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LAVORO E SANITA'
19 marzo 2012

 

Il confronto sul mercato del lavoro vive ore cruciali. Molte delle dichiarazioni di queste ore appartengono più alla tattica che al merito dei problemi e sapremo presto su quali punti c'è accordo e su quali no e come intenda procedere il governo. Quindi bisogna mantenere i nervi saldi. Il Pd ha sostenuto finora la necessità dell'accordo tra le parti e non può rinunciarvi; questo significa che una proposta solo del governo contro le parti sociali costituirebbe anche un serio problema politico. Sono però ottimista.

Sulle prime bozze rese note, ancora prive della parte sull’articolo 18, possiamo intanto dire qualcosa, e qualcosa di positivo. Sono note due parti: ammortizzatori sociali (comprensiva di estensione delle tutele in costanza del rapporto di lavoro e protezione dei lavoratori anziani) e disciplina dei rapporti contrattuali. Premesso che a mio parere il giudizio vero si forma sul dettato normativo e qui siamo ancora alle dichiarazioni programmatiche, il giudizio è positivo soprattutto per quanto attiene agli ammortizzatori sociali, nonostante le perplessità manifestate da tutte le parti sociali giustificate con la preoccupazione di non modificare il sistema proprio in un momento di recessione economica.

Cosa è positivo? Finora, dal 1996 ad oggi, tutte le riforme del mercato del lavoro avevano rinviato ad un secondo tempo la riforma, pur necessaria, sugli ammortizzatori. Che fosse necessaria sono sempre stati d'accordo tutti. Proprio qualche giorno fa Marina Orlandi, la vedova di Marco Biagi di cui proprio oggi ricorre il decimo anniversario dell'assassinio, ha ricordato come Biagi non abbia mai sostenuto la precarietà ma sempre ragionato su un sistema europeo di flex-security della cui conoscenza siamo a lui debitori.

All'atto pratico però, l'accordo e i finanziamenti non si trovavano mai.

Il nostro sistema, è noto, tutela una parte dei lavoratori dipendenti ed è a carico di una parte delle imprese, quelle sopra i 15 dipendenti. Durante questa crisi si è ampliata la platea dei tutelati attraverso lo strumento degli ammortizzatori in deroga a carico della fiscalità generale, ma appunto stiamo parlando di deroga non di sistema. Con la proposta dell'assicurazione obbligatoria per l'impiego si fa un passo avanti verso un sistema complessivo e universale di tutele. Il Pd deve concentrarsi nella richiesta di una tutela maggiore per i parasubordinati che rimangono fuori dal sistema.

Positivo è anche l'orientamento a restringere nettamente il campo di applicazione dei contratti atipici, corrispondendo in gran parte alle proposte del Pd. Personalmente farei anche di più, sono per l'abrogazione del contratto da co.co.pro. con monomandatario; so di essere minoranza, per ora.

Insomma le premesse sono buone, speriamo che l'art. 18 con il suo alto valore simbolico non si riveli un ostacolo insormontabile. Per capire come funziona in Europa vi segnalo l'articolo di Tiziano Treu, sul quotidiano Europa del 15 marzo.

 

 

SANITA’

Scrivo raramente di sanità pur essendo componente della commissione di merito ed è mia intenzione recuperare quando il tema è di interesse generale.

Negli ultimi mesi, dall'insediamento del nuovo governo, nella commissione alla Camera si è accesa la discussione sull’annosa questione dell'intramoenia, cioè in parole povere l'attività libero-professionale dei medici.

Nel decreto mille proroghe il Pd aveva proposto (e tutti avevano votato a favore) che la proroga della data di entrata in vigore della legge 120 del 2007 sulla attività professionale intramuraria fosse posto al 30 di giugno 2012 e non più al 31.12.2012. Cinque anni per adeguarsi vi sembrano pochi ? In realtà gli anni sono stati dodici, la prima normativa è del 1999. Il ministro Balduzzi ha dichiarato di essere pronto a legiferare in merito, in modo da affrontare i problemi ancora aperti nelle regioni inadempienti. Da qui le preoccupazioni diffuse e montate ad arte, tradotte poi in un emendamento del relatore alla progetto di legge sul governo clinico, con il quale spariva qualsiasi distinzione tra attività intramoenia e attività extra moenia. Vorrei ricordare che ormai la distinzione non è più tra attività fuori o dentro le mura dell'ospedale, ma tra attività svolta in accordo con l’azienda e attività svolta in proprio al di fuori di qualsiasi rapporto, utile anche nell'ottica della lotta alle liste di attesa e di qualsiasi rendicontazione con l'azienda sanitaria (con i relativi problemi di evasione fiscale). Ci sono esperienze positive che permettono di coniugare la libertà di scegliere il medico, la volontà di autonomia e di guadagno del professionista con le esigenze del sistema sanitario.

Il rapporto al Parlamento sullo stato di attuazione della legge nelle regioni italiane che potete trovare qui ne dà conto:

http://www.salute.gov.it/professioniSanitarie/newsProfessioni.jsp?id=1174&menu=inevidenza&lingua=italiano

In ben tre volumi attesta che in realtà la gran parte degli obiettivi sono raggiunti salvo che in Lazio, in Calabria, in parte di Campania e Sicilia. Non casualmente, regioni in super deficit.

Non serve quindi un’ulteriore proroga per non cambiare niente, bensì un intervento definitivo che chiuda con la transizione e riconosca gli accordi e i modelli organizzativi migliori, portandoli a sistema.

Esprimo in questa occasione una preoccupazione: l'esigenza di non favorire la concorrenza a danno del sistema sanitario, problema che sembrava pura ipotesi anni fa, è ora drammatica anche nelle regioni del Nord.  L'avvento dei ticket, l'aumento dei costi, i tagli subiti dalla sanità hanno favorito il sorgere di strutture sanitarie "privato non convenzionato" che possono offrire prestazioni a prezzi competitivi con quelli del SSN, sul quale permangono i costi fissi di stipendi e di strutture. Detta brutalmente, se non si riduce drasticamente il ticket e si regolamenta l'attività in modo da evitare che il professionista si metta in diretta concorrenza con la sua azienda, il sistema sanitario pubblico potrebbe subire un colpo definitivo.

Per chi conosce meno la materia, aggiungo un po' di storia.

Il principio dell'esclusività del rapporto di lavoro, così come disciplinato nella riforma del 1999, implicava la possibilità di svolgere attività libero professionale in regime intramoenia, purché al di fuori dell'impegno di servizio, nelle seguenti tipologie:

•      attività libero professionale individuale nell'ambito delle strutture individuate dal direttore generale e dal collegio di direzione

•      possibilità di partecipazione ai proventi di attività a pagamento svolta in equipe all'interno delle strutture aziendali

•      possibilità di partecipazione ai proventi di attività richieste a pagamento da singoli utenti e svolta individualmente o in équipe in strutture di altra azienda del S.S.N. o di altra struttura sanitaria non accreditata, previa convenzione con l'azienda di appartenenza e queste ultime

•      possibilità di partecipazione ai proventi di attività libero professionale, richiesta a pagamento da terzi all’azienda e che consentano la riduzione dei tempi di attesa

A seguito della riforma del Titolo V della Costituzione, lo stesso principio è stato oggetto di una riformulazione finalizzata ad attenuare le limitazioni all'esercizio della libera professione extramuraria e quindi ampliare nuovamente lo spazio di esercizio dell'attività libero professionale riconosciuto ai medici. Se infatti rimane formalmente in vigore il principio generale dell'esclusività del rapporto di lavoro della dirigenza medica, viene riconosciuta ai dirigenti la possibilità di optare, entro il 30 novembre di ciascun anno, per il rapporto di lavoro non esclusivo. I controlli sulle modalità di svolgimento dell'attività libero-professionale, anche in riferimento all'obiettivo di ridurre le liste di attesa, sono affidati alle Regioni.

La legge 120 del 2007 prevedeva:

•      le Regioni completino la realizzazione degli appositi locali per l’esercizio dell’intramoenia all’interno delle strutture pubbliche entro il 31 gennaio 2009;

•      fino alla realizzazione dei locali, e comunque non oltre il 31 gennaio 2009, le aziende sanitarie locali potranno anche convenzionarsi con strutture private in grado di fornire gli spazi idonei all’attività libero professionale;

•      in alternativa alla costruzione in proprio dei locali le aziende sanitarie potranno affittare o acquistare spazi ambulatoriali esterni pluridisciplinari;

•      le prenotazioni delle prestazioni in regime libero professionale saranno sempre e ovunque gestite da personale dell’azienda sanitaria, al fine di permettere il controllo dei volumi delle prestazioni che non dovranno superare quelli eseguiti durante l’orario di lavoro;

•      gli onorari per l’attività libero professionale saranno sempre riscossi sotto la responsabilità dell’azienda e saranno concordati tra azienda e medici;

•      saranno effettuati periodici controlli sulle liste d’attesa, al fine di assicurare il rispetto dei tempi medi che dovranno essere stabiliti con provvedimenti della Regione e con l’obbligo di erogare le prestazioni urgenti comunque non oltre 72 ore dalla richiesta;

•      le Regioni dovranno varare disposizioni specifiche per evitare conflitto d’interessi o concorrenza sleale tra medici e azienda sanitaria;

•      le Regioni avranno poi l’obbligo di adeguare progressivamente i tempi di erogazione delle prestazioni in regime ordinario a quelli in regime libero professionale, al fine di assicurare che il ricorso alla libera professione sia frutto solo di libera scelta del cittadino e non conseguenza di carenze nell’organizzazione dei servizi resi in attività istituzionale;

•      la riduzione dei tempi d’attesa sarà oggetto di un’apposita relazione annuale al Parlamento del Ministro della Salute;

•      ogni Asl dovrà pubblicizzare i volumi delle prestazione erogate in regime ordinario e libero professionale;

•      a garanzia della regolarizzazione dell’attività intramoenia si prevede: o la possibilità per le Regioni di destituire i direttori generali inadempienti, o la sospensione dei finanziamenti statali integrativi verso quelle Regioni che non attivino i piani di costruzione dei locali o attuino le altre possibilità previste dalla legge, o l’esercizio dei poteri sostitutivi del Governo nei confronti delle Regioni inadempienti.

La data del 2009 è diventata 2010... e poi...









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