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CAMBIARE LA COSTITUZIONE. CON PRUDENZA
31 maggio 2013

 

Liti e beghe varie hanno nascosto oggi, agli occhi dell'opinione pubblica, l'approvazione a larghissima maggioranza di una mozione che traccia il percorso da seguire per cambiare parte della Costituzione. L’avvio di un percorso riformista è un fatto positivo. La trasformazione del Senato in Camera delle autonomie, la riduzione del numero dei parlamentari e aggiungo anche la revisione del Titolo V sul federalismo, con il chiarimento delle competenze tra Stato e Regioni, sono riforme attese e necessarie.

Ho però molti dubbi sulla strada intrapresa, non perché le modifiche costituzionali non debbano essere fatte (è evidente, ad esempio, che il bicameralismo non regge più), ma perché si discute anche della forma di governo, parlamentare o presidenziale o semipresidenziale, e questo comporta un cambiamento molto profondo della natura stessa della nostra democrazia e merita una riflessione più approfondita.

Ma andiamo con ordine.

La mozione, che potete leggere integralmente qui (http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_17/showXhtml.asp?highLight=0&idAtto=1529&stile=7), impegna il Governo a presentare entro la metà di giugno un progetto di legge di revisione straordinaria dell'art. 138 della Costituzione, che preveda la costituzione di un comitato dei quaranta a cui viene demandata la stesura delle proposte di modifica e una procedura “in contemporanea” di approvazione tra Camera e Senato. La mozione delinea l'ambito dell'intervento delle future modifiche e lo identifica con la seconda parte della Costituzione e in particolare i titoli I (il Parlamento), II (il Presidente della Repubblica), III (il Governo) e V (Regioni, Province e Comuni).

Non è poco! Per questo ho condiviso il documento scritto da Franco Monaco e sottoscritto da altri che esprime alcune perplessità. Lo trovate allegato SOTTO questo testo. Per favore, non leggiamoci dietro posizionamenti futuri sul congresso che sarà! Si tratta di colleghi uniti dalla convinzione che la Costituzione sia un oggetto da trattare con cura.

C'è una questione di metodo fondamentale: non bisogna votare tutto il pacchetto delle modifiche insieme e non va sottoposto a referendum tutto insieme, con un solo sì o no. Il gioco è chiaro: la previsione della riduzione dei parlamentari sarà lo specchietto per le allodole per far digerire molto altro. 

Personalmente mi lascia perplessa l'idea che l'Italia abbia bisogno del semipresidenzialismo (alla francese?) per uscire dalla crisi istituzionale, mi sembrano riforme sufficienti la trasformazione del Senato in Camera delle autonomie e la riduzione del numero dei parlamentari. Posso sbagliare naturalmente e bisogna saper ascoltare le diverse opinioni, ma vorrei che mi si spiegasse perché eliminare la figura di garanzia del Presidente della Repubblica e farne invece un Sarkozy o un Hollande sia meglio per l'Italia e quali riequilibri tra poteri sono previsti. 

Ripeto: non è in dubbio la necessità di intervenire, ma la direzione di marcia che si intravvede. Per questo bisogna avviare una discussione vera e aperta dentro il Pd.

 






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1. Franco Monaco _ riforme istituz. [ Scarica il file » ]




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