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8 MARZO
08 marzo 2012

Venerdě 9 marzo con Rita Ghedini e Sandra Zampa torniamo al Cie ad incontrare le donne ivi recluse, portando un fiore e qualcosa da mangiare. Ci saranno Morgantini e altri volontari, e sarŕ aperto ai giornalisti.




L'11 sono al pranzo del circolo Pd di Castel d'Argile, il 12 vi ricordo l'iniziativa a San Lazzaro sulle riforme elettorali, il 16 sono a Savigno.




Quest’otto marzo sarò alla Camera dei Deputati a votare la fiducia ancora una volta al governo Monti. Fuori di qui in questi giorni le donne continuano a morire, uccise dall’”ex” non per amore e non per passione, ma per sbagliato senso di proprietà. Tre omicidi solo l’ultima settimana. Forse anche la crisi incide. Se si perde il lavoro la rabbia si scarica in famiglia, ma non è una ragione sufficiente. Bisogna scavare più a fondo sulle cause e agire in modo complessivo. Per capire ho proposto che la Camera avvii un’indagine conoscitiva sulla situazione e faccia il “tagliando” alle leggi sulla violenza sessuale e sulle molestie. Si vedrà che la legge penale non basta.


Domani in modo bipartisan sarà data informazione sulla legge per la partecipazione delle donne, è la legge che prevede la doppia preferenza alle amministrative. Il nostro timore è il voto. Le leggi elettorali si votano con voto segreto se richiesto da 40 parlamentari e c’è il rischio quindi di affossare quanto fatto. Qualche collega maschio con la copertura del segreto può essere indotto a votare contro non solo per motivi culturali, ma più cinicamente per ragioni di concorrenza. Bisogna allora creare un clima favorevole nei media e nel paese. So che molti a Bologna pensano che questa legge non serva. Li capisco e in parte condivido. In parte perché le quote servono per rompere i pregiudizi e in tante aree del paese è veramente difficile per le donne essere candidate e ancor di più essere elette. 


Sta andando avanti anche il confronto sulla nostra proposta di legge contro le dimissioni in bianco e anche quella sui congedi parentali. Sono proposte targate Pd.


Su entrambe la ministro Fornero ha promesso interventi, ci interesserebbe di più una leale collaborazione con il Parlamento.


Tutti i giornali riportano classifiche sulla condizione femminile nelle quali l’Italia si trova in fondo alle graduatorie. Vi offro anche io qualche dato, preso da indagini Istat, e che attiene alle conseguenze della drammatica mancanza di una buona rete di servizi:



Sono 702 mila le donne occupate con figli minori di 8 anni che dichiarano di aver interrotto temporaneamente l’attività lavorativa, oltre il periodo di astensione obbligatoria, per almeno un mese dopo la nascita del figlio più piccolo (il 37,5% del totale delle madri occupate). L’assenza temporanea dal lavoro per accudire i figli continua a riguardare, invece, solo una parte marginale di padri cioè l’1,8% degli occupati con figli con meno di otto anni.


Anche il congedo parentale è utilizzato prevalentemente dalle donne, riguardando una madre occupata ogni due a fronte di una percentuale del 6,9% dei padri.


Le persone che affermano di prendersi regolarmente cura di bambini con meno di 15 anni, che non siano figli conviventi, sono l’8,5% delle donne tra i 15 e i 64 anni (1 milione 688 mila) e il 5% (978 mila) degli uomini di questa stessa età. L’incidenza maggiore si rileva tra i 55-64 anni (l’8,6% tra gli uomini e il 17,5% tra le donne), fascia di età in cui è più frequente si tratti di nonni che si prendono cura dei nipoti.


Oltre 3 milioni e 300 mila persone riferiscono, invece, di aver assistito regolarmente adulti bisognosi di cure, ovvero malati, disabili o anziani: il 10,7% delle donne e il 6,2% degli uomini. Anche in questo caso la maggiore concentrazione è nelle fasce di età più elevata: tra i 55 e i 64 anni si arriva all’11% per gli uomini e al 16,4% per le donne, e tra i 45 e i 54 anni rispettivamente il 9,3% e il 18,3% (per lo più figli che accudiscono i genitori anziani).


Cosa succederà quando si andrà in pensione a 66 anni???


Infine, le persone che si occupano contemporaneamente di più individui bisognosi di cura sono 1 milione 649 mila, il 10,9% del totale; la combinazione più frequente, che riguarda 689 mila persone, è rappresentata dal supporto fornito a figli coabitanti e adulti non autosufficienti, quali anziani disabili o malati.


Un terzo degli occupati con figli è insoddisfatto del tempo dedicato alla famiglia.


Quasi 3 milioni e mezzo di occupati con figli o con altre responsabilità di cura (il 35,8% del totale) vorrebbe modificare l’equilibrio tra lavoro retribuito e lavoro di cura: il 6,7% dedicando più tempo al lavoro extradomestico e il 29,1% trascorrendo più tempo con i propri figli e/o altre persone bisognose di assistenza.


La mancanza di servizi di supporto nelle attività di cura rappresenta poi un ostacolo per il lavoro a tempo pieno di 204 mila donne occupate part time (il 14,3%) e per l’ingresso nel mercato del lavoro di 489 mila donne non occupate (l’11,6%).



Siamo dentro a un circolo chiuso: senza servizi le donne non vanno a lavorare, senza il lavoro delle donne il paese non cresce, il paese che non cresce non finanzia i servizi. Il cerchio va spezzato, anche l’investimento nei servizi è sostegno alla crescita.







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