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Speciale intercettazioni
24 luglio 2010

Grazie alla tenace battaglia del gruppo Pd alla Camera è stato allentato il ‘bavaglio' all'informazione e ridotta la responsabilità penale per gli editori. E' passata la nostra proposta di rendere pubblicabili le intercettazioni ritenute rilevanti dal giudice nella c.d. udienza-filtro che dovrà essere fissata entro 45 giorni da quando il PM gli trasmette gli atti
 
  • sui termini di proroga delle intercettazioni, abolendo la tagliola delle mini proroghe di tre giorni in tre giorni;
  • sui criteri di valutazione dei gravi indizi di reato non servirà più provare la colpevolezza;
  • sulle utenze intercettabili quando sono ignoti gli autori dei reati;
  • sulla norma privilegio che introduceva la necessità dell'autorizzazione del parlamento per le intercettazioni, anche indirette, su deputati e senatori;
  • sul concetto di privata dimora in caso di intercettazioni ambientali;
  • sull'agevole possibilità di togliere un'inchiesta ad un magistrato ‘scomodo';
  • sulle limitazioni all'uso delle intercettazioni nelle indagini su reati ambientali e traffico illecito di rifiuti
Rimane in piedi tutto il problema dei nuovi strumenti di comunicazione, dai social network ai blog, per i quali il provvedimento  prevede gravosi limitazioni alla libera espressione.
Ma la tanto declamata tutela della legalità è ancora molto lontana.
Nonostante i proclami sulla sicurezza e sul rispetto della legalità di taluni settori della maggioranza, il provvedimento lega le mani ai magistrati e alle forze dell'ordine.Ecco perché la legge sulle intercettazioni continua ad avere il nostro ‘no' :
 
  • 1. Quanto al giudice che deve autorizzare le intercettazioni la previsione della competenza del tribunale del distretto in composizione collegiale è assolutamente irragionevole e avrà un impatto organizzativo disastroso sul sistema giustizia: per ogni intercettazione telefonica, per ogni utenza, per ogni proroga, per ogni captazione ambientale, per ogni convalida di atto urgente adottato dal pm sarà necessario riunire un collegio di tre persone nella sede del distretto di corte d'appello. Ciò è del tutto assurdo, se si considera che un solo giudice ha per legge il potere di disporre non solo custodie cautelari in carcere e altre limitazioni della libertà personale, ma anche di irrogare pene detentive compreso l'ergastolo nella sede del giudizio abbreviato. Sul piano organizzativo, inoltre, si porrà il problema della disponibilità di risorse umane (giacché saranno necessari più magistrati); le operazioni saranno più complicate, visto che sarà competente il tribunale nella sede della corte d'appello, verosimilmente lontano dalla sede delle indagini; senza parlare della possibilità di incorrere in incompatibilità. Che senso ha?
  • 2. In relazione alla possibilità di effettuare operazioni di intercettazione per reati gravi di criminalità organizzata , è stata abrogata l'art. 13 della legge Falcone (n. 203 del 1991). Per questi reati restano - sì - necessari indizi di reato sufficienti (e non gravi) però questi requisiti meno severi sono richiesti solo per delitti commessi con finalità di terrorismo, delitti di associazione mafiosa e talune ipotesi di associazione per delinquere. Resta fuori da questo catalogo, rispetto alla legge Falcone , il reato di costituzione di organizzazioni criminose stabili (art. 416 c.p.) volte a perpetrare gravi reati comuni tra cui usura, bancarotta, truffa aggravate e non, corruzione, concussione, peculato, abuso d'ufficio, sfruttamento della prostituzione e della manodopera agricola e in genere tutti i reati commessi dalla criminalità organizzata. Sarà più difficile per magistrati e forze dell'ordine perseguire questi reati.
  • 3. Quanto alle intercettazioni ambientali, il testo - pur lievemente migliorato - resta confuso e gravemente limitativo dei poteri investigativi. Si dice infatti che per disporle occorre che nel luogo che si vuole sottoporre a controllo deve essere in corso l'attività criminosa. Già questo requisito è un paletto assurdo, giacché si richiede in sostanza la flagranza del reato, la quale da sola consentirebbe l'arresto. E' stata introdotta, con un emendamento della maggioranza, la possibilità di svolgere le intercettazioni ambientali anche in carenza della flagranza solo se dalle indagini già esperite emerga che la captazione potrebbe consentire l'acquisizione di elementi fondamentali per l'accertamento del reato. Tale possibilità però vale solo per gli ambienti diversi dalla privata dimora, per la quale resta valida la regola della flagranza. Si tratta nel complesso di un ostacolo irragionevole e talora determinante sul risultato delle indagini. L'intercettazione ambientale non potrà essere il mezzo di ricerca della prova adoperato per primo ma dovrà essere un elemento di conferma, ciò che è chiaramente ingiustificato e irragionevolmente differenziato dalle captazione telefoniche.
  • Quanto ai tabulati telefonici , essi vengono irragionevolmente accomunati alle intercettazioni. Si tratta di un grave errore logico e giuridico. Il tabulato è solo l'elenco dei contatti telefonici stabiliti tra due utenze. Può rivelare una frequenza di contatti ma non il contenuto delle conversazioni. E' dunque meno di un'agenda. Sicché è spesso usato dagli inquirenti per svolgere le prime verifiche e per scartare le piste più improbabili. Sottoporre questo strumento agli stessi gravosi requisiti previsti per le intercettazioni, significa lasciare gli investigatori a brancolare nel buio. Con il testo approvato dalla Commissione sarà possibile utilizzarli quando lo stato delle indagini è già in fase avviata. Ad esempio, per il reato di truffa non sarà possibile estrarre il tabulato dell'indagato per dimostrare il legame con la vittima. Dal punto di vista giuridico, poi, sottoporre i tabulati allo stesso regime delle intercettazioni potrebbe far venire la tentazione di mutuarne il medesimo valore probatorio, ciò che sarebbe assurdo, giacché il tabulato restituisce meno informazioni dell'intercettazione.
  • Quanto agli strumenti investigativi diversi dalle intercettazioni, circa in particolare le ispezioni, le perquisizioni e i sequestri - vale a dire i tipici mezzi a sorpresa di ricerca della prova - è stato da ultimo introdotto un'ulteriore incredibile limite alle indagini. Viene infatti richiesto che - se l'atto di ispezione o perquisizione viene disposto in seguito a notizie apprese da intercettazioni - l'atto deve essere preceduto dal deposito delle intercettazioni nella cancelleria del giudice collegiale nella sede del distretto con contestuale informazione alla parte. In pratica, per esempio, se da un'intercettazione emerge che la persona sequestrata è tenuta presso un certo luogo, il pm dovrà depositare le intercettazioni e poi andare a svolgere la perquisizione per liberare il sequestrato, avendo però messo in guardia i rapitori.    
Donatella Ferranti - 22 luglio 2010





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