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B COME BUONSENSO
25 maggio 2013

 

Come i bolognesi sanno, si vota domani [domenica 26 maggio, ndr] a Bologna per il referendum, con un quesito formulato assai male, sulla destinazione di un milione di euro del bilancio comunale alle scuole materne paritarie, parte di una spesa complessiva del Comune per la scuola pari a 37 milioni di euro.
Voterò convintamente B perché oggi nel 2013 il nostro sistema integrato è la soluzione migliore nei tempi economicamente difficili che attraversiamo, nella società sempre più complessa e più plurale per idee e stili di vita in cui viviamo. 

Comincio con il ricordare che in questo nostro Paese la scuola materna o scuola dell'infanzia (3-6 anni) non è scuola dell'obbligo. Il Pd ha proposto da tempo di considerarla un diritto di cittadinanza e ha fatto un bella proposta di legge che riguarda asili nido e scuole materne (la 0-6 anni).

La proposta di legge ha raccolto anche le firme ed è quindi una proposta di iniziativa popolare, ma ha incontrato un ostacolo: mancano i soldi per garantire questo “livello essenziale” di servizio in tutto il Paese. 

Attualmente i nidi rimangono a carico dei Comuni o delle famiglie dove il Comune non se ne occupa, e solo una parte delle scuole materne sono statali, distribuite in modo non omogeneo sul territorio. A Bologna coprono solo il 17 % dei posti. 

D'altronde sono i Comuni, in particolare in Emilia, ad aver inventato e sostenuto quelli che allora chiamavamo “asili”, ma sarebbe stato bello se questa “invenzione” fosse assunta e garantita dallo Stato. 

Una ventina di anni fa il Comune tentò, con due sindaci diversi, di trasferire allo Stato una parte delle scuole materne comunali, in ragione delle già evidenti difficoltà dei Comuni nel far fronte ai tagli imposti ai loro bilanci. Ci riuscì solo in piccola parte e incontrando forti resistenze. Lo ricordo perché alcuni di quelli che si opposero allora sono tra i promotori del referendum di oggi, alfieri della conservazione più che del pubblico. 

In tutta la nostra Regione si è dato vita a ad un sistema integrato tra scuole comunali, statali, private convenzionate. Ha voluto dire mettere tutti intorno a un tavolo per condividere principi, progetto educativo, regole e  controlli.

Grazie a questo sistema, 8.988 bambini frequentano una scuola dell'infanzia, il 98.4 % dei bambini residenti di quell'età. Nel resto di Italia la media è il 50%. (il 50% dei bambini italiani tra i 3 e i 6 anni non va alla materna. Quando l'ho letto non ci credevo. Ma non è invece questo il vero scandalo?!). Per questo sistema il Comune spende 37 milioni di euro, di questi 1 milione va alle private convenzionate che accolgono 1.730 bambini.

Il Comune di Bologna è il Comune in Italia con il più alto numero di scuole comunali dell'infanzia.

In tutta Italia, regioni e comuni hanno dovuto per forza seguire la strada del convenzionamento con il privato in misura molto superiore alla nostra. Ed è già stato ricordato che questo avviene nella Puglia di Vendola, nella Milano di Pisapia, nella Parma di Pizzarotti.     

Vogliamo più controlli, un modo diverso di gestire le liste di attesa, una maggior condivisione della didattica, un sistema ancora più integrato e di qualità? Benissimo, lo si dica e lo si faccia. Ma questo referendum mette in discussione il principio stesso di un sistema integrato, non vuole tavoli e collaborazione, vuole muri di divisione. Nessuno dei promotori ha fatto una proposta concreta su deve prendere i milioni occorrenti per dare un posto in una scuola materna comunale ai 1730 bambini che attualmente ne sono fuori e che ne avrebbero a quel punto diritto. Aumentando le rette a tutti? Prendendoli dalla spesa sociale, quasi tutta spesa per l'assistenza agli anziani?   Oppure diciamo: chi se ne frega, hanno scelto il privato, si arrangino. E se quella scelta è stata fatta perché il sistema è un sistema integrato e magari quella era l'unica offerta possibile per orari, posti, vicinanza?  Meno ideologia e più buon senso. Votiamo B.




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