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Università. Il bluff della riforma Gelmini
10 ottobre 2010

 
Afghanistan: ripensare il senso della nostra presenza. Non è il tema della news, ma non posso tacere oggi dobbiamo rimettere in discussione la nostra presenza e certo non significa passare ai bombardieri.
Lascio alla prossima news il commento sulla bella assemblea a Varese, i documenti saranno diffusi e spero discussi nei circoli, a lato il discorso di Bersani. Domani sera sono a Sasso Marconi. Questa settimana saremo concentrati sul documento di programmazione economica adesso si chiama Dfp e sull'università, tema che ho seguito per conto della presidenza e su cui daremo battaglia.
Quando ho cominciato a studiare la proposta di riforma dell'università della Gelmini mi sono egoisticamente detta "sono proprio fortunata i miei figli sono già alla fine degli studi". M potrei aggiungere se uno di loro volesse rimanere in università gli direi: "vai all'estero, qua adesso e ancor più dopo ti aspettano anni di attesa in condizioni lavorative incerte e retribuzioni più basse che nel resto del mondo."
Questa riforma è un'occasione mancata e il futuro ci preoccupa.
Come già per la scuola la riforma è pesantemente condizionata dai tagli già avvenuti e che giustificano il nostro timore che si voglia in realtà rendere non competitiva l'università pubblica italiana quando si dice di migliorarla. Il resto è pubblicità, slogan. Non si può dire "premio il merito" quando i soldi non ci sono né sostenere la fine di parentopoli  quando si propone un sistema a chiamata diretta rimandando al futuro la costruzione di un sistema nazionale di valutazione.
Nell'anno 2011 il fondo ordinario di finanziamento dell'università cala  dagli attuali 7,485 milioni ai 6,130 e nel 2012 a 6,052 . E' un taglio di 1 miliardo e trecentocinquantacinque milioni di euro.
E' lo 0,8 % del pil contro 1,9 media Ocse. Siamo in Europa il paese che spende meno per la ricerca e università.
Insieme al taglio delle risorse le leggi già fatte, le finanziarie che ogni sei mesi ci piovono addosso, prevedono il blocco del turno over e la riduzione degli stipendi che danneggia soprattutto i più giovani. Il blocco distrugge le legittime speranze di carriera di chi è ricercatore, ma nel contempo lascia nell'incertezza chi all'università si vuole iscrivere. Una buona università si costruisce grazie all'attività dei suoi docenti e dei suoi ricercatori, al loro lavoro; alle relazioni italiane e  internazionali che sanno costruire (e il governo gli ha tagliato le missioni all'estero!) ai progetti internazionali ai quali partecipano, all'attenzione alla didattica, alla continuità e alla relazione con gli studenti. Una buona università ha bisogno di certezze e di stabilità. E' questo che sta venendo a mancare.  E chi può, ricercatore o studente se ne va.. . L'incertezza è nemica della qualità
Per questo sin dal voto contro al senato il Pd continua a dire "non c'è riforma senza risorse".
Le nostre proposte tradotte in emendamenti propongono una particolare attenzione alla valutazione e al sistema premiale senza rimandarli all'infinito, un sistema nazionale stabile di borse di studio che tenga conto del merito e del reddito, il riconoscimento del ruolo del senato accademico in particolare sulla didattica e la ricerca, una accelerazione della carriera dei ricercatori in tenure track in sei anni (decidere presto se va in cattedra per non creare sacche di lavoro precario) l' adeguamento  dell'età pensionabile alla media europea con possibilità di tenere a contratto e in attività i migliori  e contemporaneo sblocco del turn over,  questo permetterebbe di gestire l'attuale fase transitoria dando opportunità vere ai ricercatori, e un contratto serio a tempo determinato con le tutele dovute come si fa negli altri paesi  che vada a sostituire assegni e contrattini vari. Personalmente da tempo non credo nell'utilità dei concorsi per le professionalità elevate, troppo facile barare, ma questa  proposta di una sola grande abilitazione nazionale e poi ogni facoltà si chiama chi vuole non mi convince. Se non si costruisce un sistema di valutazione e responsabilità l'antico costume italico di preferire la parentela al merito continuerà a prevalere. Almeno non ce la si presenti come una riforma contro i baroni!
Il Pd, unito lasciatemelo dire, si è dovuto conquistare ogni giorno lo spazio per la discussione, contro continui tentativi di forzare i tempi. Ma si può fare una riforma in dieci giorni?  Otre che discutere noi vogliamo vedere se le promesse di Tremonti e Gelmini vengono mantenute, devono restituire alle università le risorse necessarie a sopravvivere:
 il 15 di ottobre viene presentata la nuova legge di bilancio. Se i soldi non ci sono ... non hanno preso in giro il Pd hanno preso in giro l'Italia.







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