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Tagliano il futuro. La questione scuola
11 settembre 2008

 
Il 26 27 e 29 settembre ci sarà la mobilitazione del Pd in tutta Italia a favore della scuola per denunciare i tagli operati dal governo. A lato nelle news l'articolo scritto da Sandra Zampa e me, pubblicato da La Repubblica sabato scorso. Vi ricordo il 13 mattina l'iniziativa alla Festa de L'Unità di Bologna. Di seguito le ragioni della mobilitazione.

"Ci sono aree sulle quali è necessario operare tagli. Ma non è certo quello della scuola il settore in cui portare la spesa pubblica al di sotto della media europea. Il futuro dell'Italia si gioca su formazione, scuola, ricerca e università". In un'affollata conferenza stampa tenutasi presso la sede del PD di Sant'Andrea delle Fratte a Roma, il segretario Walter Veltroni attacca il governo, criticando aspramente i tagli operati dal governo nel settore della pubblica istruzione.

7 miliardi e 800 milioni di euro di tagli in tre anni. 87mila insegnanti in meno, 42mila di personale Ata. La scuola passa da settore strategico a solo capitolo di spesa. Con conseguenze disastrose. "Non c'è nessuna ispirazione strategica dietro queste scelte, ma solo drammatici effetti. Il primo - spiega Veltroni - è la conclusione o la netta diminuzione del tempo pieno alle elementari e il tempo prolungato alle scuole medie". Nonostante le vuote rassicurazioni del ministro Gelmini, infatti, "non ci sono le possibilità di mantenere gli standard attuali, ponendo così fine ad un'esperienza educativa e sociale importantissima".

Sono circa 8 milioni gli studenti nel nostro paese, di cui 650.000 non di cittadinanza italiana. 42.000 sono le Scuole e 11.000 gli istituti scolastici. I lavoratori della scuola sono circa 900.000 di cui l'80% donne e il 20% uomini (700.000 insegnanti. 168.000 tecnici, bidelli e amministrativi, 10.000 dirigenti scolastici).
     
In questi giorni i media hanno dato ampio risalto alle cosiddette novità introdotte dal Governo con il Decreto Legge 137 del 1° settembre: voto in condotta, ritorno ai voti per decimi, ritorno al maestro unico. In realtà il governo Prodi aveva avviato misure molto più incisive nella direzione di affermare una scuola più seria e rigorosa, dove però merito e pari opportunità costituiscono un binomio inscindibile. Tra queste iniziative basti ricordare il recupero dei debiti e il regolamento relativo al patto educativo tra la scuola e le famiglie e le nuove regole disciplinari che le scuola autonome devono attuare a partire da questo anno scolastico.
    
Non è vero che il 97% della spesa pubblica per l'istruzione è per il personale e che l'Italia spende molto di più degli altri Paesi. Secondo il rapporto OCSE del 2007, la spesa del personale è inferiore al 75% della spesa complessiva in linea con la media dei paese OCSE. Così come la spesa è in linea con la media OCSE in rapporto al PIL e cioè il 3,5%.
Infatti i tagli previsti, per il triennio 2009/2011, sono di ben 7 miliardi e 832 milioni e di 130.000 posti negli organici del personale (87.000 docenti e 43.000 tecnici, bidelli, amministrativi).

Le conseguenze più gravi saranno:
    
* con il maestro unico i bambini delle scuole elementari dovranno tornare a case alle 12,30 (l'orario scolastico sarà infatti di 24 ore settimanali cioè 4 ore al giorno, senza più moduli pomeridiani e attività integrative);
    
* riduzione drastica del tempo pieno e del tempo prolungato nelle scuole dell'infanzia, elementari e medie;
    
* a rischio di chiusura tra le 1000 e le 4000 scuole soprattutto nei piccoli comuni
*  la riduzione degli insegnanti di sostegno per i bambini disabili;
    
* maggiori difficoltà per l'integrazione dei bambini migranti e dei bambini rom;
    
* l'aumento della dispersione scolastica già tra i livelli più alti d'Europa.

In ultimo i dati  provenienti dalle scuole dell territorio bolognese, che prevedono, per l'anno scolastico 2008/2009:

nella scuola di infanzia quattordici sezioni senza copertura dell'insegnante per l'attività pomeridiana e due sezioni senza copertura per la mattina;

nella scuola primaria, a fronte di oltre mille alunni in più rispetto al passato anno scolastico, 120 insegnanti in meno di inglese;

nella scuola media, 52 posti in meno per la seconda lingua straniera.







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