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Confindustria, Bagnasco, referendum e qualche piccolo passo avanti
02 ottobre 2011

 
Tre fatti rilevanti si sono verificati nella settimana appena trascorsa, l'ultima di un settembre  di fuoco: la prolusione del Cardinal Bagnasco al Consiglio permanente della Cei, il documento di cinque punti di Confindustria e il quorum raggiunto nelle firme per il referendum. I due documenti li trovate entrambi a lato. Mai nella storia di Italia Confindustria era entrata così pesantemente in campo quasi facendosi partito, l'allarme che lancia sulla nostra situazione economica è un urlo. Purtroppo rischia di cadere nel vuoto.  Il documento di Confindustria parte da una disanima del nostro declino. I puri dati economici rendono evidente i gravi errori di politica economica dei governi di destra: "la spesa, sempre al netto degli interessi, è cresciuta nell'ultimo  decennio di venti punti percentuali in più dell'inflazione mentre negli anni novanta era cresciuta solo di otto punti in più. L'aumento si è concentrato negli anni tra il 2000 e il 2005 quando l'Italia spererò il dividendo di Maastricht e portò a zero un avanzo primario ereditato dagli anni novanta di cinque punti di Pil." Le proposte: pensioni, riforma fiscale (passare dalla tassazione di lavoro e imprese a quella del patrimonio), cessione patrimonio pubblico, liberalizzazioni e semplificazioni, infrastrutture ed energia. Ci sono cose per noi difficili da accettare (pensioni) anche perché molto è stato già fatto, altre su cui ci si è espressi con un referendum (servizi pubblici locali) ma molte altre cose riprendono proposte nostre dalla tracciabilità alle liberalizzazioni. Questo nostro contributo però non è affatto riconosciuto. La prolusione di Bagnasco al Consiglio permanete della Cei è stata raccontata soprattutto per l'indubbia (e tardiva) condanna morale dei comportamenti lascivi del premier, ma c'era molto di più. Quanto alla presenza dei cattolici nella vita politica della nazione infatti Bagnasco ha osservato: «Sembra rapidamente stagliarsi all'orizzonte la possibilità di un soggetto culturale e sociale di interlocuzione con la politica, che - coniugando strettamente l'etica sociale con l'etica della vita - sia promettente grembo di futuro, senza nostalgie né ingenue illusioni». Insomma, non torna la Dc, ma il "soggetto" - come lo chiama il Cardinale - ha la sua "benedizione. La gravità della situazione  porta ad un maggior protagonismo di altri soggetti quali appunto la Chiesa e Confindustria, la voglia di impegnarsi direttamente, il riemergere del centro. E' ciò che sta agitando il mondo politico: le invettive di Alfano di ieri, le aperture di Maroni al referendum, l'agitarsi delle acque del centrosinistra nascono dal timore del risorgere della quasi Dc.  Sarà la legge elettorale a definire il campo della contesa. Da questo punto  di vista il referendum che manterrebbe in piedi un sistema maggioritario rende più difficile l'ipotesi centrista ma la fine di Berlusconi apre le porte ad un ricompattamento della destra moderata con il centro cattolico. La direzione di domani del Pd si colloca quindi in un momento drammatico e decisivo. Se la affrontiamo piegati su noi stessi a discuter di primarie non abbiamo capito niente di quello che sta succedendo al paese. Dovremmo parlare di economia, lavoro e profonde riforme della burocrazia  articolate in tre sole proposte. Un grande partito nazionale dedica un giorno a se stesso e 364 al paese. Qualche piccolo successo E' passata in aula la modifica costituzionale che abbassa l'età del voto per il senato a diciotto anni e dell'eleggibilità a diciotto per la camera e venticinque per il senato. Era fra le altre una mia proposta di legge. In realtà io proponevo anche di parificare camera e senato e questo non è passato ma poichè le leggi che passano sono l'ovvio risultato di una mediazione considero quello raggiunto un buon risultato. Almeno smetteremo di essere l'unico paese al mondo che chiedeva quaranta anni per essere eletti al senato. Adesso la legge deve passare al senato e poi dopo tre mesi ancora camera e senato. Il governo è andato sotto ed è passato un mio emendamento alla proposta di  legge su sperimentazione clinica e ordini professionali.  L'emendamento era sostanziale: impediva infatti la costituzione dell'ordine dei dentisti per distacco dall'ordine dei medici. Tutta la materia degli ordini professionali va rivista in senso opposto alla loro progressiva pubblicizzazione (sono ora enti pubblici non economici) e ampliamento. Per intanto non è il caso di farne di nuovi.  L'emendamento è passato non solo a causa delle assenze in maggioranza, ma anche perchè alcuni della maggioranza sono volutamente usciti. Sul tema degli ordini c'è  insomma una contrarietà bipartisan, una consapevolezza diffusa che sono un fattore non di crescita, ma di arretratezza.





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