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Nuova legge sui partiti: niente finanziamento e niente padroni_ di Donata Lenzi
04 marzo 2013

 

Meno finanziamento e più democrazia. La sfida al M5S parte anche da qui. Superare il finanziamento pubblico e superare contemporaneamente il vizio italiano del partito del padrone.  Noi sappiamo bene che il finanziamento pubblico è la garanzia che la politica non sia un’esclusiva di chi ha i soldi. Vediamo però che altre strade di finanziamento sono possibili, e sappiamo che in questi momenti duri è necessario condividere i sacrifici richiesti a tutti. Il novanta per cento degli italiani la pensa probabilmente così, ma molti meno sono consapevoli dei danni per la nostra democrazia conseguenti alla mancanza di democrazia di base.

Cominciamo con il dire che qualunque organizzazione di persone che corra in modo non estemporaneo alle elezioni è un partito nel senso dell'inapplicato art.49 della Costituzione, che piaccia o no.

Aggiungo che non è normale, non è democratico, non è sano che un simbolo di partito sia proprietà di un singolo personaggio, e magari ci faccia anche i soldi. E non parlo solo di Grillo, ma di Berlusconi, di Pannella, Di Pietro e altri ancora. Il padrone decide chi e cosa votare, se è abile può far credere che sia una decisione della base, se è un professionista procederà con i sondaggi, ma il padrone è comunque inamovibile.

E non fa bene a nessuno che organizzazioni di cittadini i cui rappresentanti entrano in Parlamento non abbiano al proprio interno un minimo comune denominatore di democrazia interna. Come possono praticare la democrazia se non la praticano a casa loro?

Allora ci vuole una breve, sintetica legge sui partiti che dia finalmente attuazione all'art.49 e dica che:

I simboli dei partiti sono proprietà dell'organizzazione e vanno depositati al ministero degli Interni insieme allo statuto che regola la democrazia interna (così la finiamo anche con la sceneggiata del deposito di duecento simboli al momento delle elezioni).

Lo statuto democratico deve minimo permettere la possibilità di scegliere, e quindi cambiare, democraticamente i leader. Da liberale non imporrei niente altro, né congressi né primarie. Sarà la base di ogni partito a stabilire come procedere. Mi correggo: aggiungo l'obbligo di trasparenza per chi ha cariche elettive e per le organizzazioni che esprimono eletti.

Il finanziamento pubblico viene abolito, mantenuta la possibilità della detrazione fiscale per i versamenti ai partiti. Chi dirà di no?





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finanziamento pubblico |  partiti |  democrazia | 




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