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Sul superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari
28 maggio 2014

 

“Disposizioni urgenti in materia di superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari”

Dichiarazione di voto dell’on. Donata Lenzi:

 

Signor Presidente, quello di cui parliamo oggi, che voteremo fra poco, non è la solita proroga. Avremmo potuto limitarci a spostare una data in avanti di neanche un anno, come succede in questo caso, invece abbiamo voluto fare di più, abbiamo voluto cercare di mettere alcune condizioni, alcuni paletti che permettano di evitare ulteriori slittamenti, che permettano di raggiungere l'obiettivo dello smantellamento degli OPG, cioè degli ospedali psichiatrici giudiziari, peggio della galera. Abbiamo sentito oggi parlare molto di carceri, giustamente è un problema che il nostro Paese deve sempre tener presente. Qui stiamo parlando di una situazione peggio della galera. Noi abbiamo voluto intervenire agendo su due piani. Il primo è quello di una sollecitazione di strumenti di spinta nei confronti delle regioni perché facciano la loro parte fino ad arrivare ad un potere sostitutivo nei confronti della regione inadempiente. L'altro è quello per il quale il ricovero nelle strutture nuove che andremo a fare, le REMS, sia comunque una soluzione estrema, quando non è possibile percorrere nessun'altra strada terapeutica. È dal 1999 che parliamo, dopo un decreto legislativo che trasferiva la medicina penitenziaria dalla giustizia alla sanità, degli OPG. Quel decreto conteneva una delega al Governo a intervenire, dovrei dire ai Governi perché fino al 2008 nessun Governo l'ha presa in mano. Con il 2008, vi è stato il primo DPCM, una prospettiva di intervento divisa in tre fasi, ma anche questo è finito nel cassetto. C’è voluta un'indagine conoscitiva voluta dal PD, voluta da Ignazio Marino, per sollevare un velo sulla situazione all'interno dei sei ospedali psichiatrici italiani. Non tutte le situazioni erano uguali, ma nella maggioranza dei casi quello che ne è uscito è stato un quadro disastroso. Da lì, nasce l'impegno, che si è tradotto nella legge n. 9 del 2012 e poi nel decreto-legge n. 24 del 2013, che ha già comportato una riduzione degli accessi – abbiamo 300 ricoverati in meno – e ha messo in piedi una serie di interventi, oltre che finalmente un finanziamento di 50 milioni di euro che le regioni devono utilizzare per questo scopo. 

Ma questo non è bastato, non è bastato. Allora, in questo provvedimento si prevede che dovranno essere preparati e inviati al Ministero della salute e alle autorità giudiziarie i singoli progetti terapeutici e riabilitativi per ogni singolo caso e spiegate le ragioni che richiedono la persistenza e il ricovero in una struttura. È prevista la costituzione di un tavolo con la responsabilità del coordinamento delle azioni pratiche tra i due Ministeri e le regioni. È previsto l'inserimento del superamento degli OPG dentro i LEA, in modo tale che il sistema premiale che finanzia il sistema sanitario nazionale ne tenga conto. È previsto il potere sostitutivo delle regioni; è prevista ogni tre mesi un'informativa al Parlamento che avrà la responsabilità di non lasciare questa informativa nel cassetto, ma di leggerla e di prendere i provvedimenti conseguenti. Abbiamo previsto una serie di interventi per garantire il raggiungimento dell'obiettivo.

E poi ci sono in questo breve progetto di legge alcuni cambiamenti profondi che hanno comportato una notevole discussione e hanno probabilmente riportato al centro dell'attenzione la necessità di parlare della psichiatria, del tema della salute mentale, di fare il tagliando alla legge n. 180 del 1978 dopo quarant'anni, mantenendone i valori, ma adattandoli ai problemi di oggi. 

Ma lì noi abbiamo affrontato anche alcune questioni che riguardano la giustizia e la normativa penale. Stiamo parlando – ricordiamoci sempre – di persone che hanno compiuto dei reati e i reati nel nostro Paese sono giustamente puniti con pene variabili, raramente con l'ergastolo, ma chi finiva in un ospedale giudiziario era come se avesse un ergastolo, un ergastolo bianco, non c'era limite e non c'era termine. Perché? Che senso ha? Possiamo noi accettare di nuovo che ancora, per un furto di settemila lire si rimanga tutta la vita richiusi a Barcellona Pozzo di Gotto? È questo che dobbiamo accettare, o dobbiamo mettere fine a questo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)? Bene, con questo provvedimento e questo non c'entra con la proroga: è sostanza e contenuto del provvedimento le misure di sicurezza, ad eccezione del caso che siano punite con l'ergastolo, anche per queste persone, non potranno più avere una durata illimitata, ma quella massima prevista dalla pena edittale per quel reato. Basta con l'ergastolo bianco! 

Noi sappiamo che stiamo chiedendo molto ai dipartimenti di salute mentale. 
Sappiamo, abbiamo ricevuto, abbiamo compreso, abbiamo incontrato e abbiamo parlato con operatori in un settore che si è trovato caricato di un grande aumento di bisogni e di richieste di intervento, dovuti a tanti elementi che dovremo affrontare, e che, anche questo, ha subito i tagli che hanno colpito la sanità in questi anni. Ovviamente, vedono con grande preoccupazione un aumento ulteriore di responsabilità. Comprendiamo anche il loro timore che sotto ci sia di nuovo la tentazione di fare del settore della psichiatria la discarica della società, come erano una volta i manicomi, e quindi di portare lì dentro persone che non hanno a che fare con la salute mentale (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)


A loro noi diciamo che molte delle loro osservazioni vanno raccolte e potranno farlo all'interno degli atti di indirizzo che ancora mancano e che sono conseguenti al confronto che deve essere avviato con le regioni. 

Però, a loro noi diciamo che gli chiediamo la sfida di essere i registi di questo intervento, di assumere la regia dello svuotamento degli OPG. Chi altro, se non loro, può svolgere questo ruolo? E in questo campo chiedere e ottenere e così dovrà essere la collaborazione di altri dipartimenti all'interno dell'unico soggetto, l'azienda sanitaria locale, quella a cui, alla resa dei conti, spetta la responsabilità. Noi non vorremmo lasciarli soli e prendiamo l'impegno di un confronto che durerà nei prossimi mesi. 
Chi ha visto la malattia mentale da vicino, chi l'ha vista negli occhi di un familiare o di un amico, di un conoscente, ha provato paura. È una delle cose che ci fa più timore perché non la possiamo comprendere, perché non riconosciamo più la persona amata, perché non riusciamo a sapere e a intervenire. Non basta la pillola, ci vuole molto di più; a volte non abbiamo strumenti. Con quello di oggi noi abbiamo invece voluto avviare, per i casi più difficili che si possano incontrare, un percorso di speranza. 


Annuncio il voto positivo del Partito Democratico.






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