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il Pd si divide
17 settembre 2010

 
A lato trovate la segnalazione di un articolo su "Roma capitale" in merito all'approvazione ieri in Commissione bicamerale sul federalismo del decreto su Roma capitale. Noi ci siamo astenuti. Devo dire la verità non mi entusiasma, anche se apre la strada alle città metropolitane, temo si riduca alla scusa per continuare a finanziare Roma a spese degli altri comuni di Italia. Sul sito della Camera trovate informazioni complete anche sul tema città metropolitane. Il 18 sera ricordo a tutti che c'è Bersani a Bologna alla festa dell'Unità.
So già che molti di voi ne saranno scontenti perché vorreste discutere di proposte e di battaglie  ma oggi tocca parlare di noi, ancora una volta colpiti dalla malattia dell'autoreferenzialità, che ci affligge da tempo e che ci fa' litigare su come diversamente cambiare il mondo mentre in realtà ci occupiamo di noi stessi ( e poi perdiamo le elezioni).  Lo faccio con vero dispiacere perché in questi mesi c'è stato uno sforzo continuo a lavorare per la ditta, certo non da parte di tutti, ma da parte del segretario senza dubbio, pur nel rispetto del mandato avuto con il voto sulla mozione, che ovviamente non poteva essere disatteso. Lo faccio con rabbia perché in politica i tempi sono importanti e queste potevano essere le ore della crisi del berlusconismo e del leghismo invece ancora una volta si parlerà delle nostre liti e non delle nostre idee.
74 parlamentari hanno firmato un documento il cui estratto è stato pubblicato su "Europa" e che trovate a lato. Mi dicono che nelle ultime ore è stato depurato vista l'impatto negativo. A loro rivolgo queste tre domande.

Mentre in tutta Europa, come richiesto dalla comunità, i parlamenti discutono quali grandi riforme ciascun paese  si impegna a fare per il 2020, il 28 settembre Berlusconi è costretto ad intervenire alla Camera per  ridefinire la composizione dell'alleanza che lo sostiene e le priorità della azione del suo governo dei prossimi mesi, in un evidente sforzo di tirare a campare. Mi verrebbe da dire: forse non è ancora in ginocchio ma è in difficoltà quindi andiamo all'attacco. Uniti. Possibilmente tutte le opposizioni unite. E'  banale buon senso. E invece no. Si coglie il momento per aprire un confronto interno. Non entro neanche nel merito, noto che già ieri Cicchitto ed altri ci hanno sfottuto e potrei anticipare facilmente cosa dirà il 28 fosse solo per spostare l'attenzione dalla Pdl. Se proprio si doveva fare, aspettare il 30  era impossibile?
Martedì scorso c'è stata l'assemblea del gruppo al Senato, quella alla Camera è già in calendario per il 27, il 23 c'è la Direzione nazionale l'8 e 9 ottobre l'Assemblea nazionale. Presentare documenti in quella sede, magari sui singoli temi invece che tornare a riscrivere mozioni congressuali omnicomprensive non era una strada percorribile?  Continuiamo a lamentarci che manca la democrazia interna, ma poi non facciamo uso delle occasioni che ci sono.
Stiamo, per la verità da tempo, usando risultati elettorali e sondaggi ad uso interno.  Paragono sondaggio a sondaggio: 21 gennaio 2009 SWG ci da' tra il 23-25%   (ultimo sondaggio della segreteria Veltroni) e quello euro media diffuso "a porta a porta " ieri  il 25%.  La mia lettura è che alle elezioni politiche del 2008 c'è stato un 8-9 % di voto utile (che con la riorganizzazione della sinistra intorno a Vendola difficilmente  tornerà ) e che quindi  la base elettorale del Pd stia intorno al 25% punto più o punto meno qualsiasi segretario ci sia.  Si fa politica per cambiare e quindi non considero quel dato immutabile, ma non sarebbe più utile partire da qui? 
La domanda a Fioroni e agli ex popolari (ma perché li chiamiamo poi ex se il popolarismo è un riferimento anche oggi?) o meglio a quelli firmatari dell'appello.  Se si voleva difendere una identità e un patrimonio di consenso non era meglio presentare  una mozione autonoma al congresso? Forse una scelta così ci avrebbe permesso di superare quel 25% perché le vere  contaminazioni culturali richiedono tempo, rispetto, conoscenza ed un grande partito a vocazione maggioritaria può avere al suo interno componenti culturali forti ed organizzate







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