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Dichiarazione di voto sul DECRETO MILLE PROROGHE
30 gennaio 2012

 
In queste settimane sono a Bologna: il 3 partecipo all'iniziativa del Pd sulla scuola, il 6 a San Lazzaro sulle riforme istituzionali con Migliavacca e Morrone e l'11 a Castelmaggiore ad una iniziativa di volontariato che si chiama “Camminare fa bene alla salute” (sul tema della prevenzione e della salute), il 13 a Castenaso confronto politico sul governo Monti.  

A lato trovate una news in cui ho radunato il testo approvato alla Camera sui temi pensionistici e i nostri ordini del giorno accolti, per chi è interessato o coinvolto da questo importante argomento.

Leggo oggi (ndr: domenica 29 gennaio) il fondo di Panebianco sul Corriere della Sera nel quale sostiene che lo scambio è tra liberalizzazioni che fanno male all'elettorato della Pdl e mercato del lavoro che fa male all'elettorato di centrosinistra. NO!! Con la brusca riforma delle pensioni abbiamo già dato! Il Pd ha già dimostrato di essere in grado di assumersi responsabilità dolorose per il bene dell'Italia.

Il decreto mille proroghe è stato votato con la fiducia. Ho fatto la dichiarazione di voto per il gruppo. Ecco il testo del mio intervento:

“Signor Presidente, colleghi, il decreto-legge cosiddetto milleproroghe è un'anomalia tutta italiana, un'anomalia a cui ci siamo abituati, ma che sarebbe bene che, invece, fossimo capaci di abbandonare.

Le ragioni sono state illustrate anche nelle relazioni dei due relatori - e voglio cogliere l'occasione per esprimere un apprezzamento per il loro difficile lavoro - e sono le seguenti. Il Governo chiede la delega per riuscire a farcela in tempi più brevi e trovando meno ostacoli. Poi, però, gli ostacoli ci sono: alla fine, i tempi non vengono rispettati e si chiede la proroga. Dovremmo ripensarci. La pubblica amministrazione non riesce ad adempiere ai compiti che gli abbiamo affidato nei tempi stabiliti, allora, chiede la proroga. Si pensi, poi, agli obblighi onerosi a carico di soggetti pubblici o privati - l'attività intramoenia per medici, l'adeguamento alla normativa antisismica -, obblighi che vengono disattesi o ignorati e, allora, si chiede la proroga; ma, in questo modo, saranno disattesi ancora.

Certo, tutto ciò non è imputabile a questo Governo, che è qui solo da due mesi. Voglio cogliere l'occasione per apprezzare lo sforzo a contenere il numero delle proroghe e degli emendamenti approvati. Altrettanto positivo è che si sia voluto riaprire un tema che non era stato affrontato con un adeguato confronto, cioè quello delle pensioni. Noi l'avevamo chiesto e diamo atto che qui si è data una prima risposta.

La discussione sul tema delle pensioni non fu possibile nei momenti convulsi di approvazione dell'articolo 24 del decreto-legge cosiddetto salva Italia. E, quindi, quel confronto non c'è stato e, ancora oggi - l'ho già rilevato in Commissione, voglio ribadirlo in Aula -, mancano e sono insufficienti gli elementi informativi: il numero delle persone coinvolte, il costo e i risparmi. Ci mancano elementi che sono essenziali in un confronto corretto tra il Parlamento e il Governo, e a questo bisognerà dare risposta. Il decreto-legge «salva Italia» era una manovra necessaria in una situazione finanziaria drammatica per il nostro Paese, tuttavia basta guardarsi attorno e si vede che il dramma non è terminato, ma è sceso nelle strade, e la drammaticità della situazione adesso è una drammaticità sociale.

Vorrei in queste ore sottolineare il grande senso di responsabilità che sta in carico ai lavoratori dipendenti, ai pensionati e alle organizzazioni sindacali, che hanno affrontato con proteste contenute e consapevoli i sacrifici che sono stati imposti. Lo hanno fatto per il bene dell'Italia. E vi è una differenza enorme di fronte alla reazione rabbiosa, con delle ragioni, ma a volte violenta, di tante categorie.

Vi è una differenza per quanto riguarda il senso di responsabilità delle forze politiche, le quali, sapendo di scontare, anche dal punto di vista del consenso, un prezzo che saremo chiamati a pagare, si sono assunte una responsabilità di sostenere questo Governo di emergenza, forze politiche che hanno votato a luglio e ad agosto manovre per 80 miliardi di euro e, poi, quando si sono trovate di fronte alle difficoltà, si sono date alla fuga! Questo è stato il comportamento della Lega! Avete massacrato questo Paese insieme alla maggioranza e adesso fuggite di fronte alla responsabilità del dramma che stiamo vivendo!

Tuttavia, in questa situazione, il mio timore, il timore che dovremmo avvertire tutti - e mi rivolgo al Governo - è che chi ha taciuto trovi nuove motivazioni per protestare e che alla fine la protesta si diffonda, che non venga contenuta, laddove si vede che, chi alza più la voce, trova risposte, mentre, chi si assume responsabilità, viene sacrificato.
 

È in questo quadro che abbiamo affrontato due nodi della riforma delle pensioni, che, secondo noi, era necessario riprendere in mano. Il primo era il tema della platea degli esodati che erano rimasti fuori dal comma 14, il quale pur tentava di venire incontro alle loro richieste. Si tratta di coloro i quali hanno firmato accordi individuali, spesso in piccole imprese, e si trovano ora senza più stipendio e con l'arrivo della pensione che si allontana non di giorni, non di mesi, ma di anni. Tutto questo, mentre la riforma, giustamente, non vuole più utilizzare la pensione come ammortizzatore sociale, ma non affronta, nello stesso tempo e contemporaneamente, una riforma adeguata e universalistica degli ammortizzatori sociali e dei servizi per il lavoro.

A costoro non possiamo non dare risposta: abbiamo presenti situazioni, storie, documentazioni che sono state fornite a tutti noi che siamo presenti in quest'Aula. La risposta è stata data, sia pure parzialmente, riconoscendo anche a questa platea la possibilità dell'esodo per accordi firmati prima del 6 dicembre e con fine del rapporto di lavoro entro il 31 dicembre. E su questo 31 dicembre non intendiamo tornare indietro, perché nasce dalla conoscenza delle imprese e del lavoro! Quello che succede è che il capo del personale ti chiama e ti dice: allora firmi qui e, poi, alla fine del mese lei va a casa, perché è più semplice per i conteggi, e intanto si mette in ferie, così le ferie non gliele dobbiamo pagare. Non possiamo scaricare tutto ciò sulle spalle di un lavoratore e lasciarlo per anni senza risposta e senza stipendio.

Inoltre, abbiamo affrontato il tema della penalizzazione dei lavoratori precoci, di chi ha iniziato a lavorare da ragazzino, ha maturato quarantadue anni di contributi e si è meritato ogni singolo euro di quella pensione. Certo, voglio sottolineare un certo dispiacere, perché non si è voluto accogliere la richiesta - pervenuta trasversalmente soprattutto dalle donne presenti in questa Camera - di tener presente, tra i fattori per i quali non si è soggetti a penalizzazione, l'astensione facoltativa per maternità e, aggiungo, anche i congedi parentali e, quindi, i padri.

Mi dispiace, ma non mi meraviglia in quanto in uno dei Paesi più vecchi al mondo, in uno dei Paesi europei con il più basso tasso di occupazione femminile, dove si fanno 1,2 figli per ogni donna, dove solo un terzo della platea di cui stiamo discutendo - cioè le ex pensioni di anzianità - sono lavoratrici donne, in un contesto di questo tipo, si continua a rimanere dell'opinione che la maternità sia un fatto privato, se non addirittura un costo per le imprese e per la società.E si costringono di nuovo le donne a scegliere tra il lavoro e la famiglia; dopodiché non ci si meravigli se il Paese non cresce e si ha meno speranza per il futuro.

Rimane, poi, ancora aperto il tema della scuola; pensavo prima ai figli e penso ora alla scuola. La scuola ha sempre ragionato per anni scolastici, è sempre stato così, non si vede perché adesso si debba andare a cambiare una cosa che è nella tutela dell'utente prima che dell'insegnante e cioè quella di non cambiare insegnante durante l'anno in corso.

Aggiungo, ancora, che rimane aperto il problema del pubblico impiego, che nel 2008 e nel 2009 ha visto il fenomeno della pensione obbligata, dell'espulsione dal settore e poi, nel 2012, non si sa cosa fare di quelli che hanno firmato per l'esonero. Ma vogliamo prendere una decisione e trattarli come tutti gli altri? Obiettivo che, peraltro, diciamo di condividere tutti quanti.

Come dicevo all'inizio, il milleproroghe è un provvedimento che, mi auguro, ritorni in quest'Aula in numeri ridottissimi. È questo un impegno che dobbiamo prendere noi come Parlamento, e sappiamo quali sono le norme sulle quali ci dobbiamo impegnare a non intervenire più. Tuttavia, questo milleproroghe è anche un programma per il Governo perché, come è già stato ricordato, i temi che qui vengono prorogati sono problemi irrisolti che un Governo tecnico deve affrontare: il tema del Sistri, il tema dell'adeguamento alle norme sismiche, il tema dell'intramoenia, il tema della Croce rossa ed altri ancora. Affrontiamo il nodo dei problemi; ieri abbiamo discusso di Europa, oggi ci dobbiamo impegnare a fare dell'Italia un normale Paese europeo”.





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