»
Newsletter »
   HOME       BIOGRAFIA       I MIEI INTERVENTI       ARCHIVIO NEWS       COMUNICATI STAMPA       DOCUMENTI       CONTI IN TASCA       RESOCONTO DI MANDATO       CONTATTI   


Contropareri Pd in Commissione istruzione
01 novembre 2010

La VII Commissione permanente della Camera dei Deputati, esaminato per le parti di propria competenza il disegno di legge A.C. 3778 recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2011)» e il disegno di legge A.C. 3779 recante «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2011 e bilancio pluriennale per il triennio 2011-2013» (Tab. 7),
premesso che:
il disegno di legge di Stabilità è stato formalmente predisposto sulla base della nuova disciplina introdotta dall'articolo 11 della legge 31 dicembre 2009, n. 196 che ha riformato le procedure di finanza pubblica e ha delineato una nuova configurazione del ciclo della programmazione e degli strumenti di bilancio;
dopo la trasmissione in gravissimo ritardo dello schema di Decisione di Finanza Pubblica e senza aver aspettato l'approvazione della risoluzione da parte di un ramo del Parlamento, il Governo ha presentato un disegno di legge sostanzialmente tabellare e di contenuto assai ristretto che non produce effetti sui saldi di finanza pubblica poiché, si legge nella relazione introduttiva, la manovra per il triennio 2011 - 2013 è stata effettuata con il decreto-legge 78 del 2010;
nel metodo, ciò costituisce la riproposizione di uno schema consolidato: una manovra per decreto, l'abbandono di qualunque logica programmatoria, lo svuotamento della sessione di bilancio e delle sue regole e, per questa via, l'impossibilità per il Parlamento di discutere e di esercitare il suo ruolo di indirizzo sulla politica economica;
nel merito, le misure contenute nel decreto, che hanno determinato una correzione dell'indebitamento netto pari a circa 12 miliardi per il 2011 e 25 miliardi per gli anni 2012 e 2013, sono riconducibile prevalentemente (67 per cento) a tagli di spesa nel settore delle Amministrazioni centrali regionali e locali, nel pubblico impiego e in materia previdenziale;
è necessario sottolineare che sulla sostenibilità delle misure per le amministrazioni pubbliche e sulla effettiva realizzabilità dei risparmi attesi si riflette l'inadeguatezza di tagli indifferenziati e non selettivi che potrebbero tradursi o in un rallentamento della spesa in conto capitale o in meri slittamenti nel tempo di pagamenti o nella formazione di debiti sommersi e, certamente, nella riduzione della funzionalità della pubblica amministrazione e dei servizi ai cittadini;
si tratta, in ogni caso, di misure che avranno effetti recessivi e porteranno ad una riduzione del tasso di crescita del PIL pari a 0,5 punti percentuali nel periodo di riferimento 2010-2012;
poiché nel prossimo biennio sull'attività economica dovrebbe continuare a gravare una dinamica debole dei consumi, frenati dalla stazionarietà del reddito disponibile, la previsione di un tasso di crescita del 2 per cento nel biennio 2012-2013, senza cui sarebbe impossibile conseguire gli obiettivi di finanza pubblica, appare fin troppo ottimistica;
il Governo sembra non considerare che il riequilibrio duraturo dei conti pubblici passa soprattutto per il rafforzamento del potenziale di crescita dell'economia. L'uscita dalla crisi deve essere un'opportunità per porre le basi per attuare riforme strutturali, a partire da quella del fisco, che accrescano la produttività e la competitività del nostro Paese;
pur non avendo indicato nella DFP alcun disegno di legge collegato alla manovra di finanza pubblica, il Governo sta annunciando, negli incontri con le parti sociali e gli attori economici, la presentazione a fine anno dell'ennesimo decreto riducendo così al minimo il ruolo, il dibattito e la capacità di intervento del Parlamento;
per quanto riguarda la Tab.7, rilevato che:
l'analisi degli interventi presenti in finanziaria e nella legge di bilancio non può prescindere dalle norme già presenti ed approvate dal Governo con il decreto-legge n. 78 del 2010, con il quale si sono tagliati importanti risorse destinate al comparto dell'istruzione, che vanno dal blocco dei contratti e degli scatti al congelamento degli stipendi dei comparti scuola e università, dal taglio del 50 per cento delle risorse per i contratti del personale precario alla soppressione di alcuni importanti enti di ricerca;
con l'attuazione del blocco degli automatismi stipendiali, approvato dall'articolo 9 del suddetto decreto n. 78, si è già determinata una notevole perdita in termini economici. Si tratta, infatti, di cifre rilevanti: alcuni studi hanno, infatti, quantificato la perdita in 1.823 euro l'anno per un docente di scuola elementare a metà carriera con un reddito di 23.000 euro lordi l'anno e in 753 euro l'anno per i collaboratori scolastici; anche per ricercatori e professori universitari il danno economico sarà molto rilevante, con perdite medie complessive nel triennio da 5000 a 2000 euro a seconda del ruolo, particolarmente inique per i ricercatori a inizio carriera, piuttosto che per coloro con maggiore anzianità che hanno accumulato un percorso salariale e previdenziale consistente:poiché i tagli non sono recuperabili, il loro effetto cumulativo va misurato in effetti in termini di perdita individuale sull'arco dell'intera carriera futura. Per il comparto scuola l'erogazione dell'indennità di vacanza contrattuale viene rinviata al 2012 e la manovra sottrae 420 milioni di euro già appostati in bilancio e che verranno pertanto rideterminati e diminuiti. Gli anni 2010, 2011, 2012 non saranno utili neanche alla maturazione delle posizioni stipendiali (e della Retribuzione Professionale Docente) e degli incrementi retributivi: la carriera del personale viene allungata di tre anni e fino al 2013 il servizio non è valido neanche ai fini giuridici. Negli anni 2011, 2012 e 2013 il trattamento economico complessivo dei singoli dipendenti, anche di qualifica dirigenziale, ivi compreso il trattamento accessorio, non potrà superare quello ordinariamente spettante per l'anno 2010. Le voci del salario accessorio fisso e continuativo non saranno più certe dal 2013: le risorse vengono automaticamente ridotte in misura proporzionale al numero di personale in servizio e per effetto dei tagli e dei pensionamenti una parte di risorse definite contrattualmente e destinate alla

Pag. 236

contrattazione integrativa verranno incamerate dal Ministero dell'Economia; Nel quadro normativo approvato nella manovra d'estate e oggi alla luce dei mancati interventi in finanziaria, risultano altresì, particolarmente gravi, anche sotto il profilo etico, le disposizioni che ridefiniscono la procedura di individuazione degli alunni in situazione di handicap e il riconoscimento del diritto di tali alunni al docente di sostegno;
premesso che,
lo stato di previsione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca reca, per l'esercizio finanziario 2011, spese in conto competenza per 52.492,8 milioni di euro, di cui 50.236,6 milioni (95,7 per cento) per spese correnti, dei quali 41.382,4 destinati a spese per il personale e 2.256,2 milioni (4,3 per cento) per spese in conto capitale;
la spesa per il personale è il 78,8 per cento sul totale della spesa dello stato di previsione; l'incidenza percentuale sul totale generale del bilancio dello Stato è pari al 9,9 per cento (a fronte del 10,3 per cento riferito al dato assestato 2010), confermando in tal modo al nostro Paese il negativo primato dell'ultimo posto, assegnato con il 9 per cento nella percentuale di spesa pubblica per l'istruzione sul totale della spesa pubblica, nella graduatoria per l'anno 2007 tra i paesi aderenti all'Ocse;
rispetto alle previsioni assestate per l'esercizio finanziario 2010, si registra una riduzione di 2.826,2 milioni di euro (2.739,1 milioni di euro per la parte corrente e 87,1 milioni di euro per la parte in conto capitale) che risulta essere la più consistente nella storia repubblicana del bilancio dell'istruzione;
nel 2010 rispetto all'esercizio finanziario 2009, nonostante le più consistenti riduzioni di organico si registrava una riduzione di 409,3 mln di euro molto inferiore a quella attuale; tale maggiore consistenza nella riduzione massiccia della spesa per l'istruzione è dovuta agli effetti del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 che fra l'altro all'articolo 2 ha disposto, a decorrere dall'anno 2011, la riduzione lineare del 10 per cento delle dotazioni finanziarie, iscritte a legislazione vigente nell'ambito delle spese rimodulabili, delle Missioni di spesa di ciascun Ministero;
le più rilevanti riduzioni rispetto alla legge di assestamento 2010, sono quelle relative alla missione 22 - Istruzione scolastica;
nello specifico si registra una riduzione di 123,3 milioni di euro per l'istruzione prescolastica; di 780,1 milioni di euro per l'istruzione primaria, che passa a 13.474,2 milioni di euro, e per l'istruzione secondaria di primo grado e di secondo grado si registra una riduzione rispettivamente di 208,3 milioni. di euro e di 841,6 milioni di euro; per l'istituzioni scolastiche non statali è previsto uno stanziamento di 281,2 milioni di euro, con riduzione di 129,0 milioni di euro e l'istruzione post-secondaria, degli adulti e programmi istruzione lavoro è ridotta di 7,8 milioni di euro;
si evidenzia la soppressione per insussistenza di residui del cap. 7151 (interventi di edilizia e messa in sicurezza degli edifici scolastici) che è stato alimentato per il 2009 ai sensi dell'articolo 2, comma 1-bis, del decreto-legge 137/2008 che aveva destinato alcune somme iscritte al bilancio dello Stato all'edilizia scolastica, alla messa in sicurezza degli istituti, ovvero alla realizzazione di impianti e strutture sportive nei medesimi;
due edifici scolastici su tre non sono a norma di legge, per questo è urgente mettere subito in sicurezza il 65 per cento delle scuole italiane. Da uno studio della KRLS Network of Business Ethics, emerge che in Italia solo il 46 per cento delle scuole ha il certificato di agibilità statica, contro il 98 per cento della Germania, il 93 per cento della Francia, il 92 per cento dell'Inghilterra, l'89 per cento della Spagna, il 77 per cento della Polonia, il 71 per cento del Portogallo, il 64 per cento della Romania, il 58 per cento della Bulgaria e il 53 per cento dell'Albania che chiude la classifica;

Pag. 237


così come è noto che tanti Istituti funzionano fuori norma ed in violazione del decreto che per la sicurezza antincendio prevede la permanenza in classe di non più di 26 persone in presenza di una unica porta quale via di fuga, ora a causa dell'aumento del numero degli alunni per classe, deciso dal Governo in carica, spessissimo il limite viene sforato giungendo anche ad avere presenti in classe più di 38 alunni, mettendo in gioco la vita dei ragazzi;
è indispensabile un piano straordinario per la manutenzione, la messa in sicurezza degli edifici scolastici e l'edificazione di nuove scuole;
lo snellimento delle procedure per reperire, liquidare e spendere le risorse, l'apertura di nuovi cantieri per la messa a norma e la ristrutturazione degli istituti scolastici esistenti, oltre che l'edificazione di nuove scuole, permetterebbero anche di dare avvio a centinaia di nuovi cantieri, con un impatto positivo sull'economia e l'occupazione. Va programmata con le Regioni e gli enti locali, soprattutto nel mezzogiorno, una razionalizzazione e un rinnovamento radicale delle strutture scolastiche destinando a questo scopo, nelle aree sotto utilizzate, i fondi FAS. Con un forte investimento per l'edificazione di nuovi poli scolastici progettati con un'architettura innovativa eco sostenibile in linea con le nuove tecniche di risparmio energetico, che sostenga e renda possibile una nuova didattica a classi aperte ed interdisciplinare. Dotando gli Istituti scolastici di palestre, biblioteche e laboratori;
in particolare non si riesce a comprendere come per l'unico finanziamento che questo Governo ha cominciato ad attivare, il CIPE con la deliberazione del 13 maggio 2010 n. 32, pubblicata sulla GU n. 215 del 14-9-2010 (- s.o. n. 216) ha approvato un piano straordinario stralcio di interventi urgenti sul patrimonio scolastico con assegnazione a carico delle risorse di cui al punto 1 della delibera CIPE n. 3/2009, la suddetta delibera prevede, fra l'altro, che:
a valere sulla destinazione di 1.000 milioni di euro dei fondi FAS per il finanziamento di interventi di messa in sicurezza delle scuole, esclusi circa 250 milioni di euro destinati all'edilizia scolastica dell'Aquila subito dopo il terremoto del 2009, vengano assegnati 358.422.000 euro agli enti locali proprietari degli edifici scolastici indicati nel piano straordinario;
ancora di queste risorse non si è visto traccia sui territori e la situazione dell'edilizia scolastica continua ad essere un'emergenza non affrontata seriamente dal governo, che la ignora nei documenti sul federalismo fiscale, in quanto la suddetta delibera prevede che il finanziamento dei progetti sarà erogato agli enti locali secondo modalità temporali compatibili con i vincoli di finanza pubblica correlati all'utilizzo delle risorse FAS e lascia del tutta aperta e irrisolta la destinazione degli ulteriori circa 400 milioni di euro del milione inizialmente;
infine, ma non per ultimo quanto ad importanza, si evidenzia, che anche nel caso di stanziamento di risorse in favore dell'edilizia scolastica, molto spesso le stesse non possono essere spese dagli enti locali per i lacci troppo stretti del patto di stabilità interno, che altrimenti verrebbe sforato. Per questo continuiamo a chiedere di escludere dal patto di stabilità le spese per l'edilizia scolastica. In tal senso, con numerosi ordini del giorno peraltro tutti accolti dal Governo, più volte abbiamo già sollecitato l'Esecutivo che, nel rispondere a numerose nostre interrogazioni in merito, si è impegnato a rivedere, come da noi richiesto, il Patto di stabilità per il triennio 2011/2013. La legge di stabilità per il 2011 è il luogo deputato dove il Governo può ottemperare agli impegni assunti;
analogamente si è proceduto per le spese riguardanti le scuole paritarie, (programma 1.9), che si collocano ora tutte nel centro di spesa della Direzione del personale, risultando di conseguenza soppresse nei bilanci degli Uffici scolastici regionali;
tale collocazione non è molto utile ai fini della fiscalizzazione di tali spese perché

Pag. 238

tali fondi dovrebbero già oggi essere collocati nel Fondo per il Regionalismo e trasferiti alle Regioni per una loro distribuzione secondo le quantità e le modalità stabilite dalla normativa statale: è dal 2003 che l'articolo 138 lettera e) del D.lgvo 112/98, nonostante i chiari pronunciamenti in materia della Corte Costituzionale, risulta ancora inattuato e in questa finanziaria, così vicina a parole al federalismo fiscale, sarebbe il caso di attuarlo;
la missione Fondi da ripartire (33), dotata di uno stanziamento di 937,6 milioni di euro (pari all'1,8 per cento dello stanziamento del Ministero), registra un incremento solo apparente 205,0 milioni di euro ( 28,0 per cento) rispetto al bilancio assestato 2010, considerando che i 664 milioni di euro, destinati alle risorse contrattuali per la valorizzazione del personale della scuola, derivano in realtà dall'attuazione dell'articolo 64, comma 9, della legge n. 133/2008 e che comunque non risultano sufficienti nemmeno a ripianare il taglio stipendiale che va ad incidere sul personale scolastico a causa del blocco degli scatti stipendiali e dei contratti; altresì nella stessa missione si registra un taglio ai programmi più rilevanti come il Fondo per l'offerta formativa ed interventi perequativi, decurtato di ben 40,6 milioni di euro, e gli interventi vari a favore dell'istruzione di 35,9 milioni di euro;
il «Fondo per le competenze dovute al personale» che viene denominato «Fondo per le competenze dovute al personale supplente breve e saltuario e per la mensa scolastica» vede fortemente ridotta la sua dotazione finanziaria senza che risulti chiaramente individuata in bilancio la somma che sarà stanziata;
il Fondo delle spese di Funzionamento reca uno stanziamento complessivo di 753,7 milioni di euro, con un incremento di 480,6 milioni di euro rispetto al dato assestato 2010, che tuttavia non appare sufficiente a far fronte ai crediti che vantano le singole istituzioni scolastiche nei confronti del MIUR che ammontano a circa un milione e quattrocento mila euro;
nello stato di previsione del Ministero dell'Economia e delle finanze (Tabella n. 2), nell'ambito della Missione Istruzione scolastica e del programma 16.1 Sostegno all'istruzione sono allocati solo 33,1 milioni di euro (cap. 3044, Somme da trasferire alle regioni per borse di studio per la frequenza di scuola dell'obbligo). Rispetto alla legge di assestamento 2010, si registra una riduzione di 84,2 milioni di euro;
inoltre, nello stato di previsione del Ministero dell'Interno (Tabella n. 8), il cap. 7243 (Somma occorrente per la fornitura gratuita dei libri di testo nella scuola dell'obbligo ed il comodato nella scuola superiore), inserito nell'ambito della Missione 2 - Relazioni finanziarie con le autonomie locali e del programma Elaborazione quantificazione e assegnazione dei trasferimenti erariali compresi quelli per interventi speciali (Macroaggregato Investimenti, centro di responsabilità Dipartimento per gli affari interni e territoriali) è cancellato totalmente lo stanziamento in conto competenza che nel 2010 era stato di 103 milioni di euro;
tali riduzioni sono particolarmente gravi trattandosi di somme che la relazione presentata dal Governo il 30 giugno alla Commissione bicamerale per il federalismo indicava come un trasferimento permanenti per funzioni di competenza regionale da destinare alla fiscalizzazione;
considerato inoltre che:
per l'ambito universitario, il Governo persevera nella politica dei tagli indiscriminati inaugurata con i decreti-legge n. 93 e n. 112 del 2008 e confermata nei due anni trascorsi di legislatura, da ultimo con l'approvazione della recente manovra estiva (DL 78 del 2010). Essa dispiegherà i propri deleteri effetti prociclici per il triennio 2010-2013, colpirà con particolare durezza le retribuzioni del personale universitario e dimezzerà la possibilità di attivare contratti a tempo determinato, con grave pregiudizio per il futuro dei titolari di detti contratti, prevalentemente giovani ricercatori «precari»;

Pag. 239


rilevato negativamente che:
lo stanziamento complessivo per la missione Istruzione universitaria è pari a 7.103,4 milioni di euro, con una riduzione di ben 821 milioni di euro (pari al 10,4 per cento) rispetto all'assestato 2010;
in particolare, il programma 2.3 Sistema universitario e alla formazione post universitaria, è ridotto di 726,9 milioni di euro rispetto all'assestamento 2010 sebbene in esso rientrano prevalentemente le risorse volte a garantire i finanziamenti alle università, compresa l'edilizia universitaria. Tale riduzione è distribuita in particolare su alcuni capitoli di spesa; in particolare, sul Fondo di Finanziamento Ordinario (che attiene al funzionamento degli Atenei e comprende le spese per il personale e per la ricerca scientifica, nonché quelle per la manutenzione ordinaria) è previsto un taglio di 126,1 milioni di euro, che porta la dotazione a 6.130,3 milioni di euro, corrispondente all'ammontare previsto per il 2001, mentre nel 2008 si assestava a 7.422,8 milioni! Ma alla suddetta riduzione, occorre aggiungere quelle previste dalle seguenti due disposizioni, che incidono - di fatto - sulla dotazione complessione dell'FFO. Innanzitutto la soppressione del Fondo da destinare all'incremento dell'efficienza e dell'efficacia del sistema universitario statale, istituito dalla legge finanziaria per il 2008 (articolo 2, commi 428-429), con una dotazione pari a 550 milioni di euro, per ogni anno del triennio 2008-2010, destinati ad incrementare le disponibilità del FFO per sostenere prioritariamente le spese derivanti dagli adeguamenti retributivi del personale docente e dai rinnovi contrattuali del personale non docente degli atenei. Al contempo, la legge di stabilità reitera la previsione di 550 milioni di euro destinati al suddetto Fondo per il solo anno 2012: l'allocazione di tali risorse dimostra la «necessità» della dotazione oltre alla incapacità del Governo di garantirne la copertura per il prossimo anno. Si sottolinea, inoltre, che per il 2011 il FFO non potrà disporre dei 400 milioni di euro derivati dal cosiddetto «scudo fiscale», come disposto dall'articolo 2 comma 250 della legge finanziaria 2010 a parziale compensazione per il taglio previsto di 700 milioni dell'FFO per il 2010. Ne consegue, che per il prossimo anno il Fondo di Finanziamento Ordinario subirà una riduzione di stanziamento pari a 1.026 milioni di euro. Anche il Fondo per la programmazione dello sviluppo del sistema universitario subisce una decurtazione di 20, 3 milioni che porta la dotazione disponibile a 44,8 milioni; data la finalità del suddetto Fondo (a sostegno di iniziative, attività e progetti, incluse quelle didattiche), il taglio appare nella sua durezza, anche in considerazione del fatto che nel 2007 fu autorizzata una spesa di 117 milioni. Anche i contributi alle università e agli istituti superiori non statali sono ridotti di 28,2 milioni di euro;
anche il programma Diritto allo studio nell'istruzione universitaria viene ridotto di ben 96,4 milioni di euro rispetto all'assestamento 2010, vale a dire di oltre della metà della dotazione. In particolare è il Fondo di intervento integrativo da ripartire tra le regioni per la concessione dei prestiti d'onore e l'erogazione delle borse di studio a subire il maggior taglio di risorse, pari a 74 milioni, così che la dotazione di spesa si assesta a soli 25,7 milioni. Inoltre i contributi a favore dei collegi universitari legalmente riconosciuti, pari a 13,8 milioni di euro, sono ridotti di 13,6 milioni di euro, mentre quelli per gli alloggi e residenze per gli studenti universitari (ora allocati su due capitoli distinti) vengono tagliati di 5,6 milioni di euro. Questi tagli risultano particolarmente insopportabili poiché deprimono l'esigibilità del diritto all'istruzione superiore per i giovani meritevoli e con bassi redditi, contravvenendo al dettato costituzionale. Tale scelta è peraltro coerente con l'impianto culturale del velleitario «fondo per il merito», disposto dal DDL Gelmini di riforma del sistema universitario: esso, infatti, è finalizzato all'erogazione di borse di studio per il merito, senza relazione dalla fascia reddituale, e di prestiti d'onore ai quali - è facile prevedere - i giovani e le famiglie in condizioni disagiate non

Pag. 240

faranno ricorso, preoccupati dall'incertezza di restituire il debito accumulato;
considerato pertanto che:
i dati tabellari della legge di stabilità e del bilancio dello Stato - richiamati precedentemente - dimostrano che, per il settore universitario, il Governo non si è limitato a «registrare» le disposizioni del citato DL 78, ma ha provveduto a definire ulteriori tagli su molti capitoli di spesa. Il complesso di tali decurtazioni pregiudicherà la stessa erogazione delle spese fisse per personale nonché la funzionalità del sistema, che sconta anche i massicci pensionamenti associati al blocco del turn over. Altresì, smentisce le rassicurazioni più volte espresse dai ministri Gelmini e Tremonti sulla volontà del Governo di garantire le risorse necessarie;
mentre i principali Paesi europei, dalla Francia alla Germania, per uscire dalla crisi hanno programmato nuovi investimenti di miliardi di euro in formazione e sapere, l'Italia intraprendente la strada opposta e, sebbene il nostro Paese sia già fanalino di coda tra i paesi OCSE, sottrae risorse indispensabili al sistema universitario;
valutato altresì che:
dopo aver fatto mancare l'adeguata copertura finanziaria agli emendamenti, approvati in Commissione Istruzione della Camera, al già citato DDL Gelmini - sui cui contenuti continuiamo ad esprimere un giudizio molto negativo - si osserva che nemmeno nei provvedimenti in parola sono allocate le risorse adeguate a sostenere il disegno di riordino del sistema universitario; tale assenza, oltre a pregiudicare la credibilità di qualsiasi intervento strutturale del sistema, testimonia la volontà del Governo di non sostenere realmente tale iniziativa;
rilevato altresì sfavorevolmente che:
lo stanziamento complessivo per la missione Ricerca e innovazione, pari a 2.227,2 milioni di euro, è ridotto di 71,6 milioni di euro (-3,1 per cento) rispetto al bilancio assestato 2010;
in particolare, il programma Ricerca per la didattica riporta una riduzione di 2,5 milioni di euro alla ricerca per la didattica, ripartita tra le spese per la realizzazione delle attività affidate all'Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema di istruzione e formazione ed all'Agenzia Nazionale per lo sviluppo dell'autonomia scolastica, in aperto contrasto con le dichiarazioni del responsabile del Dicastero a sostegno della valutazione e del merito, ed i contributi ad Enti ed istituti operanti nel settore dell'istruzione, dotato di 1,6 milioni di euro, con una riduzione di 1,3 milioni di euro;
altresì, è ridotto di 99,7 milioni di euro il programma Ricerca scientifica e tecnologica di base, a causa, in particolare, della diminuzione di 94,6 milioni del Fondo ordinario per gli enti e le istituzioni di ricerca;
considerato inoltre che:
non si può non rilevare come tali scelte si discostino vistosamente da quanto perseguiti dagli altri Governi dei Paesi economicamente avanzati, che hanno l'obiettivo di valorizzare il sistema della ricerca in quanto risorsa per la crescita economica e sociale del Paese;
DELIBERA DI RIFERIRE IN SENSO CONTRARIO









Lista completa »

· Visualizza i risultati per parola 'camera' »

TAGCLOUD
welfare sanitŕ donne emilia-romagna attivitĂ  parlamentare legge di stabilitĂ  Bersani elezioni affari sociali costituzione terzo settore camera salute PD universitĂ  esodati bologna pensioni sanitĂ 


AGENDA
06 dicembre 2017
Alla vigilia di giorni decisivi per la legge sul fine vita e lo ius soli, ci troviamo domani a parlarne al Centro Sanrafčl di Bologna...
04 dicembre 2017
"Biotestamento, l'importanza di scegliere": il Pd organizza un incontro „"Biotestamento, l'importanza di scegliere" Oggi a Faenza alle 18, nella Sala Bigari della Residenza Municipale “
02 dicembre 2017
Testamento biologico e principio di autodeterminazione della persona - Salerno Palazzo di Giustizia, ore 9.30

Archivio appuntamenti »

VIDEO



LINK
Camera dei deputati
www.camera.it
Partito Democratico
beta.partitodemocratico.it
Partito Democratico - Emilia Romagna
www.pder.it
Partito Democratico - Iscriviti al PD
www.pdbologna.org

Copyright © Donata Lenzi - C.F. LNZDNT56H69A944X - Privacy policy - site by Antherica srl