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Il Governo c'č ma solo per tagliare
01 novembre 2010

 
In premessa un chiarimento alle associazioni di volontariato mi sono  opposta e mi oppongo a modifiche alla legge 266/91 occultate nel testo di legge a favore della montagna. Questa è anche la posizione del Pd. Prima dello scoppio del caso Ruby, prima dell'uscite di Fini e della richiesta di dimissioni delle opposizioni unite, mentre Bertolaso andava a Napoli e prometteva la soluzione in tre giorni e Brunetta si vantava di aver già licenziato 300.000 persone ... il giorno 27 ottobre del 2010 le parti sociali, da Confindustria alla Cgil,  si sono riunite nella sede di Confindustria e hanno condiviso e sottoscritto quattro documenti: emergenza sociale, innovazione, semplificazione, mezzogiorno. Senza il Governo, si sono ritrovate tentando di costruire una risposta organica alla crisi in atto, superando o meglio accantonando le profonde divergenze che il caso Fiat ha reso palesi. E' una buona cosa, ma vuol anche dire che il momento è molto grave e che il governo non c'è. Vi allego a lato il documento sull'emergenza sociale perché quel testo contiene la  richiesta di interventi governativi per gli ammortizzatori, le questioni dell'immigrazione, il sostegno al reddito. Per quanto si provi a far senza su alcune questioni del governo si ha bisogno,  ma il governo ha taciuto. Intanto è arrivata alla Camera la legge di stabilità e il bilancio 2011. Nulla a che vedere con le finanziarie. Questa è un atto notarile che dà applicazione al malefico decreto 78/2010. Si era detto allora tagli del 10% ai ministeri, adesso si specifica quali voci di spesa sono ridotte. Per esempio al Ministero degli esteri vuol dire il taglio del 75% dei fondi per la cooperazione lo sviluppo. Vi do alcune informazioni e allego le due controrelazioni di minoranza in materia di istruzione e sociale-sanità. Il Ministero del'istruzione subisce un ulteriore taglio di 2 miliardi 826 milioni rispetto all'assestato 2010, il fondo per la gratuità libri di testo è azzerato. Per le politiche sociali il fondo nazionale (da noi lasciato nel 2008 con 800 milioni) è ridotto ora a 75 milioni da distribuire su tutte le regioni, quello per le politiche per le famiglie è di 52 milioni 464 mila (noi 2008 280.000),  quello per il servizio civile scende a 122.000 (noi 2008 303.000), il fondo per la non autosufficienza è a zero, zero anche la social card. L'impegno per le pari opportunità, lotta alla violenza compresa, si riduce a 2 milioni di euro in tutto. All'ambiente hanno tolto il 35% dei finanziamenti e praticamente azzerato le politiche per la casa, gli stanziamenti per le Ferrovie ridotti del 15 % il che uniti ai tagli alle regioni pari a 4 miliardi in meno e all'aumento dei pedaggi autostradali vuol dire scaricare  tutto sui pendolari. Ci stiamo opponendo con diversi emendamenti, ma soprattutto con dichiarazioni e comunicati stampa, ma fate girare anche voi le informazioni.
Intanto cercano di distrarre l'attenzione annunciando un decreto sullo sviluppo, qualcosa però comincia scricchiolare: in Commissione affari sociali i deputati di minoranza hanno votato i nostri emendamenti, giusto per poter dire a livello locale "non è colpa mia".  (nota di colore: unico giornale che parla dei tagli l'Avvenire con una intervista a deputato della Pdl!)






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