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REAGIRE: RICORDANDO BERLINGUER di Donata Lenzi
24 settembre 2012

 

Antonio Polito ha scritto ieri (domenica 23, ndr) che di fronte allo spreco dilagante occorre ai partiti uno scatto di orgoglio.

Ha ragione. Le dimissioni dei nostri consiglieri della regione Lazio per avviare la crisi e portare alle elezioni sono il primo passo, ma occorre un’azione rigenerativa molto più profonda.

Mentre l'Italia affronta la più grande recessione dal dopoguerra, la disoccupazione aumenta, i mercati diffidano di noi, gli scandali alimentano la rabbia contro la politica. Di fronte allo squallore, allo schifo, all'arroganza e all'ignoranza, quella rabbia è giustificata. Aggiungo che il danno alla credibilità internazionale del Paese è enorme.

Non sprecherò una parola in giustificazioni. Non ce ne sono. Farò di tutto perché cambino le regole ma credetemi, il cambio delle regole, anche introducendo le pene più severe, non basta.

Siamo di fronte ad una nuova questione morale, o forse non è mai finita.  Non c'erano solo politici a quell’affollata festa da fine impero, o alle cene elettorali, la nuova forma di pagamento del voto 50 anni dopo i pacchi di pasta e le scarpe distribuite da Lauro. Ci sono interessi economici rilevanti e interessi economici piccoli e molto diffusi, ci sono appalti e assunzioni senza concorso, ristoranti e negozi, amici e parenti. Un sistema, una clientela. Non erano segrete neanche ai giornalisti protagonisti della lotta anticasta le delibere della regione Lazio che hanno quadruplicato i costi e aumentato il contributo ai gruppi consigliari dai 980.000 euro dei tempi di Marrazzo ai 14.000.000 di euro della Polverini e distribuito prebende, ma a Roma per troppo tempo l'intreccio di conoscenze, parentele e interessi ha goduto dell'immunità conseguente ad una clima omertoso.

Un generale discredito però continua a diffondersi su tutte le amministrazioni regionali e sulla classe politica in genere, a fronte di comportamenti non illeciti, ma superficiali e spreconi.

Per questo mi è venuto in mente Berlinguer, il leader che imbracciò la questione morale e la pose con forza all'attenzione dell'opinione pubblica, e per questo fu criticato e dileggiato.

Diceva infatti: "La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico".

Sia chiaro, non sto sostenendo una pretesa superiorità morale della sinistra, non ne sono mai stata convinta e anche se lo fossi troppi episodi ci hanno detto che gli uomini che sbagliano sono dentro qualsiasi grande organizzazione. Sto dicendo che si impone un cambio culturale per cui la sobrietà di vita è un valore e chi spreca soldi pubblici non è un furbo, allargando la considerazione di Monti (non chiamiamo più furbi gli evasori) alla categoria della politica e dell’amministrazione.

E' il compito di una forza di centrosinistra che pone uguaglianza e redistribuzione del reddito, merito e opportunità a base del proprio agire. E' una questione di coerenza.

E Berlinguer, a mio parere, siede nel Pantheon dei padri del Pd in ragione del suo impegno sulla questione morale; ha reso infatti meno diffidenti verso il Partito Comunista tanti cattolici e laici che cercavano una via di uscita alla crisi politica del paese.

Oggi è molto peggio, ma tra i pochi effetti positivi della crisi economica ci potrebbe essere quello di togliere il sostegno dell'opinione pubblica alla cattiva politica ed è certo in ogni caso il commissariamento internazionale. Può il Pd contare solo sui fattori esterni o deve invece reagire raccogliendo l'invito scandalizzato delle cinque donne sindaco della Locride?

Deve reagire con azioni forti e nette, sulle leggi, le regole interne e il ricambio, che non è però affatto solo una questione generazionale quanto di stile, di comportamenti, di merito. Pensiamoci bene poi al tema delle preferenze, perché una parte rilevante delle spese dei gruppi era destinata al mercato delle preferenze e molto di quanto emerso a Roma sia in Regione che in Comune è condizionato dalle difficoltà di emergere politicamente in grandi città.

La prossima settimana la Camera ha già previsto la discussione e approvazione di due provvedimenti che vanno nel senso della sobrietà: la legge di regolarizzazione dei cosiddetti “portaborse” e la modifica del regolamento che impone trasparenza e controllo esterno dei bilanci dei gruppi. Ricordo a tutti che siamo l'unico gruppo che ha un bilancio e lo approva in assemblea. Arrivano al voto ora, ma il percorso era già iniziato da tempo, in particolare la proposta sui collaboratori prende il via dalla proposta di legge del Pd in Commissione lavoro (PDL Codurelli). Queste riforme sono passi avanti e bisogna applicarli a tutti i livelli di governo.

La crisi economica, la perdita di credibilità dei governi regionali e la crisi politica della Lega portano di conseguenza alla crisi del federalismo: gli emiliani sono federalisti “per natura” e sanno che il sistema regge se unisce responsabilità e poteri, ciò che ora non avviene. Dobbiamo avere il coraggio di cambiare anche il Titolo V.




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corruzione |  questione morale |  berlinguer | 




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