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Intervento di Della Vedova
06 agosto 2010

Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli colleghi, il gruppo parlamentare Futuro e
Libertà. Per l'Italia è formato da deputati
che avrebbero voluto restare nel Popolo
della Libertà e lì partecipare ad un vitale
confronto di idee e di personalità, che,
guardando all'Europa, costruisse il futuro
di un grande partito liberale e moderato
nell'interesse del Paese.
Ci è stato detto in modo categorico che
ciò non era ammissibile, che le nostre
proposte e le nostre ragioni, i nostri contenuti
e le forme che sceglievamo per
esprimerli erano incompatibili con il partito
e la sua leadership. Il nuovo partito del
centrodestra, a quanto pare, non avrebbe
potuto tollerare quella dialettica politica,
aspra e competitiva, che caratterizza in
tutto l'Occidente avanzato la vita politica
interna dei grandi partiti di centrodestra.
Non abbiamo capito, ma ci siamo adeguati;
ne abbiamo preso atto, ma non ci
siamo rassegnati. Ora la maggioranza parlamentare,
alla Camera come al Senato, è
composta da tre gruppi, compresi quelli di
Futuro e Libertà. Per l'Italia.
Siamo nella maggioranza e sosterremo
lealmente l'Esecutivo, lavorando per migliorare
e accelerare l'attuazione del programma
di Governo. Per il resto, fuori dal
perimetro del programma, andremo ad un
confronto aperto, senza pregiudizi e ostilità.
Nulla di meno, nulla di più !
Veniamo al voto di oggi: siamo garantisti
« senza se e senza ma ». Lo siamo per
le migliaia di persone che stanno in carcere
in condizioni incivili, ancora in attesa
di un processo; lo siamo per quegli immigrati
che vengono respinti come irregolari
prima che si verifichi se abbiano o
meno i requisiti per ottenere l'asilo politico;
lo siamo per quelle decine di migliaia
di imputati e vittime di reati che sono
condannati dalle inefficienze del sistema
giudiziario ad attendere per anni, spesso
inutilmente, che la giustizia faccia il suo
corso; lo siamo per tutti e lo siamo anche
per i politici, che, di fronte ad un'indagine
o ad un'imputazione, non sono né più né
meno innocenti dei comuni cittadini.
Il perimetro della responsabilità penale
non coincide, però, con quello della responsabilità
politica. Nessun politico ha il
dovere di dimettersi per il solo fatto di
essere indagato, ma nessun politico può
essere difeso, a prescindere da qualunque
altra considerazione, solo perché indagato.
L'avviso di garanzia non è una condanna
preventiva, ma la presunzione di innocenza
non assicura l'impunità politica.
Siamo contro gli opposti estremismi di
chi ritiene che un avviso di garanzia debba
far scattare la tagliola delle dimissioni e,
magari, della decadenza dalle cariche pubbliche,
e di chi, al contrario, ritiene che,
per valutare la responsabilità di un politico
indagato, occorra attendere la pronuncia
definitiva dell'autorità giudiziaria.
Si tratta di due errori, uguali e contrari, in
cui la politica italiana è già caduta in
passato e da cui deve guardarsi per il
futuro.
Se oggi la cosiddetta questione morale
torna in primo piano, non dobbiamo confondere
la causa con l'effetto: sono i fatti
a creare allarme, non l'allarme a creare i
fatti. La crisi economica sta mettendo alla
prova la società italiana: la storia ci insegna
che è in questi momenti, quando la
disoccupazione cresce, tante imprese sono
in difficoltà e le famiglie sono costrette a
ripensare i propri progetti di vita, che si
diffonde la sfiducia nella politica e nelle
istituzioni e che novelli agitatori di piazza
hanno gioco facile.
Ed è in queste situazioni che la politica
ha maggiormente il dovere di dare un'immagine
di trasparenza, di correttezza, di
legalità nell'esercizio del potere pubblico,
di meritocrazia nella selezione della classe
dirigente e nella valutazione delle sue
responsabilità. È questo un importante
Atti Parlamentari - 69 - Camera dei Deputati
XVI LEGISLATURA - DISCUSSIONI - SEDUTA DEL 4 AGOSTO 2010 - N. 365
capitale sociale fondamentale perché una
nazione possa ritrovare la strada della
crescita e del benessere.
Senza moralismi dobbiamo dire forte e
chiaro che la questione dell'etica pubblica
e dell'etica politica ci riguarda tutti, perché
su questo tutti insieme verremo giudicati.
Negli ultimi mesi le inchieste giudiziarie
- e non solo queste - hanno fatto
emergere condotte, di cui è interamente da
accertare il rilievo penale, ma di cui sarebbe
da incoscienti sottovalutare la portata
politica.
È inutile, oltre che dannoso, addebitare
la responsabilità a un complotto politico
mediatico; altra cosa, che invece va fatta a
voce alta, è chiedere che i media raccontino
le indagini senza emettere sentenze
sommarie in assenza di alcun contraddittorio.
In questo clima tornano a soffiare i
venti di un giustizialismo aggressivo e di
uno pseudogarantismo peloso. Non tutto è
uguale, non tutto è ugualmente censurabile,
non tutto è ugualmente difendibile,
ogni caso fa storia a sé.
Per stare alle vicende, che hanno coinvolto
membri dell'Esecutivo, bisogna dire
chiaramente che il caso Caliendo è diverso
dal caso Brancher, che è diverso dal caso
Cosentino, che è diverso dal caso Scajola.
Il collega Claudio Scajola si è dimesso da
Ministro senza aver neppure ricevuto un
avviso di garanzia. Ha sbagliato ? No, ha
fatto bene. Era opportuno che lo facesse e
questo gli va riconosciuto.
Oggi si chiedono le dimissioni del sottosegretario
Caliendo. Non voteremo a
favore della mozione dell'opposizione.
Come dicevamo, non tutte le vicende sono
uguali e questa è molto diversa da quelle
che l'hanno preceduta. Quanto emerge ed
è dato conoscere, al di là - lo ripeto - del
rilievo penale, che non spetterebbe a noi
giudicare, consente di contestare al senatore
Caliendo una grave imprudenza e
un'eccessiva confidenza con personaggi
che non meritavano né ascolto né credito,
non la responsabilità di essere venuto
gravemente meno ai suoi doveri.
Non sussistono i presupposti per chiedere
le sue dimissioni e in questo concordo
con il Ministro Alfano, ma d'altra
parte - e lo diciamo sinceramente - non
può essere giudicato irrilevante che proprio
il sottosegretario al Ministero della
giustizia sia sotto inchiesta per avere tentato
di influire su procedimenti che interessavano
importanti uffici giudiziari.
Tocca al Presidente del Consiglio, al Ministro
della giustizia, ma innanzi tutto al
sottosegretario Caliendo valutare serenamente
se una sospensione delle sue deleghe
fino al chiarimento definitivo della sua
posizione non sarebbe la cosa migliore da
fare. Per queste ragione il gruppo di
Futuro e Libertà si asterrà.
Da ultimo, signor Presidente, ma non
per ultimo, è molto positivo che su questa
posizione equilibrata, su di un terreno
dove abitualmente prevale un feroce scontro
pregiudiziale, vi sia una convergenza
tra gruppi di maggioranza e di opposizione,
uniti dalla consapevolezza che serve
un sussulto di responsabilità istituzionale
in una fase tormentata della Repubblica.
Non è un partito nuovo, non è il terzo
polo: noi restiamo senza esitazioni nella
maggioranza, i cui numeri oggi non cambiano;
altri restano all'opposizione. Ma è
una novità importante che, al di là dell'azione
del Governo su temi che riguardano
le istituzioni e il senso di comune
appartenenza ad esse, non vi siano più
steccati invalicabili. Questo è nell'interesse
della Repubblica italiana.
Concludo, signor Presidente, ribadendo
il voto di astensione del gruppo Futuro e
Libertà. Per l'Italia (Applausi dei deputati
dei gruppi Futuro e Libertà. Per l'Italia,
Unione di Centro e Misto-Alleanza per
l'Italia).






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