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Intervista a GIANNI CUPERLO su l'Unitŕ - 20 settembre
20 settembre 2013

 

Intervista a Gianni Cuperlo di Marco Bucciantini

L’Unità 20 settembre 2013

 

Venticinque anni fa di lui scrivevano così: «È l`anti burocrate per eccellenza, è il politico che non viene dalle sezioni, parla con un linguaggio nuovo, è laico ma esalta il lavoro di don Ciotti. Non conosce Occhetto ma conosce Umberto Eco». Dopo tanto tempo, Gianni Cuperlo vuole difendere quell`identità, quel modo di starci, ma deve correggere quella cronaca, datata 1988, quando l`allora 27enne triestino dirigeva la Fgci, la federazione dei giovani comunisti da lui traghettata verso la sinistra giovanile. «Poi, conobbi anche Occhetto».

A 52 anni, Cuperlo ha fatto il giro delle feste del partito. Ha avuto davanti molta gente, ovviamente più del solito. Ha cercato di raccontare un cielo nuovo, rintracciando suggestioni nella storia, sua e di tutti: lo chiama «calendario civile», e si domanda come sia potuto andar perso. Sa che deve rimontare: «Sono emozionato, si è moltiplicato il pubblico davanti a me. So che devo farmi ascoltare e capire». Adesso, Fanti burocrate che studiava al Dams rischia di passare proprio come il candidato dell`apparato, dei vecchi ex comunisti, di quella parte del partito che fa resistenza al nuovismo di Matteo Renzi. Infatti gli consigliano di trovare uno sponsor anche dall`altra filiera confluita nel Pd: Dc-Ppi-Margherita. «Sarebbe ora di rovesciare il modo di pensare. Ci aiuta la realtà: la maggioranza degli iscritti al Partito democratico non era in passato né dell`una né dell`altra parte. Vedono nel Pd il loro approdo in politica».

Però se Marini…

«È una personalità importante del centrosinistra».

Lei parla d`iscritti, gli ultimi dati sono tristissimi:500mila tessere in meno, anche se il tesseramento è ancora in corso.

«Voglio un Pd più ampio, che ritrovi pezzi della società che ha trascurato, e quindi perduto. Ma non sarà un incontro casuale, niente è dovuto. Servono forza, coraggio, visione, fantasia. Dobbiamo indicare un nostro New Deal alle persone e non può essere solo un messaggio di efficienza della politica, della burocrazia, dell`amministrazione. Non dobbiamo subire i temi degli altri: dobbiamo sconfiggere culturalmente e non solo numericamente la destra. Loro hanno rimpiazzato la politica con l`economia, cambiando drammaticamente il giudizio morale sulla disuguaglianza. Noi dobbiamo ripartire dalle persone».

Loro, noi. Intanto c`è da fare un pezzo di strada insieme. E mercoledì è stata una giornata difficile per l`esecutivo. Un videomessaggio e un voto, due momenti che hanno diversamente logorato e forse colpito a morte il governo.

«Sul videomessaggio forse la vera domanda è: ma in quale altro Paese sarebbe potuto accadere? Sono passati 19 anni dalla prima cassetta di Berlusconi trasmessa a reti unificate. Era il 1994. Tom Hanks vinceva l`Oscar con la maschera di Forrest Gump, capolavoro che oggi viene trasmesso su cinema classic. E invece l`Italia è ancora qui, con una destra inchiodata al suo passato e prigioniera del suo collasso».

Sul voto?

«Un atto dovuto. I commissari hanno esaminato gli atti e ascoltato le ragioni del relatore. Poi si sono espressi. Per noi non era e non è una scorciatoia per liberarci da un avversario. È la difesa di un principio: l`uguaglianza di tutti dinanzi alla legge. Si tratta semplicemente di prendere atto dello status di un cittadino condannato in via definitiva da una sentenza della Cassazione».

Torniamo al messaggio: Berlusconi ha parlato anche del centrosinistra. Male, come al solito. Non le sembra che manchi il minimo sindacale di lealtà per governare insieme?

«I contenuti di quel messaggio non sono nuovi, ma ciò nulla toglie alla gravità di quelle parole. Insultanti verso la sinistra e milioni di donne e uomini che la votano. Aggressive verso la magistratura e la sua autonomia. E cariche di una violenza verbale che lascia interdetti. Il punto riguarda la destra e la sua classe dirigente. Come vogliono chiudere questa lunga stagione? Rinnovando la concezione di una politica leaderistica, padronale e proprietaria oppure aprendo finalmente il cantiere di un partito europeo, contendibile, occidentale? Certo che quel discorso ha colpito anche il governo. Ma si scordi la destra di poter stare al contempo nella maggioranza e all`opposizione. È un film che abbiamo già visto e non ci sarà una replica».

Qual è il ruolo, la missione e anche la fiducia del centrosinistra in questo governo?

«Letta gode della nostra stima e del nostro sostegno, sta facendo cose giuste nell`interesse del Paese, da parte nostra l`appoggio non è mai stato in discussione. Ma la gravità della crisi e il dramma di milioni di persone ci chiede adesso di metter mano a un`agenda di cose da fare per sollevare chi è precipitato a terra, per dare ossigeno alle imprese e rimettere del carburante nella domanda interna. Insieme bisogna fare la nuova legge elettorale dicendo basta a ricatti e rinvii. Per me vale la formula citata spesso anche da Enrico: al governo nell`interesse del Paese ma non a qualunque costo. Ecco, non pensi la destra di scaricare su altri il peso delle loro responsabilità».

Renzi ha una posizione forse più comoda, e punzecchia il governo. Lei ha un ruolo più leale e forse più ingrato.

«Non è questo il punto. Le larghe intese non sono un progetto politico, sono una parentesi che risponde a una necessità e a uno scopo. Noi con la destra non abbiamo stretto un`alleanza politica. Noi siamo lì per correggere alcune storture clamorose, ridurre diseguaglianze immorali che la destra negli anni dei suoi governi ha accentuato. In un Paese serio,dopo l`appello di Berlusconi a ridurre la pressione fiscale, qualunque giornale avrebbe dovuto pubblicare le percentuali che dicono come le tasse sono aumentate in tutti i governi presieduti da lui. Poi la sfida è ricostruire il campo largo del centrosinistra, oltre l`agenda Monti, le logiche della riforma Fornero e dentro un ripensamento di fondo del nostro modello di sviluppo, di convivenza, di democrazia. Il punto per il Pd non è se la crisi finirà, ma come ne usciremo, con quali principi e valori al centro della nostra idea del Paese».

Berlusconi s`è intestato la cancellazione dell’lmu, la Confindustria chiede il blocco dell`aumento dell`Iva. E il Pd?

«Intanto abbiamo trovato i soldi (e ne servivano tanti) per finanziare la cassa integrazione, e questo era decisivo per la dignità di centinaia di migliaia di lavoratori e famiglie. Sull`Iva è giusto fare ogni sforzo per evitare un aumento che deprimerebbe ancora di più i consumi e aggraverebbe la vita di tanti. Io continuo a pensare che si debbano usare razionalità e buon senso. Togliere l`Imu al 90% dei proprietari è una scelta saggia, ma l`altro 10%, e per la verità molti di più in tutta Europa, quella tassa la pagano. Anche senza essere un economista, si capisce che a fare parti uguali tra disuguali non si rafforza il principio dell`uguaglianza ma si ottiene il risultato opposto. Insomma è un`eresia chiedersi perché si devono aiutare persone che di quell`aiuto non hanno bisogno e si lascia un milione di famiglie sotto la soglia di povertà? Ma quale idea di giustizia c’è in questa logica?».

«Equità» è una parola che lei ripete spesso, negli incontri pubblici.

«Certo, è una bella parola. Come giustizia sociale in un Paese impoverito e cambiato dalla crisi: sei anni senza inversione di tendenza, 8 punti e mezzo di Pil perduti, ogni punto vale 16 miliardi. Otto milioni di famiglie che hanno problemi pratici, che faticano a mettere insieme il pranzo con la cena, a pagare le bollette. Noi siamo la sinistra italiana, abbiamo l`obbligo di capire e rispondere a questi problemi. Ma dobbiamo anche chiederci come sia stato possibile che tutte queste persone siano entrate in un cono d`ombra della storia dove i poveri non fanno più scandalo, né paura a chi comanda. Non disturbano, non interessano. E dobbiamo farlo aprendo lo sguardo alle potenzialità enormi che la realtà ci consegna, anche sul piano economico e culturale. Un`economia sostenibile non è solo una spolverata di fotovoltaico ma una concezione rovesciata della crescita, della politica industriale, del sistema dei trasporti, della cura del suolo. Lo stesso per quella rivoluzione digitale che sta già cambiando le nostre vite come mai avremmo immaginato. Certo che la sinistra ha senso in una logica di cambiamento, ma non c`è vero cambiamento senza i principi e i valori di una sinistra larga e ripensata».

Eppure la discussione sembra inchiodata alle date, alle regole.

«Oggi decideremo una data, tutti insieme. Non sarà occasione di divisioni. E il congresso è la più grande opportunità per questo partito, lo faremo presto e bene».

Nel suo programma c’è una citazione di Gramsci, sulla necessità di condividere il destino con chi si vuol rappresentare.

«Erano le parole di un intellettuale, quando questo mestiere era allacciato alla realtà della vita, alla stanchezza, alla voglia, al dolore, alla lotta per costruire una società più giusta».

Mettiamo qualche altro nome nel Pantheon del centrosinistra.

«Vorrei un Pantheon aperto e pieno delle donne e degli uomini che partendo da culture e tradizioni diverse si sono battuti per emancipare la parte più debole delle loro società e del loro tempo. Si potrebbero citare tanti nomi, ne indico due. Quel sindacalista pugliese (Giuseppe Di Vittorio), che viaggiava fra i campi e seppe convincere i braccianti che non era un obbligo togliersi il cappello davanti al padrone. E il reverendo King, autore di quella profezia (…che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza). Cinquant`anni dopo, dallo stesso luogo nel cuore di Washington è stato un presidente di colore a ricordare quel discorso a dimostrazione che la forza della politica, a volte, sa valicare l’utopia del sogno».





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