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PERCHE' BERSANI
22 ottobre 2012

 

In queste primarie accese dalle polemiche, anche troppo secondo me, voglio esporvi le ragioni per le quali confermo la mia fiducia in Bersani.

Coraggio Bersani ha dimostrato coraggio e autonomia due volte: la prima quando ha portato il Pd a sostenere Monti contro il parere dell'ala più a sinistra del partito e di chi era tentato dalla possibile vittoria. Sapeva benissimo quale prezzo avremmo pagato e ha prevalso il convincimento che per l'Italia, screditata e provata dal governo Berlusconi, tre mesi di campagna elettorale sarebbero stati mortali. La seconda quando ha imposto il cambio dello Statuto per permettere che ci fossero più candidati del Pd alle primarie contro il parere della quasi totalità del gruppo dirigente, facendo una scelta coraggiosa che nessun altro, tantomeno Renzi, avrebbe fatto.

Noi Bersani è l'uomo del “noi” e non del “io”. Ha spiegato per anni che non vuole un partito personale, che non vuole il nome sul simbolo, che bisogna fare squadra. Il noi è il contrario del berlusconismo, della cultura dell'individualismo che ci mette gli uni contro gli altri, che alimenta l'odio. Il noi è necessario ad un Paese in crisi, corrotto profondamente e non solo nelle istituzioni, e nel quale la cattiva politica lavora per dividere.

Pluralismo E’ la conseguenza del declinare il noi. Con Bersani c'è in campo una coalizione, non così estesa come con l'Ulivo, ma realisticamente quella necessaria a vincere e sufficientemente sperimentata nei governi locali. Con Bersani c'è un partito che tiene insieme storie e provenienze diverse, che comincia con la valorizzazione dei più giovani a costruire un’identità comune, nuova anche se con antiche radici. Renzi è un singolo uomo al comando, dice e ripete “decido io”. E quale idea di democrazia passi, lo si capisce dall'intervista ai suoi sostenitori apparsa sul Corriere Bologna del 10 ottobre, quando il sindaco di Castenaso Sermenghi dichiarava “chi manderei in pensione? Tutti quelli che non si schierano con Renzi dal primo all'ultimo”. Una pulizia etnica a cui non posso che essere contraria a prescindere. E sia chiaro, questo varrebbe anche se qualcuno proponesse a Bersani di praticarla.

La scorciatoia dell’uomo solo al comando (meglio se miliardario) tenta spesso gli italiani, e non impariamo mai che la politica è come un gioco di squadra: c'è il capitano, ma senza squadra non si va da nessuna parte. Nel centro sinistra la capacità di fare squadra conta ancora di più, perché tendiamo ad irrigidirci ognuno sulle proprie idee, ad esaltare ciò che ci divide piuttosto che ciò che ci unisce, a dividerci e suddividerci. Qui stanno le ragioni delle nostre sconfitte. Abbiamo bisogno di chi sa unire.

Lavoro So che i programmi non contano, ma conta invece l'immagine, il messaggio, l'emozione, però... Però sul tema lavoro sono con Bersani. Non con Vendola che propone il referendum sulla legge di riforma del mercato del lavoro (e che se si farà finirà come quello della scala mobile in una dolorosissima sconfitta, fosse solo perché in questo Paese i lavoratori dipendenti sono minoranza) né con Renzi, che ha detto oggi dall'Annunziata su Rai3 “bene Monti sulle pensioni, male sul mercato del lavoro, era meglio la proposta Ichino”.

Bisogna guardare a quello che succede ora con la riforma del mercato del lavoro, sia sull'applicazione dell'art.18 riformato che sui contratti atipici, e imparare pragmaticamente a decidere e correggere basandoci sui risultati, sapendo per altro che non sono le leggi sul lavoro a creare posti e occupazione. Le proposte di Ichino sono nel merito molto più dure (e costose!). Sulle pensioni, oltre alla soluzione del problema esodati, occorre studiare una via al pensionamento anticipato, sia pure con pensione un poco più bassa: sono mille le ragioni e i mestieri per cui si può aver bisogno di smettere di lavorare prima dei 70 anni e poi bisogna valorizzare ogni giorno di contributi versati, perché chi lavora quarantadue anni per la stessa azienda sarà una minoranza. E' ritornare indietro dal calcolo contributivo ciò che è impossibile fare, su tutto il resto si ragioni con pragmatismo. 

Governo Bersani è stato un buon ministro e conosce i limiti della nostra burocrazia. E' stato parlamentare europeo e da Segretario ha lavorato per il coordinamento europeo dei progressisti, conosce l'importanza dell'Europa nella prossima legislatura. Si è duramente confrontato in questi mesi con i problemi dati dai limiti di bilancio che ci hanno imposto. Non fa promesse di generalizzate diminuzioni delle tasse, ma rivendica riequilibrio. Questo vuol dire la patrimoniale: non far pagare sempre gli stessi. Per il governo l'esperienza è merito.  

Cuore Per me che mi occupo di politiche sociali e sono abituata a chi sfugge, si allontana o pensa che ci si debba occupare di temi più trendy, un Segretario che ti ascolta, che si siede ad un tavolo con una delegazione di esodati, che discute con te disocial card e di sistema sanitario e che sa cos’è il terzo settore, è importante ed è di sinistra. Anche solo per questo voterei Bersani.

Rinnovamento e non rottamazione Se avete quaranta minuti di tempo ascoltatevi su internet (anche tradotto) l'intervento di Clinton alla convention democratica di Charlotte. Fa a mio parere un discorso molto bello e molto più politico di quello di Obama. In un grande partito come quello democratico americano, dove la lotta politica e la selezione sono durissime e non ci sono limiti di mandati (salvo che per il Presidente, per la ragione che detiene un grande potere, quindi il suo mandato deve essere limitato nel tempo) né limiti di età, limiti di esperienza o di professioni, dove alle primarie si può candidare chiunque (e per votare ci si iscrive prima all'ufficio elettorale, dichiarando così la propria appartenenza), non c'è la rottamazione dello sconfitto

Soprattutto, e lo dico cinicamente, quando è portatore di voti, di posizioni politiche e di capacità di costruire consenso. Sostengo da tempo, ne fanno fede newsletter datate 2008, che Veltroni-D'Alema rappresentino la storia, il passato prossimo del Pd. Da questo a farne oggetto di quotidiano dileggio ci passa un mare. La fase politica che rappresentano è terminata e se n'è aperta una nuova. Per interpretare questa fase politica nuova occorre anche rinnovamento, non solo di età ma di idee, di comportamenti, di linguaggio. Bersani lo sta facendo a cominciare dal momento in cui ha accettato la sfida di queste primarie. 





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