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Alitalia: dal prestito ponte al pozzo senza fondo
10 giugno 2008

 

Bidonati i piccoli azionisti di Alitalia, bidonati tutti noi che paghiamo le tasse e ci tolgono altri 300 milioni per tenere in piedi una azienda defunta.
Il governo Prodi, su sollecitazioni di Berlusconi nell'ultimo consiglio di ministri nel decreto legge n. 80 approva un prestito di 300 milioni ad Alitalia. Non nel decreto 80 che si sta discutendo ora in aula,  ma nel decreto sull'Ici, il numero 93, il nuovo governo trasforma il prestito in un aumento del capitale sociale senza il quale l'azienda fallirebbe e per coprire la spesa taglia i finanziamenti per le imprese. Molto utile, a tale proposito, la lettura degli interventi degli onorevoli Misiani del Pd e Tabacci dell'Udc.
(dall'intervento dell'on. Misiani PD) "La nostra compagnia di bandiera, dal 2000 al 2007, ha chiuso tutti i bilanci in rosso, tranne che nel 2002, accumulando perdite per circa tre miliardi e 700 milioni di euro. Dal 1997 ad oggi Alitalia ha ricevuto aiuti dallo Stato per 3 miliardi di euro: la ricapitalizzazione di 2 mila e 750 miliardi di vecchie lire del 1997, gli 893 milioni di aumento di capitale nel 2002, il prestito di garanzia di 400 milioni di euro del 2004, fino ai 300 milioni di euro che sono in discussione al momento.
Nonostante queste iniezioni di enormi risorse pubbliche anche nel 2007 Alitalia ha chiuso il bilancio in rosso con una perdita di 496 milioni di euro e nel primo trimestre del 2008 la situazione si è ulteriormente aggravata, perché Alitalia ha registrato una perdita prima dell'imposta pari a 215 milioni di euro... A fine marzo 2008 la posizione finanziaria netta era negativa per un miliardo e 351 milioni di euro e il patrimonio netto della società già allora era ridotto a 96 milioni di euro. Un tale ritmo di perdite comporta che, ad oggi, il patrimonio netto di Alitalia è probabilmente azzerato. Una qualunque altra società domani porterebbe i libri in tribunale."


(dall'intervento dell'on. Tabacci  Udc) " Mi viene da pensare, con una certa ironia, a Tremonti come Robin Hood, perché ho l'impressione invece che, sulla vicenda Alitalia, Tremonti ricompaia in vesti molto diverse:
mette le mani nelle tasche dei cittadini e non è la prima volta che lo fa. Nel 2004 il prestito ponte di 400 milioni era giustificato con le stesse motivazioni di oggi, ma di quel piano industriale non è rimasta traccia; nel 2005 si è presentato in Europa per chiedere l'autorizzazione per un aumento di capitale di un miliardo e 6 milioni di euro (2 mila miliardi delle vecchie lire) che evidentemente sono stati presi dalla fiscalità generale perché lo Stato era impegnato direttamente. In entrambe le occasioni vi sarebbe stato il tempo e lo spazio per chiedere di poter utilizzare la legge ex Prodi, oggi Marzano, che era stata utilmente impiegata nella vicenda Parmalat. Vi erano precedenti con aziende di grandi dimensioni che erano in sofferenza, e Alitalia era all'interno di questo quadro.  Quanto accaduto l'altra sera a Ballarò, con il direttore del Corriere della Sera che inneggiava alla grande cordata in difesa dell'italianità di Alitalia, mi ha fatto rabbrividire, perché è evidente che non si può parlare di una grande cordata, quando nelle ultime settimane si è fatto di tutto per tentare di sollecitarne i partecipanti, i quali probabilmente hanno già intascato, ma non metteranno una lira nell'inceneritore (infatti, questo è un inceneritore, che brucia tutte le risorse che si mettono dentro).
Poi è intervenuta anche la Consob, che si è accorta che il titolo andava sospeso. Anche quando Prodi ha avviato la vendita il titolo avrebbe dovuto essere sospeso e ciò avrebbe evitato che il Presidente Berlusconi si mettesse anch'egli a giocare in prima fila. Infatti, nella settimana cruciale delle elezioni, che va dal 19 al 27 marzo, il titolo è passato da una quotazione di 0,26 a 0,64, con un incremento del 250 per cento. Qualcuno si è divertito, in un'occasione di questo genere. Penso che continuando a giocare sui conflitti di interesse, poi si corre il rischio di diventarne davvero vittima.
Da ultima, la «ciliegia» di Banca Intesa: non ho parole, non so come valutarla, è scritta in una maniera inaccettabile. Altro che advisor! Si utilizza una delle più importanti banche italiane, che possono essere in potenziale conflitto di interesse, non solo perché hanno partecipato all'operazione precedente, quella della tentata vendita da parte del Governo Prodi, ma anche perché hanno rapporti rilevantissimi con un'azienda, Air One, che è in concorrenza con Alitalia e che mi risulta essere debitrice, in particolare - insisto: in particolare - di Banca Intesa. Tra l'altro, ho visto che il dottor Toto, che non ho il piacere di conoscere, ha anticipato oggi sui giornali che entrerebbero a far parte dell'operazione complessiva: non vorrei che vi fosse l'obiettivo di «disincagliare» qualche credito, perché è evidente che si tratta di un'operazione che si presta a molte ambiguità. Quindi, credo che vi sia molta materia per richiamare l'attenzione di un Governo che è alquanto disattento.

Ho visto che la Lega Nord ha anticipato dei giudizi sull'Europa «matrigna»: ma quando l'Europa fa un mestiere come questo e richiama alle nostre responsabilità, esercita un dovere importante, che se viene ascoltato, viene ascoltato nell'interesse dei cittadini"
(Applausi dei deputati dei gruppi Unione di Centro, Partito Democratico e Italia dei Valori)! "Invece, mi sembra che qui il gridare all'Europa «matrigna» è come precostituirsi un alibi, perché vogliamo continuare a portare avanti politiche che, più che liberiste, sono quelle di un Robin Hood alla rovescia" (Applausi dei deputati dei gruppi Unione di Centro, Partito Democratico e Italia dei Valori)






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