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Su sanitŕ e servizio sanitario nazionale
27 dicembre 2012

 

L'intero settore sanitario e quello socio-assistenziale sono in allarme rosso. Le conseguenze si vedono già. Dalla protesta clamorosa di un gruppo di malati di Sla un mese fa alle denunce quotidiane di assistenza negata che ci sono giunte da ogni parte d'Italia e alle quali, insieme ai colleghi, ho tentato sempre di rispondere.

Chi può, mette mano al portafoglio e ricorre al privato. Così tagli e ticket hanno favorito il trasferimento di risorse verso il settore privato non convenzionato, mettendo ulteriormente in difficoltà il servizio pubblico. Basta!

Dicono che l'Italia spenda troppo in sanità? La Corte dei Conti dice di no. Nella sua ultima relazione attesta che la spesa sanitaria è pari al 7% del Pil, più della media Ocse (6,5%), ma meno della Francia (8,7%), della Germania (8,1%) e del Regno Unito (7,2%). La stessa Corte attesta però ciò che tutti sappiamo: c'è un serio problema di qualità e di appropriatezza, in molte parti del Paese.

Riconosco al ministro Balduzzi di aver tentato di indirizzare il sistema verso un cambiamento positivo: più medicina del territorio e riduzione dei posti letto, revisione dei Lea, contenimento della spesa farmaceutica (salvo la successiva vittoria delle lobby), riorganizzazione della rete ospedaliera ma in modo centralistico, senza tener conto del fatto che non c'è riordino senza investimenti e subendo una spending review che della opportuna “revisione della spesa” non aveva nulla se non il nome, trattandosi invece di tagli lineari.

Il tutto scaricando sul personale, sempre più precario e con contratto bloccato, la difficile combinazione tra le esigenze dei pazienti e le risorse in calo.

Il permanere della crisi, i tagli già fatti e che ora bisogna tamponare a cominciare dalla ulteriore aumento dei ticket previsto per il 2014, i grandi cambiamenti demografici ed epidemiologici in atto, l'innovazione tecnologica e i nuovi farmaci... tutto ciò ci obbliga a cambiare l'organizzazione della sanità per recuperare efficienza. La direzione di marcia è quella indicata dal ministro e deve valere per tutte le Regioni: case della salute e riorganizzazione della rete ospedaliera a rete con concentrazione dei servizi ad alta tecnologia e sperimentazione di ospedali organizzati per intensità di cura, sviluppo dell'assistenza domiciliare integrata per i non autosufficenti. Vuol dire anche lotta alla corruzione, al familismo, alle influenze negative della politica, all'eccesso di burocrazia.

Con un comune obiettivo: la riaffermazione del valore del servizio sanitario nazionale come bene comune.



 

Gioco d'azzardo.

In questa legislatura, la Commissione di cui ho fatto parte ha svolto una accurata indagine sulle conseguenze negative per la salute del giocatore affetto da dipendenza da gioco d'azzardo e della sua famiglia. I numeri sono preoccupanti. 800.000 giocatori in stato di grave dipendenza e in carico ai Sert, stima di due milioni di persone dipendenti per un costo sociale e sanitario stimato in 3,5 md e un costo umano e affettivo che non ha prezzo. L'Italia è prima in Europa per numero di giocate, le slot machine installate sono 400.000 e 80 sono i miliardi di entrate nel gioco legale, di cui 8,8 miliardi vanno allo Stato.

Ovviamente i numeri del gioco illegale non sono noti! Il dossier di Libera “Azzardopoli” stima in 49 i clan che gestiscono il gioco d'azzardo illegale in Italia, oggetto anche di approfondimenti dell'antimafia.

La Commissione ha concluso i lavori il 2 agosto con una risoluzione unitaria con raccomandazioni realistiche e non proibizionistiche, prevedendo limitazioni alla pubblicità e all'installazione, in parte poi raccolta nel decreto Balduzzi.

Quattro mesi dopo, al Senato nella Legge di stabilità, le lobby del gioco hanno tentato di tutto per modificare quanto appena fatto, fermati solo dalle proteste. Per questo l'impegno contro il diffondersi del gioco d'azzardo non può dirsi concluso.





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