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Le ragioni di Bersani
22 maggio 2011

 
Gli appuntamenti: lunedì 23 alle 20,30 sono a Zola Predosa a parlare di welfare, sabato 28 a Castelfranco   domenica prossima 29 alle 21 alla Festa dell'Unità del Savena a Bologna.

In Italia le amministrative sono sempre un termometro politico nazionale  e questa volta più delle altre. Ho chiamato questa fase politica "la battaglia finale" ed è così. Berlusconi l'ha sta combattendo a modo suo, mettendo in campo se stesso ma l'effetto positivo non c'è più. Invece che il motore è stato la zavorra. Poi naturalmente se la Moratti fosse stata un grande sindaco avrebbe vinto al primo turno lo stesso.
Il Pd cresce di 39.000 voti rispetto alle regionali soprattutto al Nord, dobbiamo esserne orgogliosi. Il risultato è dipeso anche dalle scelte del Pd, scelte a volte misconosciute da chi pensa che avendo azzeccato lo strumento (le primarie) questo ci esoneri dalla politica, e criticate da chi non è buono a far altro e alla fine ha oggettivamente aiutato Grillo. Proviamo a fare il punto e  ricostruire le scelte fatte per meglio comprendere le ragioni di Bersani.

Bersani si è concentrato sul Nord, come nessuno prima, sfidando la Lega, denunciando (anche con un uso saggio di semplici manifesti) le contraddizioni di chi si presenta come forza antisistema e poi governa a Roma da anni, ma nello stesso tempo ha  mantenuto aperto il dialogo sul federalismo. La Lega a Milano ha preso il 9,64% vale come a Bologna. Si può considerare un grande partito del Nord se si prende così poco a Milano, la capitale del nord? Il Nord è anche Torino, l'affermazione di Piero Fassino va oltre le attese e oltre il Pd ed è assolutamente meritata. Se si vincesse a Milano e Trieste, tutte le capitali del nord sarebbero governate dal centrosinistra. 
Ha fatto una politica delle alleanze basata sul rispetto reciproco. A tutti noi piaceva "l'andare da soli", costa meno fatica, ma non è realisticamente utile. L'elettorato alla nostra sinistra nel 2008 era in prestito, lo sapevamo, adesso si è riorganizzato intorno a Vendola e bisogna tenerne conto. Il rispetto si è visto anche nel modo in cui il Pd milanese ha sostenuto Pisapia, nella correttezza di Boeri che ha avuto per altro una notevole affermazione personale. Si vedrà mi auguro anche a Napoli.
Si discute se Bersani ha spostato o meno a sinistra il partito, se adesso siamo più o meno socialdemocratici. A me sembra che ad un certo punto si sia reso conto che al malessere diffuso, alla delusione   dei tanti che pagano il prezzo della crisi andava data rappresentanza. Se ascoltiamo il vento di protesta che spira nel mediterraneo è ancora più vero. Ha detto l'altro giorno a Bologna che cambiare si deve, ai bei tempi andati non si torna. Ne riparleremo.
Bersani ha fatto le primarie ovunque ma ne conosce i limiti, limiti che si sono visti a Napoli. Quando si è arrivati alla fine di un ciclo politico le primarie non sono la soluzione piuttosto il detonatore. Il sud è il nuovo campo di impegno, a Napoli e in Calabria il partito è commissariato, in Sicilia c'è una rimessa in discussione delle scelte fatte. La strada è quella della ricostruzione dei gruppi dirigenti, non è solo un problema anagrafico ma culturale e ci vorrà tempo  ma è la strada giusta.
C'è nel Pd un clima più solidale, le divergenze che pur ci sono non vengono esaltate. L'aver costretto l'assemblea nazionale di duemila delegati a lavorare sui contenuti ha permesso di conoscersi e sviluppare linguaggi comuni, molti documenti sono buone basi di lavoro e quello sul fisco ci ha permesso di non cadere nel gioco degli avversari che ci presentano come il partito delle tasse aiutati da estemporanee dichiarazioni. Quello che ancora manca è la discussione a livello locale.
Insomma lo so sogniamo tutti un leader trascinatore di folle di cui innamorarci, che la pensi esattamente come noi su ogni singola questione, che esalti la partecipazione e ci comandi a bacchetta. Ma in questo nostro paese il centrosinistra ha vinto e vince con leader in primo luogo capaci di unire e fare squadra. E Bersani ha dimostrato di esserne capace.
Una parola su Bologna: Merola è cresciuto strada facendo e ancora migliorerà alla prova del governo, intanto ha saputo tradurre in voti la voglia di cambiamento senza rinnegare il passato. La sua vittoria è anche quella del Pd e del suo segretario, Donini ha dimostrato resistenza e pazienza svolgendo un compito difficile in momenti avversi. 
Il vento del cambiamento spira non solo al nord. Mi sembra sempre più evidente che una generazione intera a cui è stata tolta la speranza stia reagendo e cercando spazio sulle sponde del Mediterraneo. Dove ci porterà ancora non lo sappiamo, ma non è il momento di avere paura. 






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