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Lenzi discorso sul welfare a Spineto il 26 novembre 2010
23 gennaio 2011

 
Ho chiesto che vi fossero distribuiti oggi due documenti come stimolo/ provocazione alla nostra riflessione. Sono: la relazione finale del 1997 della " commissione per l'analisi della compatibilità macro-economiche della spesa sociale" meglio nota come commissione Onofri
l'ultimo completo ragionamento comprensivo di coraggiose proposte di riforma sul complesso del sistema di welfare e un recente articolo di maurizio fererra apparso sul corriere della sera del ... che prova ad indicare una, interessante e discutibile, strada per il futuro.
Per brevità e per introdurre il dibattito vado per affermazioni e per domande

il sistema di welfare va guardato nel suo complesso. E ' fatto da pensioni sanità ammortizzatori sociali e quell'insieme di interventi che che stanno dentro il contenitore "politiche sociali " (sostegno alla famiglia, esclusione sociale, casa per classificazione eurostat.)

(a livello europeo  è in atto una tendenza chiaramente di destra che tende ad inserire l'istruzione all'interno della spesa sociale. Spero non ci sia bisogno, tra di noi, di ribadirne l'autonomia e il valore della istruzione quale diritto fondamentale )

nel 1997  lo sguardo di insieme aveva lo scopo di  individuare i risparmi  possibili e liberare risorse utili alle implementazioni necessarie per sviluppare i settori deboli ( ammortizzatori sociali, politiche per le famiglie, lotta alla povertà) nella logica del complessivo allargamento del sistema delle tutele sulla falsariga delle migliori esperienze europee.

Adesso è indispensabile per per permettere la tenuta complessiva del sistema di tutele, individuare il nocciolo duro di ciò che è essenziale, per permettere scelte ben più consapevoli che la logica dei tagli lineari,quando in molti paesi europei si scaricano sulla spesa sociale  le conseguenze della crisi. Una scelta volutamente di destra.

mancò allora la politica, intesa come capacità di costruire il consenso intorno a proposte di profonda revisione del sistema. Manca ancora la politica , nel senso già indicato da Franceschini ieri, come capacità di trasmettere la nostra idea di società.  Mi sembra sia un problema comune alle sinistre europee
come sarebbe la relazione oggi ?

 La nostra proposta di welfare descrive quale società vogliamo. Pensate alla rilevanza che ha nel libro bianco di Sacconi la descrizione della società e della famiglia ideale con la rimozione quasi totale dei problemi posti dall'immigrazione e l'esaltazione del lavoro di cura delle donne. Pensate al significato evocativo del welfare delle opportunità dei blairiani anni novanta o di welfare comunity e adesso di big society. Anche se devo dire schiettamente che gli utenti mi sembrano avvertiti che dietro a questi slogan si nasconde il disimpegno.   Quale società desideriamo e poi quale welfare.. Le compatibilità economiche sono un limite vero ma la politica così mantiene uno sguardo di prospettiva, di lungo periodo.
Anche per questo dico che il welfare va visto nel suo complesso. E dico no alle liste della sfiga alle liste della spesa,  alla compartimentazione per micro settori. Da' l'immagine di una guerra tra poveri per risorse scarse, coltiva il vecchio vizio italiano delle categorie protette e delle corporazioni.

Piuttosto che alla narrazione preferisco ricorrere alle immagini. Un paese montano in una valle chiusa, ordinato, verde, con le villette monofamiliari abitate dalla famiglia della Barilla è la cartolina della società leghista. Facile, senza bisogno di discutere, le conseguenze sulle scelte politiche dalla chiusura identitaria nel dialetto, al rifiuto di chi è diverso ai no agli Ogm. Non credo ci sia una idea comune nella Pdl ma vedo del disegno di Sacconi il rimpianto dell'italia del boom economico,una foto in bianco e nero di  una famiglia che viaggia sulla lambretta. Proviamo ad immaginare la nostra.  Personalmente mi viene in mente solo un cartellone  di Benetton di qualche anno fa: ragazzi e ragazze di  razze diverse vestiti di molti variegati, vivaci colori. Apertura, varietà, fiducia nel futuro. Ma ancora non trasmette l'idea di una società solidale. Non abbiamo una immagine condivisa. 

 vi leggo tre titoli di giornali " Obama:salveremo la classe media" ( tre giorni dopo la vittoria)
"la classe media trascina la rinascita del Brasile" sui dati di crescita nel 2009
"Ocse: Italia al top delle diseuguaglianze, addio alla classe media sempre più povera."
è un articolo del 2008 ma potrebbe essere di oggi. In vent'anni in tutto l'occidente industrializzato tra i redditi delle diverse classi è cresciuta del 12 per cento in Italia del 33 per cento. All'ineuguaglianze per il reddito si aggiunge la scarsa mobilità sociale e le difficoltà di passaggio tra generazioni. Scuola e sanità pubbliche hanno finora contenuto gli effetti più negativi ma c'è da chiedersi se sarà così anche in futuro.

Considero quella della classe media la questione centrale, il punto debole delle nostre analisi, una delle ragioni delle nostre attuali difficoltà politiche. Mi chiedo come mai ad altri in altri paesi sia chiara l'importanza del tema e a noi no. Mi rispondo che abbiamo perso il senso delle ragioni di fondo a favore di un sistema di welfare e abbiamo seguito il cuore concentrandoci nella tutela delle singole più difficili situazioni di bisogno ( e con scarsi risultati mi viene da dire).

Non dimentichiamo poi che il nostro sistema, sempre  più disuguale, è figlio delle profonde modifiche del mercato del lavoro, della mancata crescita nei settori forti e con manodopera qualificata, delle basse retribuzioni, del blocco ormai decennale delle assunzioni nel pubblico impiego, dell'evasione fiscale che lascia ormai sulle sole spalle del lavoro dipendente il 70 dei versamenti Irpef.

Il tema della "fine della classe media" (si vedano i dati allegati) è quindi più complesso ma a maggior ragione, una forza politica moderna non può non porselo. 

   Quando ne parlo in relazione al sistema delle tutele ricevo osservazioni da destra (il sistema di welfare universale è un lusso che non ci possiamo più permettere quindi concentriamo gli interventi sui poveri) e da sinistra ( bisogna partire dai bisogni degli ultimi) le  conclusioni, come a volte succede, coincidono.

Ma un impiegato qualsiasi con moglie che lavora part time e figlio a carico che paga il 33 per cento del suo stipendio per contributi tra il Pd che dice "selezioniamo l'accesso ai servizi sulla base del reddito" e la lega che dice" niente servizi allo  straniero "chi sceglie?
E se nella categoria di redditi tra i 12000 e i 35000 c'è la maggior parte delle famiglie italiane possiamo continuare così?

Il welfare è un patto, un patto fiscale e assicurativo in base al quale dietro il pagamento di tasse o contributi lo Stato si assume una parte del rischio connesso a tre grandi fattori negativi:la malattia, l'invecchiamento, la perdita del lavoro.
Molti interventi negli ultimi anni sono andati nella direzione di mantenere alta la pressione fiscale e nel contempo riportare il rischio sulle spalle del singolo e della sua famiglia. Stiamo rompendo il patto. Mi meraviglia sempre che non ci siano i "tea party" anche da noi!

Insomma fisco e welfare stanno insieme. E, fatti salvi i diritti fondamentali, provocatoriamente direi  che l'accesso ai servizi è per chi paga le tasse così come la cittadinanza.(non approfondisco ma sono molti gli studi che legano la democrazia all'affermarsi di una consapevole classe media.)

Questo ragionamento mi porta a dire che per quanto attiene le due colonne portanti (sanità e previdenza) lo sviluppo ulteriore di fondi integrativi non può che essere collegato a sgravi fiscali e non può, nell'attuale situazione di alta pressione fiscale, che essere volontario. ( ricordo poi che l'introduzione di mutue e fondi integrativi si deve al centrosinistra)
E le necessarie politiche di lotta alla povertà non reggono se non sono costruite all'interno del patto complessivo.

Per il vasto campo delle politiche sociali, la parte incompiuta del nostro sistema, come nel 1997 frammentata tra livelli di competenze, risorse sparse, provvedimenti spot (si pensi alla social card) il discorso è più complicato. E' utile ricordare però che portiamo una parte di responsabilità sull'attuale situazione. Mi riferisco al fatto che il lavoro del 97 ha trovato in parte risposta nella legge 328 del 2000, la legge quadro dei servizi sociali, legge affossata negli anni a venire dall'aver assegnato la competenza esclusiva alle regioni con la riforma del tutolo quinto, senza che nel frattempo decidessimo almeno un modello di riferimento per le regioni governate da noi.

Questo è un settore che da sempre si basa sulla vasta presenza di associazioni, di enti religiosi, di cooperative, di volontariato sia per l'erogazione di servizi che per la presa in carico e dove si fa avanti anche l'imprenditoria privata che ha individuato un nuovo mercato in realtà poco regolamentato. E' finanziato in parte da regioni e comuni in gran parte dal risparmio delle famiglie qui che si colloca l'articolo di Ferrera., in realtà il suggerimento che contiene è quello di portare a sistema nel settore della non autosufficienza quanto già c'è favorendo lo sviluppo di forme di mutualità anche attraverso sgravi fiscali. Penso meriti un approfondimento nel quadro di una proposta che metta in rete tutto quanto si fa pubblico e privato. Aggiungo che la valorizzazione del terzo settore è stata più ampia nelle regioni dove sistema dei servizi e diffuso senso civico erano più presenti. La sussidiarietà  non è fuori dalla nostra idea di società inclusiva e solidale.

Una visione complessiva che prenda come riferimento il punto di vista dell'utente e della sua famiglia imporrebbe poi una drastica modifica delle competenze ( e delle spese burocratiche connesse).  Un disabile e la sua famiglia hanno a che fare con:inps, inail (se è invalido da lavoro), più uffici raramente comunicanti dell' Ausl, il comune, la regione (quando ci siano sussidi o assegni di cura) , la provincia per il collocamento al lavoro, la scuola se si tratta di un minore.
Finora si è scelta la strada dei tavoli, dei piani di zona, degli accordi a volte con buoni risultati spesso con straordinario spreco di tempo. Massimo in due. Questa dovrebbe essere la regola, massimo due soggetti possibilmente uno, almeno uno sportello unico.
E questo comporta la rimessa in discussione di uno dei principi della 328 il riparto rigido tra spesa sanitaria e spesa sociale a scapito dell'efficacia dell'intervento,  ma sto andando  troppo sullo specifico.

Il nsotro sistema è figlio del welfare del lavoro,soprattutto per le pensioni  l'evoluzione negli anni della mutualità e delle lotte sindacali delle categorie, e delle professioni e nei mestieri.
Mentre smonta la legislazione sul lavoro il governo e sacconi si muovono in un sistema che presuppone la permanenza lavorativa nella stessa categoria e nello stesso mestiere si pensi alle norme recenti che penalizzano la ricostruzione di posizioni contributive .. ma se guardiamo in prospettiva il mercato del lavoro il probelma èp che chi lavora oggi non versa abbastanza non solo per il suo domani ma per  inps inail portabilità

sanità

nella logica del patto quello che dobbiamo ora dire è che intorno ai due piloni  portanti nei quali va recuperata efficienza     









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