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ANCORA SULLE PENSIONI E SULLA TRAGEDIA DEL GIGLIO
24 gennaio 2012

 

La sera del 6 febbraio nella sala comunale di San Lazzaro partecipo al dibattito con Maurizio Migliavacca e Andrea Morrone sul tema di grande attualità delle riforme istituzionali. Segnatelo in agenda.

Nella sezione ‘articoli e news’, trovate il resoconto della nostra visita al Pratello il 9 gennaio, con allegato il testo dell'interrogazione.

Troppi argomenti in questi giorni, molte proposte e molti temi rilevanti, dalle liberalizzazioni al mercato del lavoro, con il rischio reale di fare qualche errore. Sulle liberalizzazioni rinvio, voglio leggere bene le proposte. Oggi vorrei parlare con voi ancora di pensioni e commentare insieme la tragedia del Giglio che mi ha molto colpito.

 

PENSIONI: vi riporto il testo dell'articolo inserito nel decreto mille-proroghe che viene incontro alle esigenze di alcune categorie fortemente penalizzate dalla riforma Fornero.

Si tratta di risultati conseguenti all'impegno del Pd e solo del Pd. Anche se le altre forze non si sono opposte, l'iniziativa è venuta da noi a mantenimento degli impegni presi. Questo risultato ottenuto (positivo) provoca però la delusione di chi rimane fuori e una nuova ondata di proteste.  Abbiamo scelto le due questioni sulle quali avevamo dato battaglia anche a dicembre: esodati (cioè persone che sono state mandate a casa con cifre forfettarie in attesa di maturare la pensione e quindi sono senza lavoro e senza pensione) e lavoratori precoci (chi ha iniziato a lavorare molto presto e matura dal 2012 quaranta anni di contributi).

“articolo 6 comma 2-ter. Il termine per l’emanazione del decreto ministeriale di cui all’articolo 24, comma 15, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, è differito al 30 giugno 2012 e, nei limiti delle risorse e con le procedure di cui al medesimo comma 15, sono inclusi tra i soggetti interessati alla concessione del beneficio di cui al comma 14 del medesimo articolo 24, come modificato dal presente articolo, oltre ai lavoratori di cui allo stesso comma 14, anche i lavoratori il cui rapporto di lavoro si sia risolto, in ragione di accordi individuali stipulati in data antecedente a quella di entrata in vigore del citato decreto-legge n. 201 del 2011, sottoscritti anche ai sensi degli articoli 410, 411 e 412-ter del codice di procedura civile, o in applicazione di accordi collettivi di incentivo all’esodo stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative a livello nazionale, a condizione che ricorrano i seguenti elementi: la data di cessazione del rapporto di lavoro risulti da elementi certi e oggettivi, quali le comunicazioni obbligatorie agli ispettorati del lavoro o ad altri soggetti equipollenti, indicati nel medesimo decreto ministeriale; il lavoratore risulti in possesso dei requisiti anagrafici e contributivi che, in base alla previgente disciplina pensionistica, avrebbero comportato la decorrenza del trattamento medesimo entro un periodo non superiore a ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore del citato decreto-legge n. 201 del 2011.

2-quater. All’articolo 24, comma 14, lettera c) del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, le parole: «di almeno 59 anni di età» sono sostituite dalle seguenti: «di almeno 60 anni di età». Le disposizioni del medesimo articolo 24, comma 10, terzo e quarto periodo, del citato decreto-legge n. 201 del 2011, in materia di riduzione percentuale dei trattamenti pensionistici, non trovano applicazione, limitatamente ai soggetti che maturano il previsto requisito di anzianità contributiva entro il 31 dicembre 2017, qualora la predetta anzianità contributiva ivi prevista derivi esclusivamente da prestazione effettiva di lavoro, includendo i periodi di astensione obbligatoria per maternità, per l’assolvimento degli obblighi di leva, per infortunio, per malattia e di cassa integrazione guadagni ordinaria”.

Altre questioni sono aperte e ci stiamo lavorando, si tenga conto che il percorso non è finito e ci potrebbero essere modifiche. Raccomando a tutti di rivolgersi comunque ad un patronato per le posizioni personali.

 

LO SBRUFFONE ITALIANO: più emergono fatti e testimonianze su quanto accaduto sulla nave Concordia nelle acque del Giglio, più risulta chiaro che la tragedia era evitabile, anzi che in un altro Paese sarebbe stata evitata. Chiudiamo gli occhi di fronte all’evidenza: il capitano Schettino è un italiano sbruffone, da commedia dell'arte poi virata in tragedia. Non manca nulla: la presunzione, l'arroganza, l'indifferenza alle leggi anche se si corrono rischi (ma neanche un gommone può andar cosi vicino alla riva!), la volontà di nascondere e negare, e persino l'umiliazione inconcepibile dell'abbandono della nave. Non mancano donne, vino e persino i passeggeri clandestini. Oltre alla tragedia delle famiglie che hanno perso un loro caro che era via per vacanza o per lavoro, c'è la tragedia di un Paese che sta cercando disperatamente di recuperare credibilità internazionale e appare invece incapace di comportamenti “normali” per tutti gli altri e si salva solo con l'atto di eroismo dei singoli. Un lungo cammino ci attende per uscire dal buio, chiediamo scusa ed evitiamo di cercare scuse.






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