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Intervento dell'On Baretta
17 luglio 2011

Atti Parlamentari -
 XVI LEGISLATURA - DISCUSSIONI - SEDUTA DEL 15 LUGLIO 2011 - N. 502


PIER PAOLO BARETTA. Signor Presidente,
colleghi, bisognava reagire: l'esposizione

del nostro Paese nei mercati internazionali
era minacciata da tempo, ma
quanto è successo alla fine della settimana
scorsa e all'inizio di questa ha rappresentato
un salto di qualità molto pericoloso.
Si dice, a ragione, che si attaccava l'Italia
per attaccare l'euro, ma intanto a pagare
era l'Italia. Bisognava, dunque, reagire e
bisognava farlo in maniera compatta,
senza equivoci, senza incertezze politiche
né procedurali.
Di questa necessità si è fatto interprete
il Presidente della Repubblica con il suo
appello, al quale il Partito Democratico ha
aderito non solo per rispetto, ma per
l'intima convinzione che questo era ciò
che un Paese maturo, una politica responsabile
doveva dimostrare agli osservatori
internazionali. Per questo, abbiamo consentito
la rapida conclusione dell'iter parlamentare,
per questo abbiamo rinunciato
alla presentazione di emendamenti e di
ordini del giorno.
Quanto è accaduto nei mercati nei
giorni scorsi è grave e non corrisponde
alla realtà umana, produttiva e sociale che,
ogni giorno, consente all'Italia di sopravvivere,
procedere ed agire.
Il popolo italiano non meritava il trattamento
che la speculazione internazionale
ci ha usato e, in nome di questo
popolo, bisognava reagire e rappresentare,
in un rinnovato orgoglio nazionale.
Tuttavia, questo popolo non meritava
nemmeno che, a fronte di questa prova, gli
fosse propinata una manovra così iniqua,
raffazzonata, rischiosa e fragile nella sua
durezza; addirittura, monotona nella ripetitività
delle ricette, che scaricano sui redditi
medi e bassi, sulle famiglie e sui
territori la scure dei tagli senza la contropartita
dello sviluppo.
È questo il punto politico della questione
che abbiamo di fronte: il clamoroso
scarto tra ciò che serve al Paese per uscire
dall'angolo e ciò che è in grado di fare
questo agonizzante Governo. È questa assenza
di Governo, mascherata da un'esagerata
produzione di decreti economici,
che sta punendo i mercati.
Non difendo l'operato dei mercati,
penso, anzi, che siamo in ritardo: lo sono
gli Stati sovrani ed i Governi, lo sono
l'Unione europea e la comunità politica
internazionale nella definizione di una
governance più coraggiosa ed efficace,
regoli, e non imbrigli, che stimoli, e non
fagociti, che accompagni, e non abbandoni
gli operatori economici e finanziari internazionali,
ma che distingua nettamente tra
le transazioni e le speculazioni.
Per questo, sarebbe stato un bene che
il nostro Governo avesse posto all'Unione
europea, proprio in concomitanza con
questi attacchi all'Italia ed il varo di
questa pesante manovra, la necessità di
istituire subito un'autorità europea di controllo.
Infatti, signor Ministro, come è ormai
accertato, una delle ragioni che ha provocato
oltre millecinquecento vittime nel
Titanic, di prima e di seconda classe, è
stato l'irresponsabile tentativo di oscurare
il dramma incombente, di rinviare decisioni,
continuando a far suonare la famosa
orchestrina.
È il fallimento di tre anni di Governo
che i mercati puniscono. Non difendo i
mercati, nondimeno, bisogna evitare di fornire loro alibi e pretesti.
come pensiamo
valutino i pur cinici mercati il
crescendo di scandali e di malaffare che li
coinvolge, se non come una dichiarazione
di impunità e di spreco pubblico e privato,
quando necessitano rigore e sobrietà ? E
come pensate sia stata percepita la gestione
che è stata fatta in questi mesi ?
Bastano tre esempi a dimostrarlo.
Il primo riguarda la trattativa con l'Europa.
Ma che negoziato è quello che parte
con la rivendicazione degli eurobond, con
la messa sul tavolo del risparmio privato
italiano, da far pesare, giustamente, come
carta di credito per allentare la morsa che
ci stringe, e che si conclude con la decisione
del pareggio del bilancio nel 2014 ?
Sarà anche colpa delle resistenze altrui -
e ci sono -, ma sarà benanche la prova di
scarsa credibilità del Governo italiano.
Una trattativa si giudica dal risultato:
se questo non è raggiunto, o è sbagliata la
piattaforma, o è sbagliato il negoziatore.
il secondo esempio: avevamo pensato
che questo negoziato avrebbe potuto consentire
all'Italia di ottenere un margine
temporale maggiore, ma una volta definita
la data del 2014, essa è diventata l'obiettivo
dell'Italia, cioè di tutti noi.
Ma come avete potuto pensare - politicamente
parlando - di spalmare la manovra
in modo tale che la sua parte
più rilevante fosse realizzata dopo le prossime
elezioni ? Era evidente o no che
questa scelta avrebbe indebolito la credibilità
italiana nei confronti dei già scettici
mercati ?
Infine, il terzo esempio, ancor più stupefacente:
viene concordata una manovra
di oltre 40 miliardi di euro e voi ne
contabilizzate 25, affidando gli altri ad
un'aleatoria delega fiscale, la quale, peraltro,
a riprova della sua aleatorietà, non è
ancora stata depositata in Parlamento.
Davvero qualcuno ha pensato di essere più
furbo dei pur cinici mercati ?
Ed ecco che avete dovuto correre ai
ripari con il maxi-emendamento, varando
questa pericolosa clausola di salvaguardia,
che stabilisce tagli lineari per 20 miliardi
di euro, di cui oltre 12 potrebbero venire
prelevati dal lavoro dipendente e dalle
famiglie, già gravati dall'iniquo intervento
sulle pensioni, dall'introduzione di ticket
sanitari in vigore già da lunedì prossimo e
dall'aumento del bollo sui titoli, fortunatamente
temperato dalla nostra proposta
di esenzione sotto i 50 mila euro.
C'è davvero da chiedersi, a questo
punto, quale sarà la scelta tra la riforma
fiscale e la clausola di salvaguardia, entrambe
affidate al risultato della prossima
campagna elettorale. E alla clausola di
salvaguardia si aggiunge l'aumento delle
accise sulla benzina.
Ma vi è un altro punto che va chiarito:
le difficoltà della crisi e l'urgenza di intervenire
vengono usate per sostenere che
non vi sono alternative e che queste sono
le sole scelte possibili. Non è vero. Le
alternative ci sono: un serio piano di
privatizzazione, ad esempio, meno improvvisato
di quello vostro, appena accennato;
una quota selezionata e ragionevole del
patrimonio pubblico da alienare; una politica
di concessioni, ma con ben altro
respiro di quello contenuto nella pasticciata
norma sull'ANAS.
Non è questo il momento per approfondire
tale aspetto. Conviene, invece,
chiarirne un altro: si sostiene che non si
può prescindere dai tagli sociali. Dai tagli
o dalle riforme ? Il vostro balletto intorno
alle pensioni, ad esempio: in due anni siete
intervenuti ben tre volte, senza decidervi
se accelerare o rinviare.
Le tendenze demografiche del mercato
del lavoro ci dicono che solo la flessibilità
in uscita stabilizzerà il regime, superando
gli attuali sistemi previdenziali oggi in
vigore. È davvero, quello dei ticket, l'unico
intervento possibile per contenere la spesa
sanitaria, laddove la ridiscussione del
patto per la salute si configura come
un'altra clausola di salvaguardia ?
Nonostante che, anche per nostra insistenza,
si sia intervenuti molto parzialmente
sul patto di stabilità, pensate davvero
che i comuni possano andare avanti
così ? Che ne è del federalismo ? E dei
costi della politica ?
Come comprendete bene, vi sono tutte
le ragioni per votare contro la vostra
manovra. Eppure, nonostante ciò, nonostante
i vostri errori, noi siamo qui a
consentire che la rapidità con la quale
arriviamo al voto di oggi - e non la vostra
manovra - serva almeno ad evitare il
crollo.
Come ha detto ieri il Presidente della
Repubblica, altre sfide ci attendono. La
verità è che, per affrontarle, ci vuole una
diversa visione dei processi economici e
sociali: ma è tardi, per voi, per recuperarla.
Sicché, la conclusione è evidente: è
ormai matura una nuova stagione politica.
Più presto la si realizza, meglio è per il
Paese (Applausi dei deputati del gruppo
Partito Democratico - Congratulazioni


















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