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IL DECLINO DELLA SECONDA REPUBBLICA - newsletter
08 ottobre 2013

 

Abbiamo appena vissuto un passaggio storico: il due ottobre con il voto di fiducia a Letta che ha visto le prime profonde crepe del blocco berlusconiano e il quattro ottobre con il voto di decadenza dello stesso Berlusconi in giunta al Senato. L'atteggiamento di Berlusconi è stato fino all'ultimo guidato da un desiderio di distruzione e di identificazione totale tra il suo destino personale e quello della forza politica che ha fondato. La reazione di Alfano e degli altri, mossi non solo da senso di responsabilità ma anche da istinto di sopravvivenza, ha posto le precondizioni per separare i destini della destra italiana da quello del suo leader.

E' un inizio. L'inizio di un processo ancora lungo e il cui esito non è affatto scontato e che ha conseguenze su tutto lo schieramento politico.



Il governo ne esce rafforzato e molto rafforzato ne esce Letta. La legge di stabilità dovrebbe mettere in circolo qualche risorsa, invertendo sul costo del lavoro. Sarebbe il quarto intervento di sostegno all'economia in sei mesi dopo il pagamento dei debiti della p.a., il rifinanziamento della cassa integrazione e gli ecobonus. Qualche segnale di ripresa si intravede ed è il motivo che ha spinto la totalità delle forze datoriali a schierarsi in difesa del governo. Sia chiaro, questo rimane un governo di emergenza e su molte questioni le differenze sono profonde e riemergeranno ancora (ad esempio sull'immigrazione); la guerra interna nella Pdl è appena iniziata e la pace interna al Pd potrebbe non tenere, ma il governo scavalcherà l'anno e probabilmente anche il 2014.




In questo quadro la riforma della legge elettorale diventa ancora più rilevante e ancora una volta la legge elettorale segna un passaggio di fase. Però, fallito il tentativo di tornare al “mattarellum” per via referendaria, non ci sono chiare proposte di modifica in campo.

Una legge elettorale di impianto proporzionale accentuerebbe la tensione verso la costituzione di un centro neodemocristiano determinando la fine del Pd e della Pdl, riportando la sinistra all'opposizione eterna e ridando al Paese governi non stabili e condannati alla ricerca perenne della larga coalizione. Il Pd sostiene da tempo un modello alla francese, doppio turno, che le altre forze politiche non vogliono. Quindi torna fuori Violante e la sua bozza. Ammetto onestamente che avendone lette tante, compresa la bozza Violante di riforma della Costituzione, i particolari mi sfuggono, ma al fondo è un doppio turno con sfida tra i primi due. Ma è la proposta ufficiale del Pd?

La legge elettorale si lega alla riforma della seconda parte della Costituzione: presidenzialismo sì o no? Fine del bicameralismo? Bipolarismo? Sia Renzi che Cuperlo hanno ribadito ieri il loro attaccamento al bipolarismo, conquista da cui non si torna indietro. Vogliono scongiurare la tentazione neocentrista, ma sembrano non tenere conto della attuale situazione di tre poli quasi equivalenti.

Bipolarismo, riforma costituzionale, legge elettorale e quindi quale Pd e quali alleanze. Tutto ciò dovrebbe essere oggetto del prossimo congresso, anche su questo dovremmo discutere e dividerci... Invece temo che ancora una volta discuteremo solo di noi stessi.



Ilvo Diamanti su Repubblica del 7 ottobre chiude così il suo articolo sull'ultimo sondaggio 'Il grande buio oltre il Cavaliere': «Il M5S interpreta bene questo passaggio di fine epoca. Senza certezze, senza bussole e senza mappe. Senza tempo. Senza quando, né dove».

Il compito della politica e del Pd è riempire almeno un po' di questo vuoto.





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