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Intercettazioni: la battaglia del Pd
09 ottobre 2011

La battaglia del PD in Commissione Giustizia

 

La versione del ddl intercettazioni varata dal Senato continuava a presentare soluzioni gravemente inadeguate per garantire l’effettivo contemperamento delle esigenze investigative e quindi del diritto/dovere dello Stato di reprimere e accertare i reati con il cosiddetto diritto alla riservatezza e quindi il diritto dei cittadini ad essere informati su fatti rilevanti, di interesse pubblico.

Nell’esame in seconda lettura presso la Commissione Giustizia della Camera il gruppo parlamentare del PD ha  presentato numerosi emendamenti (almeno quattrocento) volti a incidere sui punti essenziali per evitare il danno irreparabile di un provvedimento legislativo gravemente lesivo dei diritti fondamentali, che mette a rischio l’accertamento dei reati e quindi la sicurezza dei cittadini.

aggiornamento al 7 ottobre : Il testo elaborato in Commissione nel luglio 2010, che prevedeva alcuni punti di mediazione su pubblicabilità degli atti dopo l'udienza filtro ma continuava ad avere vari punti critici soprattutto sul versante della efficacia delle indagini, ha registrato un ulteriore passo indietro con l'emendamento Contento - Costa (v. allegato) in tema di divieto di pubblicabilità delle intercettazioni pur rilevanti contenute nella ordinanza di custodia cautelare, nelle ispezioni, perquisizioni e sequestri, e dagli ulteriori emendamenti a firma Contento (PDL), che inaspriscono le pene, anche detentive, nei confronti dei giornalisti che pubblicano conversazioni definite irrilevanti a seguito dell'udienza filtro. La cosiddetta norma anti-blog è invece stata eliminata già in Commissione Giustizia, in sede di comitato dei nove, con voto unanime.

Abbiamo ottenuto alcuni risultati insperati, accolti nel testo ora all’attenzione dell’Assemblea:

 - è passata la nostra proposta di rendere pubblicabili le intercettazioni ritenute rilevanti dal giudice nella cosiddetta “udienza-filtro” che, nel contraddittorio delle parti, dovrà essere fissata entro quarantacinque giorni da quando il pm trasmette gli atti (con un nostro emendamento chiediamo che il termine sia di 30 giorni).

 

La maggioranza in Commissione ha dovuto compiere diversi passi in dietro che ora sembra rinnegare:

 

- sui termini di proroga delle intercettazioni, abolendo la tagliola delle mini proroghe di tre giorni in tre giorni. Quando emerge che le operazioni di intercettazione possono consentire l’acquisizione di elementi fondamentali per l’accertamento del reato, il pm potrà richiedere successive proroghe per periodi successivi di quindici giorni;

- sui criteri di valutazione dei gravi indizi di reato. Non servirà più provare in anticipo,cioè prima dell’autorizzazione all’intercettazioni telefoniche , la colpevolezza dell’indagato;

- sulle utenze intercettabili quando sono ignoti gli autori dei reati. Sarà possibile intercettare anche le utenze di soggetti diversi dall’indagato per comunicazioni attinenti ai fatti per i quali si procede;

- sulla “norma privilegio”. Non è più necessaria l’autorizzazione del Parlamento per le intercettazioni, anche indirette, volte ad accedere alla sfera delle comunicazioni dei parlamentari,  sia deputati che senatori;

- sul concetto di “privata dimora” in caso di intercettazioni ambientali;

- sull’agevole possibilità di togliere un’inchiesta ad un magistrato “scomodo” presentando contro di lui un esposto (anche se infondato) per rivelazione di notizie attinenti ad un procedimento penale;

- sulle limitazioni all’uso delle intercettazioni nelle indagini su reati ambientali e traffico illecito di rifiuti.

Questo l’esito del dibattito, spesso acceso, portato avanti per varie sedute in Commissione Giustizia.

 Rimane in piedi il problema dei nuovi strumenti di comunicazione, dai social network ai blog, per i quali il provvedimento prevede gravose limitazioni alla libera espressione e sui quali non c’è stata alcuna marcia indietro.

 

 

 

Ecco perché la legge sulle intercettazioni continua ad avere il nostro no e perché abbiamo presentato e indicato come essenziali 63 emendamenti:

 

1) Relativamente al giudice che deve autorizzare le intercettazioni, la previsione della competenza del tribunale del distretto in composizione collegiale è assolutamente irragionevole e avrà un impatto organizzativo disastroso sul sistema giustizia. Ciò significa che per ogni intercettazione telefonica, per ogni utenza, per ogni proroga, per ogni captazione ambientale, per ogni convalida di atto urgente adottato dal Pm sarà necessario riunire un collegio di tre persone nella sede del distretto di corte d’appello. Tutto questo è assurdo, se si considera che un solo giudice ha per legge il potere di disporre non solo custodie cautelari in carcere e altre limitazioni della libertà personale, ma anche di irrogare pene detentive compreso l’ergastolo nella sede del giudizio abbreviato. Sul piano organizzativo,  inoltre, si pone il problema della disponibilità di risorse umane (giacché saranno necessari più magistrati); le operazioni saranno più complicate, visto che sarà competente il tribunale nella sede della corte d’appello, verosimilmente lontano dalla sede delle indagini; senza parlare della possibilità di incorrere in incompatibilità.

2) Relativamente alla possibilità di effettuare operazioni di intercettazione per reati gravi di criminalità organizzata, è stata abrogato l’articolo 13 della “legge Falcone” (l. n. 203 del 1991). Infatti i requisiti meno severi (sufficienti anziché gravi) che questa legge richiede oggi per intercettare le reti del crimine organizzato, saranno previsti domani solo per delitti commessi con finalità di terrorismo, delitti di associazione mafiosa e talune ipotesi di associazione per delinquere. Resta fuori da questo catalogo, rispetto alla “legge Falcone”, il reato di costituzione di organizzazioni criminose stabili (articolo 416 cp) volte a perpetrare gravi reati comuni tra cui usura, bancarotta, truffa aggravate e non, corruzione, concussione, peculato, abuso d’ufficio, sfruttamento della prostituzione e della manodopera agricola e in genere tutti i reati commessi dalla criminalità organizzata.

Sarà più difficile per magistrati e forze dell’ordine perseguire questi reati. Si è voluto così oscurare i pregnanti risultati investigativi ottenuti, proprio grazie a questa legge, anche, di recente, nelle inchieste sulle cosiddette cricche degli appalti

Il ddl  prevede poi ulteriori e ingiustificati limiti all’utilizzazione delle intercettazioni telefoniche in altri procedimenti, quasi che, scoperto un reato mentre si sta intercettando legittimamente per un altro, si debbano frapporre ostacoli all’utilizzazione di quegli elementi di prova: ciò contrasta con i principi di economicità e buon andamento della Pubblica amministrazione perché le operazioni di intercettazione telefonica hanno dei costi per quanto riguarda i mezzi e le risorse umane impiegate, per cui non ha senso chiudere gli occhi e far finta di niente e dichiarare l’inutilizzabilità degli elementi acquisiti per alcuni reati anziché altri. L’unico parametro può essere quello di valutare se ad esempio si tratti di un reato comunque intercettabile e se in ogni caso l’intercettazione sia legittima, ovvero se si sia svolta nel rispetto delle regole processuali.

3) Relativamente alle intercettazioni ambientali, il testo – pur lievemente migliorato – resta confuso e gravemente limitativo dei poteri investigativi. Si dice infatti che per disporle occorre che nel luogo che si vuole sottoporre a controllo deve essere in corso l’attività criminosa. Questo requisito è un paletto assurdo, giacché si richiede in sostanza la flagranza del reato, la quale da sola consentirebbe l’arresto. È stata introdotta, con un emendamento della maggioranza, la possibilità di svolgere le intercettazioni ambientali anche in carenza della flagranza solo se dalle indagini già esperite emerga che la captazione potrebbe consentire l’acquisizione di elementi fondamentali per l’accertamento del reato. Tale possibilità però vale solo per gli ambienti diversi dalla privata dimora, per la quale resta valida la regola della flagranza. Si tratta nel complesso di un ostacolo irragionevole e talora determinante sul risultato delle indagini. L’intercettazione ambientale non potrà essere il mezzo di ricerca della prova adoperato per primo ma dovrà essere un elemento di conferma, ciò che è chiaramente ingiustificato e irragionevolmente differenziato dalle captazione telefoniche.

4) Relativamente ai tabulati telefonici, essi vengono irragionevolmente accomunati alle intercettazioni. Si tratta di un grave errore logico e giuridico. Il tabulato è solo l’elenco dei contatti telefonici stabiliti tra due utenze. Rivela una frequenza di contatti ma non il contenuto delle conversazioni. È dunque meno di un’agenda. Sicché è spesso usato dagli inquirenti per svolgere le prime verifiche e per scartare le piste più improbabili.

Sottoporre questo strumento agli stessi gravosi requisiti previsti per le intercettazioni,  significa lasciare gli investigatori brancolare nel buio. Con il testo approvato dalla Commissione sarà possibile utilizzarli quando lo stato delle indagini è già in fase avviata. Ad esempio, per il reato di truffa non sarà possibile estrarre il tabulato dell’indagato per dimostrare il legame con la vittima. Dal punto di vista giuridico, poi, sottoporre i tabulati allo stesso regime delle intercettazioni potrebbe far venire la tentazione di mutuarne il medesimo valore probatorio, ciò che sarebbe assurdo, giacché il tabulato restituisce meno informazioni dell’intercettazione.

5) Relativamente agli strumenti investigativi diversi dalle intercettazioni, in particolare ispezioni, perquisizioni e sequestri – vale a dire i tipici mezzi a sorpresa di ricerca della prova – è stato da ultimo introdotto un ulteriore incredibile limite alle indagini.

Viene, infatti, previsto che, per l’atto di ispezione o perquisizione o sequestro, disposto in seguito a notizie apprese da intercettazioni, che possono essere anche in corso, il pm deve provvedere al deposito delle intercettazioni rilevanti nella cancelleria del giudice collegiale nella sede del distretto, con contestuale trascrizione e informazione alla parte.

In pratica, per esempio, se da un’intercettazione emerge che la persona sequestrata è tenuta presso un certo luogo, il pm dovrà depositare le intercettazioni e poi andare a svolgere la perquisizione per liberare il sequestrato, mettendo in guardia i rapitori. È ovvio che una simile procedura può adattarsi alle inchieste semplici dove il decreto di perquisizione o sequestro è emesso ed eseguito alla fine dell’indagine; ma è veramente contro ogni ragionevolezza e mette a serio rischio l’efficacia dell’investigazione nelle indagini complesse dove la perquisizione o l’ispezione viene svolta in costanza di intercettazioni telefoniche che proseguono e devono proseguire nella segretezza a meno di non comprometterne il risultato.

Il Governo si è concentrato più sulla pubblicabilità delle intercettazioni telefoniche in corso di indagini che sulla segretezza delle indagini a tutela del risultato investigativo. Nell’emendamento del PD che non è stato approvato ma che ripresenteremo in Aula, chiediamo che il deposito delle intercettazioni che giustificano atti di perquisizione, sequestro, ispezione possa essere omesso quando crea grave pregiudizio per le indagini in corso.

____________

 

Quelli enucleati sono una serie di importanti nodi irrisolti che non debbono essere sottovalutati, in quanto mirano a fiaccare l’attività investigativa, a circoscriverne il campo di azione, il tutto in contrasto tra l’altro con le scelte assunte a livello internazionale,  che esigono una stretta convergenza tra tecniche di contrasto alla criminalità e lotta alla corruzione e alle infiltrazioni negli apparati delle istituzioni.

La lotta per la difesa della legalità non può essere fatta solo a parole, ci vogliono i fatti e un fatto fondamentale passa necessariamente anche attraverso la modifica al ddl sulle intercettazioni.

 

Donatella Ferranti

Capogruppo PD in Commissione Giustizia

3 ottobre 2011 






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