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LEGGE SULL'OMOFOBIA - newsletter
21 settembre 2013

 

Ieri è passata alla Camera la nostra proposta di legge sull'omofobia. Per diventare legge adesso deve essere approvata dal Senato. Il voto finale è stato:


Presenti 393   
Votanti 285   

Astenuti 108    

Maggioranza 143   
Hanno votato sì 228

Hanno votato no   57  


In pratica hanno votato no Pdl e Lega (con molte assenze causate più dall’inaugurazione in corso della nuova sede che da dissensi), a favore Pd e Scelta civica, si sono astenuti (fra lazzi, baci e cartelli)  M5S e Sel.

Significativo il no della Pdl, che pur aveva condiviso una parte del percorso e il testo arrivato in Aula. La loro contrarietà è motivata dall'approvazione dell'emendamento a firma Verini del Pd, che introduce l'aggravante. Hanno esplicitamente detto che così, o meglio anche così, la proposta non passerà al Senato.


Cosa dice la legge: Il testo unificato della proposte di legge C. 245 (Scalfarotto), C. 280 (Fiano) e C. 1071 (Brunetta), all'esame dell'Assemblea della Camera, intende contrastare le discriminazioni fondate su omofobia e transfobia intervenendo sulle due leggi – una del 1975 e l’altra del 1993 – che attualmente costituiscono l’ossatura della legislazione italiana di contrasto alle discriminazioni.


In particolare, l'articolo unico del provvedimento:

·        modifica l'articolo 3 della legge 654/1975 (di ratifica ed esecuzione della Convenzione contro il razzismo adottata dalle Nazioni Unite a New York nel 1966), inserendo tra le condotte di istigazione, violenza e associazione finalizzata alla discriminazione anche quelle fondate sull'omofobia o sulla transfobia. Conseguentemente, il provvedimento punisce con la reclusione fino a un anno e 6 mesi o la multa fino a 6.000 euro chi «istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi» fondati sull'omofobia o transfobia; con la reclusione da 6 mesi a 4 anni chi in qualsiasi modo «istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi» fondati sull'omofobia o transfobia; con la reclusione da 6 mesi a 4 anni chiunque partecipa - o presta assistenza - ad organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi aventi tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi fondati sull'omofobia o transfobia. La pena per coloro che le promuovono o dirigono è la reclusione da 1 a 6 anni.

·        chiarisce che, ai sensi della legge 654/1975, non costituiscono discriminazione, né istigazione alla discriminazione, una serie di condotte riconducibili alla libertà di manifestazione del pensiero, anche all'interno di alcuni tipi di organizzazioni.

·        modifica il titolo e la rubrica dell'art. 1 della c.d. legge Mancino (Legge 205/1993), chiarendo che sono applicate anche ai condannati per una delle fattispecie precedenti - ovvero a seguito di condotta fondata sull'omofobia o transfobia - le pene accessorie previste dalla stessa legge Mancino (obbligo di prestare un'attività non retribuita a favore della collettività; obbligo di permanenza in casa entro orari determinati; sospensione della patente di guida o del passaporto; divieto di detenzione di armi e divieto di partecipare, in qualsiasi forma, ad attività di propaganda elettorale).

·        estende ai reati fondati sull'omofobia o transfobia l'aggravante della pena fino alla metà, già prevista dalla legge Mancino per i reati commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso ovvero al fine di agevolare l'attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i loro scopi le medesime finalità.

L'articolo 2 prevede lo svolgimento da parte dell'ISTAT (con cadenza almeno quadriennale) di una rilevazione statistica sulle discriminazioni e sulla violenza, che ne misuri le caratteristiche fondamentali e individui i soggetti più a rischio. 


Persino il titolo della legge risulta modificato: la legge Mancino ora si chiama “Misure urgenti in materia di discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o fondati sull’omofobia o sulla transfobia”.

Le associazioni Lgbt hanno duramente contestato la nostra scelta in merito all' emendamento di Scelta civica. Riporto ALLEGATA IN FONDO la lettera di risposta all'Arcigay di Bologna, a firma mia e dei colleghi Marilena Fabbri, Andrea De Maria, Carlo Galli, Sandra Zampa e Paolo Bolognesi.




Piccolo confronto - scontro con i M5S

Da qualche anno la Camera ha preso l'abitudine di lasciar intervenire a fine seduta e ad Aula vuota i deputati su qualsiasi questione. Una specie di “varie ed eventuali” dell'Aula, in cui si parla quasi sempre di ricorrenze da commemorare e interrogazioni da sollecitare. I deputati 5 stelle lo usano come talk show personale, per attaccare chi non c'è, riprendere la discussione avvenuta in Aula e commentarla, avere l'ultima parola su tutto. Non riescono a non fare la battuta finale su qualsiasi cosa. Mercoledì scorso ero ancora in Aula perché mi confrontavo con una collega su emendamenti e ho sentito un po' di loro interventi: lamentela perché il “paggio” Violante li ha definiti pirla e richiesta di lettera di richiamo, attacco alla presidente della Commissione Giustizia, attacco alla Boldrini…  Non sono riuscita a non intervenire. Vi riporto quanto uscito sulle agenzie:

Roma, 18 set. (Adnkronos) - Fine seduta con coda polemica tra Donata Lenzi (Pd) e Roberto Fico (M5S) sulla richiesta di dimissioni rivolta alla presidente della Camera Laura Boldrini dal deputato del M5S, Cristian Iannuzzi. "Non capisco perché -ha domandato Lenzi- si debba continuare a chiedere la censura delle parole e delle opinioni di chi ha la colpa di pensarla diversamente da 5 Stelle. Manco pirla si può più dire! Siamo di fronte a un atteggiamento dittatoriale, il confronto politico si fa sulle idee e non con la censura".

"Non riesco a capire perché nel fine seduta vengono riaperte discussioni che sono state chiuse o rinviate a altra seduta-ha aggiunto la deputata del Pd- si eviti di attaccare e denunciare i parlamentari assenti, che non hanno la possibilità di difendersi. Capisco invece bene l'attacco nei confronti della presidente della Camera: hanno ricevuto l'ordine perché Boldrini è troppo visibile, è troppo dalla parte degli ultimi e per questo va attaccata. Così domani si avranno i titoli '5 Stelle chiede dimissioni Boldrini'. Si vede che M5S non è capace di prendersi le punizioni meritate, come per i comportamenti da cattivi allievi a scuola".

"Quando si fanno queste accuse -ha replicato Roberto Fico a nome di M5S- bisognerebbe motivarle e indicare quali sono le fonti. Questa è una falsità enorme, tanto più grave se fatta da chi ha avuto l'ordine di votare Napolitano a presidente della Repubblica. Noi non ragioniamo così e chi ragiona in questo modo, evidentemente gli ordini li ha ricevuti".


La conseguenza è stato il tentativo di alcuni militanti grillini di bloccare e fare spam su una delle mie pagine facebook.


(Nota 1: dopo di me ha parlato Fico per avere l'ultima parola, dicendo che non avevano nessun ordine di attaccare la Boldrini;
Nota 2: il giorno dopo Grillo ha definito la Boldrini un oggetto di arredamento).









Allegati correlati:
1. lettera deputati ad ARCIGAY [ Scarica il file » ]




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