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L'ANTIPOLITICA AL GOVERNO
02 maggio 2012

 

Vi segnalo innanzitutto la mia proposta sui servizi all'infanzia, pubblicata ieri su Repubblica Bologna (la trovate a lato).


Domenica Beppe Grillo ha fatto lo sconto ai mafiosi. Lo fece anche Berlusconi anni fa. Da giorni Grillo invita ad evadere le tasse, lo fece anche Berlusconi, vi ricordate?

Cos’erano Berlusconi e Bossi se non i profeti dell'antipolitica contro i partiti, contro Roma, contro le tasse…? In questo paese senza memoria proviamo a ricordare slogan e messaggi di allora e vedremo che il filo conduttore è lo stesso.

Siamo stati governati dall'antipolitica per otto degli ultimi dieci anni e ci hanno mandato a fondo.

Berlusconi, Bossi, Di Pietro e ora Grillo sono! stati e sono ancora padri padroni dei loro partiti, partiti o movimenti in cui il dissenso con il capo è vietato e la conseguenza è l’espulsione. Cosa c'è di diverso con Grillo che espelle a suo insindacabile giudizio ed è personalmente proprietario del simbolo? Contro le tasse, pro evasori, la mafia non esiste... mai parlare di scuola, di pensioni, di lavoro.

Non è questo il racconto che fanno i media.

Media apparentemente disinteressati e anni di scandali e denunce ci hanno convinti che la colpa di tutto ciò che non va è della politica, anzi dei partiti, tutti i partiti salvo i nuovi che naturalmente si dicono non partiti. Dimenticando che, come dice Bersani, “Monti è venuto non dopo i partiti, ma dopo Berlusconi”.


Ma cos’è un partito?

Dice l'art. 49 della Costituzione: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.

Qualsiasi gruppo di cittadini che si associa per concorrere alle elezioni è un partito, anche chi si chiama movimento. Il nome non c'entra, è la funzione che conta. Ma quelle parole “con metodo democratico” sono rimaste affermazione di principio, non sono state mai state tradotte in norme.

Un errore drammatico, un atto di egoismo dei partiti di una volta e delle forze politiche di oggi, le cui conseguenze abbiamo pagato e continuiamo a pagare, perché è la democrazia interna una delle poche efficaci misure per prevenire la corruzione, le ruberie, il malaffare, la promozione degli incapaci, le corti dei cortigiani e delle cortigiane. No, non è una medicina salvifica, ma solo uno strumento di cambiamento prima che l'unico intervento possibile sia quello repressivo e penale.

Traggo queste considerazioni da un paio di articoli di Curzio Maltese, “la principale causa di corruzione della seconda Repubblica è stata la struttura padronale dei partiti, impensabile in qualsiasi altra democrazia occidentale”, “la democrazia interna è azzerata, i dirigenti vengono cooptati dall'alto fra i mediocri e gli obbedienti che sono in genere anche i più incapaci e corrotti”.

Bisogna andare avanti e approvare una legge applicativa dell'art.49 della Costituzione. E' più importante di quella ormai mitica sul conflitto di interessi. La discussione è iniziata, ma va portata a termine; intanto va avanti su un binario parallelo quella sui finanziamenti ai partiti. Bersani ha accettato l'idea che ci sia una proposta del Pd che rappresenti i nostri valori, oltre a quella dei tre leader ABC. La nostra proposta prevede: il dimezzamento da subito, rispetto all'anno scorso, dell'ammontare complessivo del finanziamento pubblico ai partiti, costruendo un sistema basato su due pilastri, secondo il modello tedesco: 1) un contributo fisso relativo al numero dei voti; 2) un'agevolazione o una compartecipazione pubblica commisurata in base all'entità del finanziamento privato raccolto da ciascun partito. Ma vogliamo anche il controllo della Corte dei Conti, vogliamo tetti alle spese e tetti ai versamenti dei privati, perché non ci sia di nuovo solo il partito del miliardario.

Guardate a fianco l'articolo su come i grillini hanno usato il finanziamento e l'indennità a Bologna. Cosa c'è di diverso dal 40% che giro al partito come tanti altri amministratori del Pd?

Voglio però ricordarvi alcuni dati: il Pd è l’unico partito che fa certificare il suo bilancio a una società di revisione esterna e lo pubblica su internet (all'indirizzo http://www.partitodemocratico.it/speciale/trasparenza/bilancio.htm). Tutto quello che entra dal finanziamento pubblico, dalle donazioni, dal contributo dei parlamentari viene speso e certo non in diamanti. Molti non hanno idea di cosa faccia un partito e dobbiamo spiegarlo meglio. La costruzione delle proprie proposte, il sostegno alle attività sul territorio, le relazioni con tutti gli attori pubblici e privati che si muovono in un dato settore e chiedono rappresentanza, la costruzione del consenso e quindi anche il marketing e quelle infinite attività quotidiane di organizzazione che permettono poi di raccogliere le firme come di riempire una piazza, sono la vita quotidiana di un partito.

Lo stesso vale per il livello locale. Il Pd di Bologna ha appena approvato in assemblea il proprio bilancio, anch’esso pubblico (http://www.pdbologna.org/Coordinamento-PD-Bologna/Editoriali/PD-Bologna-bilancio-2011-e-preventivo-2012.html). Il 94% delle entrate è da autofinanziamento.

Dobbiamo urlarlo in ogni piazza, perché non è vero che siamo tutti uguali!






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