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Questo no, quello no…
24 gennaio 2008

 
Questo no, quello no… E poi non rimase nessuno Partito nuovo, si discutono le regole per definire il profilo del candidato ideale.
Quando ne sento parlare mi viene in mente il più famoso romanzo di Agahta Christie "dieci piccoli indiani"che è intitolato anche "..e poi non rimase nessuno ". Provo ad elencare.
No ai funzionari di partito anzi a tutti quelli che fanno della politica un mestiere.
Questo nel passato avrebbe escluso anche Berlinguer ma si sa che non ci sono più i leader di una volta.
No agli imprenditori per il noto problema del conflitto di interessi (che ancora non riusciamo a regolamentare).
C'è tanta gente che lavora e ha famiglia, fa una vita normale e può avvicinarsi alla politica. Per incoraggiarli nell'ultima finanziaria, abbiamo provveduto a tagliare indiscriminatamente i gettoni di presenza ( di ben 16 euro lordi a seduta nei comuni più piccoli del mio collegio ) e ridotto le possibilità di mettersi in aspettativa. Con un datore di lavoro privato fare politica a livello comunale diventa arduo, aggiungiamoci gli orari notturni, i tempi lunghi della politica e una compagna poco paziente e diventa impossibile, se si è donna e si ha un marito...occorre un miracolo.
Meglio un ragazzo giovane allora,il tempo e l'entusiasmo non gli manca, peccato che si allontanerà nel momento in cui dovrà cercarsi un lavoro (perché" politico di professione no", vedi regola numero 1).
Rivolgiamoci allora al vasto mondo delle professioni(ingegneri, architetti, medici, avvocati, commercialisti). Non è proprio una novità,in parlamento avvocati e medici sono in testa alle graduatorie delle categorie più rappresentate. Anche nei consigli comunali sono ben piazzati. Nessuno si chiede mai perché ? perché i clienti ti aiutano a essere eletto e, dopo, raddoppiano di numero. Si entra nel giro, le pratiche del professionista politico vanno più in fretta,a fine mandato ci sono le nomine nei cda o come revisore. Insomma la politica può essere anche un buon investimento.

Per molto tempo i professionisti dei media sono stati molto attenti a non farsi coinvolgere in nome dell'imparzialità, adesso, nell'era della politica spettacolo, mi sembrano più disponibili ad entrare in campo. Certo partono indubbiamente avvantaggiati, in potenza possono vincere tutte le primarie! Chi oserebbe sfidarli ? Dovremmo però assegnargli un incarico a vita, infatti hanno la tendenza una volta rientrati nei ranghi, di rifarsi un verginità a spese di chi li ha candidati .

Rimangono i pensionati, benestanti però ( bisogna pur pagarsi le campagne elettorali!) Deve essere per questo che gli asili nido non sono mai una priorità!

Se guardiamo le cose senza gli occhiali del furore ideologico, ci accorgiamo che le scelte da fare sono poche. Vogliamo persone che si dedichino alla politica totalmente, senza curare altri interessi sia pure per un fase della loro vita ? Allora riconosciamo che vanno pagati (il giusto !) proibiamo loro di fare qualsiasi altra cosa e smettiamo di demonizzare chi fa politica di professione( è anche questo il sistema spagnolo). Vogliamo favorire la rappresentanza di realtà professionali e di lavoro auspicando una più facile rotazione nelle cariche? Allora dobbiamo sapere che i problemi sono due : il primo consiste nel definire i confini tra le attività professionali , gli interessi imprenditoriali e l'incarico pubblico sapendo che più questo è rilevante più l' attività personale va ridotta, limitata e in alcuni casi impedita. Il secondo è garantire la "par condicio" nell'agone politico,accesso ai media e risorse finanziarie fanno la differenza, già sono spariti gli operai ora rischia di sparire la rappresentanza del lavoro dipendente.
Fare politica non può essere un lusso.
Scegliamo una strada e seguiamola coerentemente, consapevoli che comunque il primo vero controllo lo fanno gli elettori e che nessuna regola risolve i problemi conseguenti all'assenza di una coscienza civica, quella che ci spinge a selezionare non il politico che farà un favore a me ma quello che governerà meglio per tutti.

Articolo pubblicato su Europa il 21 dicembre 2007





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