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Una riflessione di Nicola Cacace: "Diseguaglianze sociali e crisi economica sono strettamente legate"
11 novembre 2011

dal blog www.nicolacacace.it

Le diseguaglianze, le differenze di guadagno tra ricchi e poveri, sono la causa prima della crisi economica che devasta il mondo occidentale, S. U. ed Europa in testa, mentre l'eguaglianza è fattore primo di sviluppo economico, come dimostrano i paesi del Nord Europa, a più alta eguaglianza sociale ed anche i più ricchi.

L'aumento delle diseguaglianze indotte dalle politiche liberiste e di deregolamentazione da Reagan e Tatcher in poi, ha portato all´aumento dei poveri e dei nuovi poveri –occupati che non arrivano a fine mese-, compreso il grande povero che è il pianeta Terra. In Italia nel 2010 sono aumentati sia i poveri, da 7,8 milioni a 8,3 milioni che i nuovi poveri, colpendo soprattutto famiglie numerose, giovani e Mezzogiorno. Negli S.U. il fenomeno si è accentuato dagli anni ottanta di Reagan: Nel 2010 i poveri sono aumentati a 49,1 milioni (43,9 nel 2009) pari al 16% della popolazione perché, mentre i redditi del 10% più ricco aumentavano del 20% quelli del restante 90% calavano. Dalle classifiche del coefficiente di Gini –che misura le diseguaglianze, con valori che vanno da 0, massima eguaglianza a 1, massima diseguaglianza- elaborate da Enti internazionali, S. U. ed Italia risultano, con G. B. e Grecia, i paesi industriali a più alta diseguaglianza (indice di Gini superiore a 0,3) mentre Germania e i paesi del Nord Europa, Danimarca, Olanda, Svezia, Norvegia e Finlandia, sono i paesi a più alta eguaglianza sociale (indice di Gini inferiore a 0,3). La prova che l'eguaglianza è anche fattore di sviluppo la troviamo nella classifica della Banca mondiale dei 50 maggiori paesi più ricchi per Pil pro capite: 1a Norvegia, 3a Danimarca, 5a Svezia, 6a Finlandia, 14a Olanda, 16a Germania.

La più grave crisi economica che scuote il mondo occidentale è stata aggravata dalla cupidigia di una finanza senza controlli ma generata dall´aumento incontrollato delle diseguaglianze, di dimensioni così ampie in tutti i paesi industriali da essere confrontabile con quella che generò la grande depressione del ‘29 che finì solo con la seconda guerra mondiale. Anche allora come oggi erano fortemente aumentate le diseguaglianze tra ricchi e poveri, anche allora come oggi sono venuti alla ribalta i fenomeni killer dell'economia, la bolle speculative e il calo della domanda. Se c´è una stagnazione del reddito della grande maggioranza della popolazione la domanda globale si abbassa generando crisi. Dall'altra parte i beneficiati dall'aumento delle diseguaglianze, i ricchi, hanno comprato a gò gò, case, azioni, obbligazioni e soprattutto, alla ricerca esasperata dei massimi rendimenti, hanno alimentato il mercato dei Derivati –cosiddetti perché il loro rendimento deriva da tutt'altro, corsi dei cambi, inflazione, etc.-, che diventano titoli tossici inesigibili in tempi di crisi. Quando le bolle speculative sono esplose, facendo fallire molte Banche, alcuni Stati (SU e G. Bretagna in testa) sono intervenuti per salvarle indebitandosi fortemente, mentre riducevano sempre più lo Stato sociale.

Come scrive l'economista Jean Paul Fitoussi (Repubblica del 6/11): "Ha contribuito all'aumento delle diseguaglianze (e quindi della povertà) la diffusa fede che per guadagnare in competitività in un'epoca di globalizzazione, le cose più importanti fossero diminuire il Welfare, ridurre il costo del lavoro, non tassare i ricchi con imposte sempre più regressive. È importante invece rendersi conto che il sistema capitalistico non può sopravvivere in un contesto ad alta diseguaglianza", come dimostrato dal fatto che i paesi a più alta eguaglianza sono anche quelli che, coniugando rigore ed equità, stanno superando meglio la crisi. La povertà e le nuove povertà sono anche fattori di regressione della democrazia. Per ripristinare il principio base della democrazia, "una persona un voto" e non "un euro un voto" come vorrebbe il mercato, bisogna lasciare spazio a quelle teorie, condivise anche dal concilio Vaticano II, ma mai attuate compiutamente dalla Chiesa istituzione, che considerano i derelitti non solo persone da soccorrere, bensì persone da attrezzare culturalmente e politicamente per conquistare i propri diritti. Che sono poi diritti all'eguaglianza solennemente sanciti anche dalla nostra Costituzione. Accanto ai poveri occorre aggiungere il grande povero che è la Terra, vittima della stessa logica di sfruttamento degli uomini e che periodicamente li uccide con catastrofi ecologiche sempre più frequenti ed apocalittiche. È una Ecoteologia della liberazione, con forma più sobrie e solidali di consumo.










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