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LENZI dichiarazione di voto in Aula, decreto sul metodo Stamina
20 maggio 2013

 

Dichiarazione di voto finale on. Donata Lenzi

Decreto sul cosiddetto metodo Stamina e proroga chiusura OPG (ospedali psichiatrici giudiziari)

Link del video http://youtu.be/A2sizTgW7XQ

 

Il testo dell’intervento:

Grazie Presidente. Stiamo discutendo, in questa Aula, in modo unanime direi, avendo condiviso prima un percorso insieme che ci porta a una proposta che andremo a fare al Senato che è la proposta di tutti, di tutti i gruppi parlamentari. Noi stiamo discutendo oggi, avendo ricevuto due spinte contrapposte tra di loro e dovendo rispondere a due esigenze tra di loro profondamente diverse. La prima, che conosciamo bene, noi che ci occupiamo soprattutto di sanità, è la richiesta sempre maggiore di sicurezza; quando arrivano nuovi farmaci, nuove terapie, nuove cure oltre alla speranza si somma la richiesta di certezza, di sicurezza, di non correre rischi. Tornano alla memoria episodi tristi della storia della medicina, anche recente, dal caso del talidomide al sangue infetto, agli errori che spesso finiscono nelle cronache dei giornali; quello che sviluppa e fa crescere una medicina difensiva perché di fronte a noi i nostri concittadini ci chiedono più regole, più certezze, più sicurezza.

  Poi a un certo punto le stesse persone, spinte dalla disperazione, ci chiedono di accantonare tutto, accantonare le regole, i regolamenti, le normative, i controlli e lasciare che si tenti qualsiasi cosa, addirittura farsi iniettare sostanze non conosciute, con composizioni che non conosciamo, in nome della speranza.

  E noi dobbiamo rispondere a entrambe queste esigenze, dobbiamo comprenderle, trovare un punto di equilibrio, quello che abbiamo fatto è stato cercare, e io ritengo trovare, un punto di equilibrio. E la risposta è stata indicata dal Senato in realtà ed era: sperimentiamo ! Mettiamo alla prova ! Vediamo che cosa succede ! Ma per sperimentare, per validare un procedimento occorre un'autorità terza, occorre trasparenza, occorrono protocolli noti, occorre la possibilità di ripetere quella sperimentazione in altre sedi e in altri luoghi, di fronte alla stessa patologia nella stessa situazione, cioè richiede un metodo scientifico.

  Il Senato ha scritto e ha detto sperimentazione clinica e io devo dire non ho compreso perché la lettura che ne è stata data all'esterno dall'associazione Stamina, dalle famiglie e da altri, è stata quella di una liberalizzazione, chiunque poteva andare dovunque e chiedere che si praticasse questa cura, perché nel momento in cui si trova scritto «sperimentazione clinica» si è sottoposti alla normativa che la regola, che è una normativa europea.

  Quindi bisognava chiarire meglio, rispondendo così alle sollecitazioni che sono venute dalla comunità scientifica, dalle sollecitazioni che sono venute da tutte e tre le autorità di controllo, Aifa, Istituto superiore di sanità e il Centro nazionale trapianti. Quello che la Commissione ha fatto e propone all'Aula è rispondere a questa esigenza, decidere salomonicamente che fosse l'Istituto superiore di sanità quello ad avere la responsabilità di avviare, di coordinare questa sperimentazione. Bene ha fatto il Ministro a trovare le risorse per poter finanziare la sperimentazione che, io vorrei ricordare, finora non è vero che è stata gratuita perché ogni giorno di ricovero in un ospedale pubblico costa e viene pagato dal Sistema Sanitario Nazionale e questo è quello che finora è avvenuto, magari in base alle ordinanze dei giudici; abbiamo trovato le risorse, abbiamo avviato un percorso, e l'abbiamo fatto seguendo le regole europee nella loro sostanza e quindi nella tutela della sicurezza di quello che si va a fare con una speranza, che non è più individuale, non è più del singolo, ma diventa di tutti e cioè quella di aver trovato una terapia che dia risposta ad almeno alcune delle gravi malattie neurologiche che si pongono alla nostra attenzione o a quelle che rientrano nella categoria delle malattie rare.

  Una risposta ripetibile, applicabile, assunta dal Servizio sanitario nazionale: c’è un tema grandissimo di adeguamento del nostro Sistema sanitario all'utilizzo delle staminali, a riflettere sulle conseguenze.

  Per esempio, guardando l'elenco delle cell factory, dei laboratori autorizzati a muoversi in questo settore, colpisce che mancano al sud: quindi, è forse necessario cominciare a porsi il tema di portare anche nell'altra metà del Paese queste nuove terapie. Colpisce il fatto che non tutte le strutture ospedaliere in tutte le regioni dispongono di tali terapie: questo è un obiettivo impossibile da raggiungere, ma almeno dovremmo darci l'obiettivo di averne una per ogni regione in grado di applicare queste nuove possibilità della medicina. Perché, ricordiamocelo: non è vero che in Italia non si fa ricorso alle staminali, e non è vero che in Italia non ci siano altri luoghi e altre sedi di ricerca sulle staminali e sulle staminali mesenchimali.

  Questa è la proposta che noi andiamo a fare; e speriamo che la Fondazione Stamina, i suoi promotori, spinti anche dalle famiglie, accettino questa possibilità: non la chiamerei sfida, è proprio una possibilità, quella di provare nel concreto la tenuta del metodo che si dice di aver trovato.

  Ma il decreto-legge non è solo questo. Questo decreto-legge, che come tutti i decreti-legge ha ragioni di urgenza e di necessità, ha anche ragioni di umanità alla sua base. Umanità nel tentare di rispondere ai bisogni dei pazienti e delle loro famiglie, ma anche umanità nel portare a termine, o meglio, fare un altro passo avanti sulla questione della chiusura di quello scandalo che sono gli OPG, ospedali psichiatrici giudiziari. Perché il risultato vero sarà quando li avremo chiusi: allora diremo «abbiamo finito». Per ora facciamo un ulteriore passo, che prevede una presa in carico da parte del Sistema sanitario almeno dei pazienti che vengono dichiarati non pericolosi; con tutte le attenzioni, le preoccupazioni che i colleghi hanno rilevato, con tutta l'esperienza che ci viene da quanto è maturato nei nostri dipartimenti di salute mentale, e penso in particolare all'esperienza di Trieste.

  Umanità, infine, nell'accogliere la sollecitazione che è venuta dalle famiglie, umanità nel rispondere ai bisogni di coloro i quali spesso la famiglia non ce l'hanno più, uomini e donne al confine, in condizioni sanitarie spesso disperate. Credo che in questo modo il Parlamento abbia fatto un grande passo avanti, abbia licenziato un provvedimento molto equilibrato, perché, oltre che della necessità, dell'urgenza, oltre che delle risorse, ha provato a tener conto anche di una comune umanità.





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