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Intervento dell'On Letta su milleproroghe
02 marzo 2011

Signor Presidente, non posso non cominciare questo intervento con le notizie che arrivano in questi minuti dalla vicina Libia. Noi siamo vicini agli italiani che stanno soffrendo lì in questo momento (Applausi).
Siamo addolorati per il sangue che si sta versando, siamo preoccupati che la Libia diventi oggi una moderna Somalia a cento miglia da casa nostra. Chiediamo alle istituzioni italiane e a quelle internazionali di fare di più: di fare tutto il possibile per far cessare la violenza e per riportare la pace e la stabilità.
Oggi qui discutiamo un provvedimento che è un pasticcio, criticato da tutti, censurato da tutte le istituzioni che hanno avuto modo di esprimersi nei confronti del cosiddetto milleproroghe, disconosciuto addirittura da chi lo ha presentato, il Presidente del Consiglio Berlusconi. E voglio usare questa occasione per dirgli che la smetta di continuare con la logica di non assunzione delle responsabilità rispetto a quello che fa: questo provvedimento l'ha presentato lui e questo maxiemendamento l'hanno presentato lui e il suo Governo. Questo maxiemendamento alza le tasse, non aiuta le famiglie e non aiuta le imprese italiane.
L'efficace intervento di questa mattina dell'onorevole Baretta, a nome del Partito Democratico, in sede di dichiarazione di voto sulla questione di fiducia, ha già detto molte cose di quello che noi pensiamo, ma mi permetta, signor Presidente, di esprimere, anche in questa occasione, gratitudine e rispetto per il ruolo del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). È grazie alla sua vigilanza e alla sua indipendente Pag. 72e reiterata difesa di questo Parlamento e delle istituzioni che il sistema ancora regge.
Tuttavia, questo è un provvedimento interessante perché chiarisce molte cose. Non so se ricordate - lo dico ai colleghi di quest'Aula, ma soprattutto a tutti coloro che ci ascoltano fuori da quest'Aula - che due settimane fa è stato presentato il «piano scossa» per la crescita. Il Governo ha presentato un piano che si è chiamato «piano scossa».
Secondo il Presidente del Consiglio doveva portare un 4 per cento in più di crescita e un 1,5 per cento in più di crescita già quest'anno.
In quel provvedimento c'era e c'è (è stata presentata) la riforma dell'articolo 41 della Costituzione, articolo scritto da Luigi Einaudi, articolo scritto dai costituenti del nostro Paese e contemporaneamente, mentre lì si chiede maggiore libertà economica, nel provvedimento che qui oggi approvate, c'è l'affossamento del più importante intervento di liberalizzazione che era necessario: la liberalizzazione dei servizi pubblici locali che avete deciso di affossare qui come tutte le norme di liberalizzazione per aiutare la nostra economia, per aiutare i nostri consumatori e per dare più occupazione e più crescita.
È sempre la solita storia: le parole e i fatti. Le parole contraddicono quotidianamente i fatti. Ma questo è un provvedimento importante anche per un altro motivo. È un provvedimento che, al contrario di quello che dite, mette mano nelle tasche degli italiani nell'anno record della pressione fiscale (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Da quattordici anni l'Italia non ha avuto una pressione fiscale alta come quella di oggi. Ebbene, in questa situazione e con questo provvedimento, intervenite alzando la tassa sui rifiuti, la tassa sull'energia e sulla benzina, la tassa sul cinema, creando la nuova tassa della disgrazia. I disgraziati che nel nostro Paese da oggi in poi subiranno una calamità naturale dovranno pagare loro stessi più tasse per venire incontro ai costi di quella calamità naturale.
Ricordo che noi siamo quelli degli angeli del fango di Firenze, del Friuli, il Paese della solidarietà (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico), il Paese che su questi temi ha dato grandi esempi nel mondo.
Avete detto - lo ha fatto adesso il collega Reguzzoni - che intervenite a favore della cultura. Voglio ricordare la frase mitica «di cultura non si mangia» che abbiamo sentito da parte di un autorevole esponente del vostro Governo.
ENRICO LETTA. Di teatri e fondazioni liriche ne avete scelti due su quattordici: a questi due avete dato soldi e agli altri dodici no. Di questi ultimi voglio leggere il nome e vorrei che tutti coloro che ci stanno ascoltando in questo momento sapessero che sulla cultura avete fatto una scelta per cui alcuni lavoratori della cultura li salvate mentre ai lavoratori del Regio di Torino, del Carlo Felice di Genova, de La Fenice di Venezia, di Cagliari, di Trieste, di Bologna, di Firenze, dell'Opera di Roma e del Santa Cecilia, del Petruzzelli di Bari, del San Carlo di Napoli, del Massimo di Palermo dite che quei teatri possono chiudere, che loro possono andare a casa (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Unione di Centro) e che quella cultura non vi interessa.
Onorevole Reguzzoni, la lirica non ha colore politico, la cultura è di tutta l'Italia e di cultura si mangia del nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
L'altro tema che ha scandalizzato tanti riguarda le comunicazioni. Il 1o aprile, lo abbiamo sentito, vi sarà l'ennesimo tentativo di aggiramento delle norme sul conflitto di interessi.
Noi condanniamo questo articolo e condanniamo questa scelta. Ma quello che è ancora più grave è che, mentre la settimana scorsa il Presidente degli Stati Uniti Obama si faceva notare per incontrare tutti i guru della rete per capire Pag. 73quale doveva essere il futuro del suo Paese sulle telecomunicazioni e sulle tecnologie, questo Governo si fa notare, ancora e soltanto, per il tentativo di aggirare la legge Mammì e la legge Gasparri, roba dell'altro secolo: carta stampata e televisione, la vostra continua ossessione!
Vi è poi il tema delle quote latte, sul quale torno - è stato già citato - perché questo Parlamento, con il voto che state per dare, dice a 38 mila lavoratori e imprenditori italiani: froda la legge e sarai aiutato. Vi sono 38 mila italiani che non hanno frodato la legge rispetto a 100 amici degli amici che la legge l'hanno frodata e che si trovano un regalo di 5 milioni.
Cinque milioni a 100 allevatori padani e negli stessi giorni, nelle stesse settimane, manganellate ai pastori sardi che venivano qui e che non erano nemmeno ricevuti dal Governo (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).
Ma la cosa peggiore delle quote latte è questa, signor Presidente: cinque milioni la cui copertura, come risulta dalle schede allegate al provvedimento, è presa dall'articolo 1, comma 40, quarto periodo, della legge n. 220 del 2010, che detto così vuol dire poco. Peccato che questa legge serva ad assicurare il finanziamento dell'assistenza e della cura dei malati oncologici. Credo che non ci sia altra parola che «vergogna». Vergogna (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)!
Concludo, signor Presidente. La maggioranza è andata sotto su questo provvedimento nelle votazioni di oggi, ennesima dimostrazione di una situazione che non tiene più. Dimostrazione che si tratta di una stagione che deve chiudersi. Non si può legiferare così per i problemi degli italiani! Una norma che era cominciata con 25 commi, arrivata a 196 commi, oggi consta di 187 commi.
Signor Presidente, concludo. Per il bene del Paese, cali il sipario su questo spettacolo ormai triste e mediocre. Si vada alla fonte della sovranità. Si vada dagli elettori, con saggezza decideranno loro per il meglio della nostra amata Italia (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Unione di Centro e Italia dei Valori).






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