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UNA SETTIMANA DECISIVA di Donata Lenzi
23 aprile 2013

 

Dovrei scrivere un libro invece che un articolo, tante sono le cose che sono cambiate in questa settimana. Provo una sintesi, sapendo che non è esaustiva e che molte riflessioni verranno con il tempo e uno sguardo più distante.

Sette anni fa all'elezione di Napolitano c'erano emozione e gioia. Per la prima volta un ex comunista diventava Presidente della Repubblica, era la fine dell'anomalia italiana, di una sinistra riformista condannata a stare in anticamera anche quando aveva già dimostrato capacità di governo.

Questa elezione arriva invece dopo una settimana drammatica, gran parte del Paese tira un sospiro di sollievo, i governi stranieri (gli americani compresi) apprezzano, lo spread risale. La sinistra ne esce divisa. Berlusconi esulta per aver scritto sulla scheda il nome di un avversario storico, mentre il centro sinistra soffre e il Pd si avvia alla spaccatura.

Paradossi della storia.


Questa settimana è segnata dalla crisi del Pd o meglio di quello che, a mio parere e a parere di tanti, era il Pd, crisi che ha visto le dimissioni del segretario e la bocciatura nelle urne del vero unico padre fondatore.

Si inizia mercoledì con la candidatura di Marini. Un minuto dopo l'annuncio, la Gelmini urlava in tv “adesso al governo”, la nostra base era in rivolta. Un’assemblea troppo breve e troppo grande (presente anche il gruppo di Sel, Centro democratico, Socialisti ecc.) si conclude con il voto e un ristrettissimo margine di voti a favore di Marini. Bisognava almeno prendere un po’ di tempo, comprendere le ragioni del dissenso.

Nella notte matura una rivolta diffusa non solo sul web, non c'è solo il rifiuto dell'accordo con la Pdl, accordo che pure per eleggere un Presidente della Repubblica non dovrebbe essere demonizzato, c'è anche la sfiducia sul nome fatto. Ci si chiede, e anche io mi chiedo, che autonomia avrà un presidente scelto in pratica dalla controparte, quale autorevolezza?

Per la prima volta, con difficoltà, mi sono trovata a mettere in discussione la proposta del mio segretario. Marini riceve 521 voti, Rodotà 240 Chiamparino 41 Prodi 14 D’Alema 12 e le schede bianche sono 104. I voti del Pd si sono dispersi. Solo il tempo dirà se la scelta mia e di tanti altri di votare scheda bianca sia stata un errore.

Quanto accaduto va letto però insieme al tema della candidatura di Rodotà, candidatura lucidamente fatta da Grillo dopo un voto online dei suoi iscritti e di cui solo ora si conoscono i numeri (28.518 voto espressi, di cui 4677 per Rodotà) Quella candidatura rappresenta una parte, radicale e di sinistra dichiaratamente non riformista del nostro elettorato. Quella che va in piazza contro il sindaco di Bologna reo di finanziare anche le scuole materne paritarie nel comune d’Italia con la più alta percentuale di scuole comunali. Una parte rispettabilissima e con la quale si deve sempre cercare il punto di incontro, ma che non è tutto il Pd. In quanto tale divideva, non univa. Poteva passare se l'accordo con il M5S fosse stato una cosa seria e non il lancio di esagerate dichiarazioni di Grillo o la ridicola proposta, che suonava come presa in giro, di riunirci in comune assemblea magari in streaming. Può essere, e i segnali ci sono, che dopo il congresso il Pd si trasformi definitivamente in una forza così, comunque sia di un congresso abbiamo assolutamente bisogno.

Proporre Prodi era la via d’uscita. Prodi era la sintesi del progetto dell'Ulivo di unire le diverse anime della sinistra riformista, era l'uomo che ha vinto due volte contro Berlusconi proprio perché capace di unire, coalizzare, rappresentare culture diverse. Era la garanzia che non si sarebbero fatti accordi e che si andava probabilmente ad elezioni. Infatti la reazione di Berlusconi è durissima e si accompagna a una sceneggiata in Aula della 

Sapevamo che non sarebbe passato subito, ma un buon risultato avrebbe aperto alla possibilità di convincere Scelta 

E' finita con una clamorosa sconfitta. Prodi 395, Rodotà 213 Cancellieri 78 D’Alema 15 Marini 3. Gli esiti si ripercuotono sul destino stesso del 

Non voglio fare congetture complottiste, pochi hanno avuto il coraggio di dichiarare il proprio dissenso e quindi non so chi sia stato ed è inutile mettere in circolo altri 

Così però muore l’idea di un Pd capace di tenere insieme storie politiche diverse, un grande partito che va dalla sinistra radicale al cattolicesimo 

Ho già denunciato, e continuerò a farlo, che trovo grave anche che tutto ciò sia avvenuto senza discussione alcuna. La somma temporale delle nostre quattro assemblee tenute mercoledì sera, giovedì, venerdì e sabato mattina non arriva a tre 

Non restava che Napolitano.

Napolitano ieri ha messo in campo tutta la sua autorevolezza, ci ha strigliato a dovere (e non vi nascondo che ad un certo punto non ho più applaudito, mi sembrava assurdo) e ci impone con la forza della sua autorità di trovare l’accordo e fare alcune riforme essenziali, dettandoci in pratica anche il programma. Su questo le prossime drammatiche ore ci daranno qualche elemento in più. Per quel che mi riguarda, ciò che conterà sarà la qualità delle proposte e la risposta alle urgenze “sociali” del Paese.







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