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Pensioni e lavoro nella manovra correttiva
24 luglio 2010

A cura della Commissione lavoro Pd e dell'Ufficio legislativo Gruppo Pd









Roma, 21 luglio 2010


La manovra correttiva e le pensioni

La manovra correttiva, caratterizzata da scelte di iniquità sociale e di assenza di risorse per lo sviluppo, sferra un potente attacco alle pensioni e alle tutele del lavoro.
Per quanto riguarda i temi previdenziali dobbiamo denunciare al paese la gravità di una situazione nella quale, grazie alle riforme fatte con un emendamento (come ha ricordato il Ministro Tremonti a Bruxelles) si verrà a creare una situazione insostenibile, soprattutto per le nuove generazioni.
Lo scenario con il quale ci confrontiamo vedrà la coesistenza del sistema contributivo pieno (per coloro che hanno iniziato a lavorare a partire dal 1°gennaio 1996), con l'applicazione triennale dei coefficienti di trasformazione che verranno rivisti  in base all'andamento del PIL (sicuramente al ribasso) e con l'adeguamento automatico dell'uscita verso la pensione all'innalzamento dell'attesa di vita, a partire dal 2015.
Si passa,  in sostanza, dal sistema retributivo delle  vecchie generazioni, che dava certezze di data per andare in pensione e di risultato per quanto concerne l'assegno pensionistico, ad una nuova situazione nella quale le giovani generazioni non sapranno né quando andranno in pensione, né quanto percepiranno.
Una situazione di radicale trasformazione che cancellerà completamente le riforme previdenziali dal 1995 ai giorni nostri. E' emblematica la dichiarazione del Ministro Tremonti alla quale prima facevamo riferimento: "un'importante riforma delle pensioni è stata fatta passare in Italia con un emendamento, senza che si facesse un solo giorno di sciopero". Ricordiamo che il tema delle pensioni, dal 1968, è sempre stato oggetto di concertazione tra il Governo e le parti sociali.
A questo cambiamento di fondo del sistema pensionistico, al quale si presta poca attenzione, si aggiungeranno gli effetti della manovra correttiva che toccano a loro volta le condizioni esistenti: si pensi, ad esempio, all'introduzione delle cosiddette "finestre scorrevoli" e al brusco innalzamento fino a sessantacinque anni dell'età di pensionamento delle donne del pubblico impiego.


La nostra proposta sulle pensioni

A questa impostazione il Partito Democratico deve essere in grado di contrapporre una visione del problema previdenziale capace di dare continuità alle riforme, a partire da quella del 1995, introducendo correttivi di sistema in grado di mantenere un welfare adeguato per le nuove generazioni e, al tempo stesso, un sostanziale equilibrio dei conti.
Noi pensiamo che il punto  chiave sia il recupero della flessibilità nell'uscita dal lavoro verso la pensione previsto dalla Legge Dini del '95, e non l'irrigidimento del sistema in "gabbie mobili" difficili da raggiungere perché continuamente spostate in avanti, con un andamento automaticamente collegato all'aumento dell'aspettativa di vita.
La nostra proposta deve recuperare pienamente il concetto di flessibilità e di libera scelta dei lavoratori del momento dell'uscita verso la pensione, fondato su regole di base.
Considerando questo ragionamento,  l'obiettivo potrebbe prevedere l'allineamento di tutto il sistema pubblico e privato ad uno standard che contempli l'uscita a partire dai sessantadue anni di età, per uomini e donne, fino ad un massimo di settant'anni (per andare in pensione deve sempre valere un numero di anni minimo di versamenti contributivi).
Questa flessibilità potrà essere incentivata e disincentivata: fissato un punto di equilibrio nei sessantacinque anni per tutti, si tratterebbe di prevedere fino a quell'età l'integrale applicazione dei coefficienti di trasformazione.
Come tutti sanno il loro adeguamento triennale porta inevitabilmente a un abbassamento dell'assegno pensionistico, in quanto calcolati in base all'andamento del prodotto interno lordo. Quando nel '95 i coefficienti furono varati con il sistema contributivo, la stima dell'epoca prevedeva una crescita del PIL su base annua pari al 2%: è chiaro che questo risultato sarà un miraggio per gli anni a venire.
Dai sessantacinque anni in poi si può prevedere un incentivo o la sospensione dell'applicazione dei coefficienti per invogliare lavoratori e lavoratrici a rimanere in attività.
Altro elemento portante deve essere costruito sulla consapevolezza che il sistema contributivo per le nuove generazioni porterà ad un risultato pensionistico largamente insufficiente. Per questo si rende necessario immaginare, come alcune proposte di legge del Partito Democratico propongono, uno zoccolo universale di base, ad esempio 500€,  sul quale collocare il sistema contributivo.
In questo modo si potrebbe consolidare l'obiettivo di conseguire un assegno pensionistico pari al 60% dell'ultimo periodo di lavoro (che si presume essere il più favorevole), come previsto dal Protocollo del 23 luglio 2007.
A questo fine andrebbero altresì consolidati gli strumenti già contenuti nel Protocollo che prevedevano un riscatto della laurea favorevole per le famiglie e per i giovani (da migliorare ulteriormente), i contributi figurativi pieni nei periodi di disoccupazione e la totalizzazione di tutti i contributi, che dovrebbe essere abbassata al di sotto dell'attuale tetto di tre anni.

L'uscita anticipata per le categorie svantaggiate

Accanto a questo, il PD ha proposto alcune soluzioni che consentano un'uscita pensionistica anticipata:

  • per i lavori usuranti come definiti nel Protocollo del 23 luglio 2007, che dovrebbero trovare una loro definizione con una delega al governo della durata di tre mesi a partire dalla conclusione dell'iter parlamentare del cosiddetto "collegato lavoro".
  • Per le donne, per le quali prevedere un anticipo di due anni per ogni figlio, fino a un massimo di cinque anni.
  • Per i lavoratori e le lavoratrici che hanno famigliari con gravi disabilità.

     Flessibilità in uscita, incentivi e disincentivi sopra e sotto la soglia dei sessantacinque anni, la completa parità tra uomini e donne, una pensione di base universale sulla quale costruire il sistema contributivo e l'anticipo pensionistico delle categorie più svantaggiate:
     tutte queste proposte possono costruire un'architettura alternativa per un sistema che guardi alla costruzione di un welfare moderno capace di tenere insieme equilibrio sociale ed equilibrio dei conti.

Alcune priorità di intervento nella manovra

Per quanto riguarda la manovra, la nostra attenzione si dovrà concentrare su alcuni punti politici necessariamente molto selezionati:

  • - la conferma della non applicazione delle "finestre scorrevoli" per:
 i  lavoratori che hanno maturato quarant'anni di contributi; per tutti i   lavoratori inseriti nei processi di mobilità (il tetto numerico di diecimila persone previsto dal governo non è in grado di includere tutte le situazioni di crisi esistenti nel nostro paese);  per i lavoratori che hanno perso l'impiego non per loro responsabilità. Tutti questi soggetti non possono allungare i tempi dell'andata in pensione al di là di quanto previsto dalle attuali leggi.

  • - Riguardo il pubblico impiego vale la pena ricordare che il blocco della contrattazione, già fatto da governi precedenti, in questo caso non prevede il recupero salariale e, quindi, non consente di mantenere anche ex post il potere d'acquisto delle retribuzioni. Va inoltre chiarito il problema degli scatti di anzianità per quanto riguarda i dipendenti della scuola. In ogni caso noi vorremmo concentrare la nostra attenzione sul tema del precariato. Non possiamo consentire che ci sia una nuova ondata di licenziamenti nella Pubblica Amministrazione (almeno 140.000), che si aggiunge a quelli della scuola e che coinciderà con prevedibili licenziamenti nel settore privato, poiché nell'autunno si concluderanno molti processi di ristrutturazione che non consentiranno il rientro al lavoro di una parte dei quasi due milioni di cassa integrati. Si creerebbe in questo modo una situazione sociale insostenibile. La nostra proposta è quella dello sblocco del turnover e dell'assorbimento graduale di questi lavoratori. Va inoltre ricordato che questa perdita occupazionale non sarà riferibile alla sola pubblica amministrazione in senso stretto, ma, al cosiddetto elenco ISTAT che comprende una lunga lista di aziende, a partire dalle ferrovie e dall'ANAS. Un secondo argomento, relativo a questo capitolo, riguarda la richiesta di assunzione graduale dei vincitori di concorso.

  • - Per quanto riguarda i disabili, il Governo ha cercato di mettere concretamente in discussione la buona integrazione scolastica, colpendo i più deboli tra i deboli, cioè i bambini disabili che hanno il diritto di imparare e crescere con i loro coetanei, aprendo così la strada a percorsi separati e di segregazione.
Mentre la norma relativa al  tetto del numero complessivo degli insegnanti di sostegno è rimasta, altri dispositivi sono stati ritirati grazie alla mobilitazione delle Associazioni dei disabili e all'azione congiunta dei senatori e dei deputati PD.

  • - Per quanto riguarda le Casse di previdenza private dei liberi professionisti, nella manovra correttiva ci sono disposizioni che riteniamo profondamente negative: tagli lineari ai bilanci, blocco delle retribuzioni del personale dipendente, patrimoni immobiliari posti sotto tutela.
Il lavoro emendativo pro-Casse dei Senatori del Partito Democratico e' stato parzialmente vanificato in Commissione Bilancio dalla bocciatura pregiudiziale da parte del relatore di maggioranza e del rappresentante del Governo. Ora, tra le maglie contorte del maxiemendamento, appare l'esclusione delle Casse dai tagli previsti all'art. 6, senz'altro un passo avanti  che noi abbiamo voluto con forza. Resta il blocco senza senso delle retribuzioni del personale, il cui contratto nazionale e' di diritto privato e i cui costi non gravano sui conti pubblici. Il senso vero di tale disposizione  è limitare l'acquisita autonomia gestionale delle Casse, le cui strutture organizzative devono garantire i servizi agli associati. Resta, soprattutto, la gravissima ingerenza dei Ministeri dell'Economia e del Lavoro   nella gestione dei patrimoni immobiliari e delle risorse economiche da investire nel settore, ora vincolati al parere preventivo dei Ministri .

Su questi punti, che sono il frutto di una discussione nella Commissione Lavoro del Partito Democratico e con alcuni rappresentanti dei Sindacati Confederali e con l'Ufficio Legislativo del PD, si rende necessaria una battaglia sui contenuti sociali  da portare come contributo alla discussione generale sulla manovra correttiva.
La scelta del Governo di porre la fiducia al Senato e alla Camera impedisce alle opposizioni una efficace azione parlamentare: per questo è importante che sui punti politici prioritari le nostre proposte e la nostra voce giungano al paese.






Roma, 21 luglio 2010






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