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LA TRISTE EREDITA' DI BERLUSCONI OVVERO PER NON DIMENTICARE di Donata Lenzi
18 febbraio 2013

 

Se non fossimo in Italia, se le campagne elettorali avessero qualcosa a che fare con la realtà, se le promesse elettorali non fossero appoggiate sulla sabbia… dovremmo partire dai numeri, dall’eredità della legislatura che finisce.
Il 16 luglio del 2012 il Sole 24 ore ricordava che dal giugno 2008 al giugno 2012 si sono succedute dieci manovre anticrisi per un totale di 329,5 miliardi, nei soli ultimi sei mesi del drammatico 2011 tre manovre e una legge di stabilità per un totale di 190 miliardi. Cifre mai viste che avrebbero meritato almeno il titolo “lacrime e sangue” che toccò ad Amato nel 1992 per una manovra allora di 93.000 miliardi di vecchie lire, pari a 48 miliardi di euro.

Proviamo a ripercorrere almeno i drammatici giorni del 2011.

Il 6 luglio 2011 il governo Berlusconi emana il decreto n. 98 “Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria”: vale 80 miliardi di euro (50 di nuove tasse e 30 di tagli alle spese), i tagli pluriennali sono su tutto (sanità, enti locali, regioni, ministeri), per le tasse in gran parte si rinvia alla delega fiscale – assistenziale che dovrà prevedere nuove entrate per 4 miliardi subito e per 16 miliardi nel 2013 e poi venti miliardi annui negli anni successivi. In alternativa si prevede un taglio corrispondente di tutte le agevolazioni fiscali.

Il 5 agosto la Bce invia una lettera al governo italiano a doppia firma Draghi e Trichet, nella quale si dice che quanto fatto non basta, chiede che si assuma l’impegno al pareggio di bilancio nel 2013 e si elencano molte riforme strutturali da fare. Ne cito l’inizio: “Caro Primo Ministro, il consiglio direttivo della banca centrale europea il 4 agosto ha discusso la situazione dei mercati dei titoli di Stato italiano. Il consiglio direttivo ritiene che sia necessaria un’azione pressante da parte delle autorità italiane per ristabilire la fiducia degli investitori”.

Il 13 agosto, mentre gli italiani sono in vacanza, il governo approva un altro decreto (il 138), che prevede interventi per 65,1 miliardi di euro, si prevede l’aumento di un punto di Iva e si procede ad altri confusi tagli.

Nonostante due manovre da 145,1 miliardi, la situazione rimane difficile. La gran parte dei tagli lamentati nel 2012 sono da imputarsi ai due decreti estivi del governo Berlusconi-Tremonti.

11 ottobre: il governo va sotto nel voto sul primo articolo del rendiconto dello Stato, perde altri 4 parlamentari e il Pd chiede le dimissioni.

primi di novembre: vertice a Cannes, per noi va male, non c’è fiducia.  Sarkozy e Merkel ci guardano con compatimento.

8 novembre: il governo ripresenta in Aula il rendiconto che passa con 308 voti, certificando che la maggioranza assoluta (316) non c’è più.

Quel giorno lo spread tra btp italiani e bund tedeschi va a 497.

9 novembre: Napolitano nomina Monti senatore a vita. Lo spread sale a 553, i primi 40 titoli del listino vengono travolti dalle vendite.

10 novembre: il titolo Mediaset crolla del 12%.

12 novembre ore 21,42: Berlusconi si dimette.
Il 16 novembre si insedia il governo Monti.

Seguirà a breve un altro decreto, il 201, per 43,3 miliardi. Contiene la riforma delle pensioni che la lettera della Bce aveva indicato come necessaria e l’anticipo dell’Imu che era già prevista dalla legge 23 sul federalismo municipale.

Prodi aveva lasciato nel 2008, dopo un tormentato e breve governo, il rapporto deficit/Pil al 2% e un avanzo primario al 2,9%. Lo spread era di 35 punti base.
Berlusconi con una maggioranza schiacciante alla Camera (344 deputati contro 247) e al Senato (174 a 134) lascia un pil che cresce solo del 0,4%, il rapporto debito-Pil sfonda il 120%, l’avanzo primario è sparito, la pressione fiscale salita al 42,6% e lo spread oltre i cinquecento punti.

Questa è l’eredità di Berlusconi. Certo, personalmente penso che la sua peggior eredità stia nel cinismo amorale con cui ha condotto ogni cosa, ma se siamo più poveri lo dobbiamo a lui.

A chi pensa di riportarlo al potere vorrei chiedere: ma se ci fosse stato un leader degno di stima internazionale a giugno del 2011, non avremmo potuto risparmiarci tutto quello che è venuto dopo?



NOTA: i dati sono ripresi dall’articolo del Sole 24 ore del 16 luglio 2012, a firma Gianni Trovati. Il conteggio è effettuato non in base all’impatto sui saldi, ma in base al totale reale delle entrate e delle spese. In pratica l’introduzione di un’imposta che genera un gettito di 100 il primo anno, 150 al secondo e 200 al terzo, ha un effetto a regime di 200 ma chiede ai cittadini 450.












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