma-per-lemilia-romagna/comunita/, molto più puntualmente un programma che costituisce l'evoluzione aggiornata di quanto si sta facendo, sia a livello regionale che a livello nazionale (i percorsi di cura per le patologie croniche, gli ospedali ad intensità di cura, le case della salute) e che gli altri ci invidiano, con alcune novità quali la riduzione del peso della burocrazia sanitaria e alcune aperture realistiche al riconoscimento del lavoro di cura familiare e alla necessità di sviluppare il cosiddetto welfare di iniziativa, ciò che nasce grazie ad esempio ad accordi tra le parti sociali. Mi piacerebbe discuterne con più calma, ma in gran parte lo condivido.

L'unica nota critica, solo per ostinazione personale, è l'abitudine tutta emiliana a chiamare welfare le sole politiche sociali-assistenziali. Il welfare nel mondo è l'insieme degli interventi alle persone e alle famiglie in condizioni di difficoltà a causa dell'invecchiamento, della malattia, della perdita del lavoro. Si amplia in molti paesi alle politiche a sostegno dell'inclusione sociale e delle responsabilità familiari, ma quando si parla di welfare state si fa riferimento a pensioni e sanità in primo luogo.

Comunque prevale nettamente il voto per Bonaccini.


C'è poi una nota da fare sulle biografie. Trovo il conflitto di interessi di Balzani preoccupante. Nulla di illegittimo sia chiaro. La Stampa di Torino ha segnalato in un articolo del 23 settembre che anche Balzani è uscito di recente, in modo positivo, da un’indagine per presunti trattamenti di favore alla clinica privata Villa Serena di cui è socio. Balzani possiede 1,7% del capitale della società Vi.Se con il fratello Marcello che ha il 3,5 e la moglie con il 2,7. La spa Vi.Se possiede il 67% dell'ospedale privato Villa Serena e il 100% di Villa Igea, altra clinica. Sono proprietà ereditate da tempo dal padre e Balzani ha detto che se vince le quote sue e della moglie verranno messe in un blind trust. Rimangono quelle del fratello. La regione tratta ogni anno il budget dell'ospedalità privata. Qualche elemento di preoccupazione rimane. 







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