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Franceschini e Lenzi sui diritti civili in Libia
04 luglio 2010

  Atto Camera

Interpellanza urgente 2-00753
presentata da
DARIO FRANCESCHINI
giovedì 10 giugno 2010, seduta n.335

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro degli affari esteri, per sapere - premesso che:
il Governo libico nei giorni scorsi ha imposto all'UNHCR, l'Agenzia Onu per i rifugiati, la chiusura immediata della propria sede a Tripoli;
la portavoce dell'UNHCR, Melissa Fleming, ha riferito che le autorità di Tripoli hanno ordinato la chiusura degli uffici, dove lavorano tre funzionari internazionali e una ventina di funzionari ed impiegati libici, senza alcun preavviso e senza fornire alcuna giustificazione;
l'UNHCR opera, senza aver mai ottenuto un riconoscimento formale, in Libia da diciannove anni, e, pur trovandosi a superare un certo numero di difficoltà, ha sempre svolto un ruolo decisivo per le attività di protezione dei rifugiati e dei migranti, nella gestione dei flussi migratori, nel monitoraggio dei centri di detenzione per migranti presenti in Libia, anche in collaborazione con il CIR, il Consiglio nazionale per i rifugiati;
la portavoce dell'UNHCR per l'Italia, Malta e Cipro, Grecia e Albania, Laura Boldrini, ha dichiarato di augurarsi vivamente un veloce ripristino della presenza dell'UNHCR a Tripoli: poiché la Libia non ha firmato la Convenzione di Ginevra relativa ai rifugiati e non ha una propria legislazione in materia di asilo, l'ufficio che è stato chiuso ha rappresentato un fondamentale presidio per il riconoscimento dello status di rifugiato politico, per la registrazione dei richiedenti asilo, nonché per la procedura per la determinazione del loro status; la sua chiusura improvvisa darà dunque luogo ad un vero e proprio vuoto di garanzie e assistenza;
risulta agli interpellanti che, di fronte alle richieste di chiarimenti provenienti dal nostro Governo, dalla Libia sia stata fatta rilevare «l'assenza di un accordo di sede finalizzato a regolare la vicenda»;
inoltre, con un suo comunicato diffuso sul sito dell'agenzia di stampa ufficiale libica «Jana», il Comitato popolare per le comunicazioni estere e la cooperazione internazionale ha fatto sapere che la Libia «non ha aderito» alla Convenzione di Ginevra del 1951, relativa allo status dei rifugiati, accusando il rappresentante dell'UNHCR a Tripoli di «aver commesso alcune attività illecite». «Nonostante non esistesse un ufficio dell'UNHCR, nel 2001 è stata autorizzata la nomina di un rappresentante dell'Alto commissariato nel quadro del Programma di Sviluppo dell'Orni (Undp)», spiega la nota del Comitato, precisando che «il lavoro di tale rappresentante si limitava in quel periodo alla soluzione di un determinato problema». Tuttavia, «in seguito la sua attività è diventata illecita, andando a violare l'accordo siglato tra la Grande Jamahiriya e l'Alto commissariato», aggiunge il comunicato, che esprime disappunto per il fatto che «simili vicende accadano con il rappresentante di un'organizzazione internazionale tenuta a rispettare il diritto internazionale e la sovranità e le scelte degli Stati». Il Comitato sottolinea che «la questione delle attività illecite del rappresentante dell'Unhcr a Tripoli è stata sollevata più volte con il coordinatore locale dell'Undp»: in quella occasione, la Jamahiriya libica aveva sottolineato «la necessità di dare attuazione alla decisione delle autorità libiche di chiudere l'ufficio, alla luce dell'illegalità delle sue attività»;
inoltre il 6 giugno 2010 proprio l'UNHCR aveva ricevuto un s.o.s. da una barca sulla quale si trovavano una ventina di migranti, in gran parte eritrei, a poche miglia da Malta; sulla «carretta» del mare è stata accertata la presenza di tre donne e di un bambino di soli 8 anni;
l'UNHCR ha allora immediatamente allertato le autorità italiane e maltesi, che non sono intervenute, ma hanno atteso la marina libica per un salvataggio che è avvenuto solo un giorno e mezzo dopo l's.o.s. nelle acque maltesi e a 40 miglia nautiche dalle coste italiane: un ritardo che avrebbe potuto trasformarsi in un'ennesima tragedia in termini di vite umane;
si ricorda che proprio il Governo italiano aveva attribuito alla presenza in Libia dell' UNHCR un fondamentale ruolo per la garanzia del rispetto dei diritti umani dei migranti e delle persone che scappano dalla fame, dalle pestilenze e dalle carestie -:
se il Governo italiano intenda intervenire immediatamente con tutti gli strumenti a sua disposizione al fine di ottenere la riapertura immediata della sede dell'UNHCR a Tripoli, anche in considerazione del fatto che le recenti scelte in materia di politiche dell'immigrazione sono state assunte sulla base del ruolo strategico attribuito a questo organismo nella difesa dei diritti dei migranti e dei richiedenti asilo ed il nostro Paese ha, dunque, una responsabilità enorme e non può in alcun modo chiudere gli occhi, posto che in gioco ci sono i diritti di centinaia di persone che ora probabilmente fuggiranno senza meta non sentendosi più protette e la cui difesa non può essere in nessun modo rimessa dal Governo italiano alla Libia.
(2-00753) «Franceschini, Livia Turco, Zaccaria, De Torre, Zampa, Lo Moro, Gozi, Strizzolo, Villecco Calipari, Amici, Sarubbi, Murer, Lenzi».


Svolgimento di interpellanze urgenti (ore 15,15).
(Iniziative del Governo al fine di ottenere la riapertura immediata della sede dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati a Tripoli - n. 2-00753)
PRESIDENTE. L'onorevole Murer ha facoltà di illustrare l'interpellanza Franceschini n. 2-00753, concernente iniziative del Governo al fine di ottenere la riapertura immediata della sede dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati a Tripoli (Vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti), che ha testé sottoscritto.
Pag. 68
DELIA MURER. Signor Presidente, con questa interpellanza, che fa seguito ad una mozione che il nostro gruppo aveva già presentato in Aula per tutelare le persone che sono oggetto di respingimento, sottolineiamo il fatto che il Governo libico nei giorni scorsi ha chiuso l'Agenzia dell'ONU per i rifugiati nella sede di Tripoli.
La portavoce dell'UNHCR ha riferito che le autorità di Tripoli hanno ordinato la chiusura degli uffici senza alcun preavviso e senza fornire alcuna giustificazione. Noi sappiamo che questa sede è stata operativa per diciannove anni, pur non avendo mai ottenuto un riconoscimento ufficiale. Nonostante le difficoltà operative, ha svolto nel tempo un ruolo decisivo per le attività di protezione dei rifugiati e dei migranti. È stata un riferimento anche sul tema della gestione dei flussi migratori e nel monitoraggio dei centri di detenzione per migranti presenti in Libia, anche in collaborazione con il Consiglio italiano per i rifugiati (CIR).
Pertanto, questa è stata una presenza assolutamente importante, perché è stata un presidio per il riconoscimento dello status di rifugiato politico, per la registrazione dei richiedenti asilo, nonché per la procedura per la determinazione del loro status. La sua chiusura, dunque, dà luogo effettivamente ad un vuoto di garanzie e di assistenza in territorio libico.
Vorrei ricordare, inoltre, un episodio denunciato dall'UNHCR il 6 giugno relativo ad un S.O.S. arrivato da una barca sulla quale si trovava una ventina di migranti, in gran parte eritrei, a poche miglia da Malta. Su questa barca si trovavano anche tre donne e un bambino di otto anni.
L'UNHCR ha allertato le autorità italiane e maltesi, che però non sono intervenute, ma hanno atteso che, invece, la marina libica intervenisse. Questo intervento è avvenuto solo un giorno e mezzo dopo, con gravi difficoltà per le persone a bordo della barca.
Vorrei ricordare che anche il Governo italiano aveva attribuito alla presenza in Libia dell'UNHCR un fondamentale ruolo proprio per la garanzia del rispetto dei diritti umani dei migranti e delle persone che scappano da fame, pestilenze e carestie.
Il nostro interesse di interpellanti, a questo punto, è quello di capire se il Governo italiano intenda intervenire con tutte le sue possibilità per la riapertura immediata della sede dell'UNHCR a Tripoli. Mi permetto di dirlo anche perché c'è stato un grande interessamento da parte del Premier Berlusconi per risolvere il problema del cittadino svizzero in Libia. Noi vorremmo che uguale solerzia ci fosse anche per la riapertura della sede ONU.
In secondo luogo, vorremmo capire, anche per il ruolo che la sede ONU ha svolto a Tripoli per i richiedenti asilo e i rifugiati per ottenere lo status di profugo, perché attualmente non abbiamo più nessun presidio di questo genere in quel Paese.
Vorrei anche avere dal Governo informazioni relativamente al destino delle persone che erano a bordo della barca di cui non si sono avute più informazioni.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per gli affari esteri, Stefania Gabriella Anastasia Craxi, ha facoltà di rispondere.
STEFANIA GABRIELLA ANASTASIA CRAXI, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, come riportato dai principali media italiani e internazionali, le autorità libiche hanno disposto nei giorni scorsi la chiusura dell'ufficio dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati di Tripoli, invitando il personale internazionale a lasciare la Libia una volta completate le procedure amministrative. La partenza, quindi, dovrà avvenire già nelle prossime settimane; nel frattempo, sono sospesi i programmi di assistenza ai richiedenti asilo e ai rifugiati gestiti dall'UNHCR.
Secondo le informazioni raccolte dalla nostra ambasciata a Tripoli, il Ministero degli affari esteri libico aveva chiesto all'UNHCR di interrompere le proprie attività già a marzo, adducendo come motivazione il fatto che la Libia non è parte Pag. 69della Convenzione di Ginevra sullo status di rifugiato del 1951 e non è mai stato concluso un Accordo di sede per consentire all'UNHCR di operare in Libia.
Nei giorni scorsi, il Ministero degli affari esteri libico ha ribadito la stessa posizione al coordinatore locale dell'ONU, sollecitando l'immediata chiusura dell'ufficio UNHCR a Tripoli. Il Ministero ha poi espresso pubblicamente questa linea in un comunicato ufficiale del 9 giugno.
Come sottolineato dall'interpellante, pur operando in Libia solo sulla base di una situazione di fatto, l'UNHCR ha svolto un'azione preziosa. Basti pensare, in particolare, allo screening nei campi di raccolta di clandestini per il riconoscimento dello status di rifugiato, al rinnovo dei documenti di identità ai rifugiati soggiornanti in Libia e all'organizzazione di operazioni di ristabilimento di rifugiati in altri Paesi, principalmente europei, tra cui l'Italia.
Il Governo ha espresso più volte il suo apprezzamento per questo operato e per un'azione, condotta d'intesa con le autorità libiche, che ha dimostrato la sensibilità di Tripoli nei confronti della problematica dei rifugiati e la sua volontà di collaborare con le competenti organizzazioni internazionali ad una migliore gestione del fenomeno.
Le operazioni di resettlement dalla Libia in Italia di rifugiati (40 persone accolte nel 2007, 29 nel 2008 e 67 nell'ottobre 2009) hanno anche testimoniato dell'impegno umanitario del nostro Paese e della costante collaborazione con l'UNHCR, l'Organizzazione internazionale per le migrazioni e le autorità libiche, per assicurare un'adeguata tutela ai migranti e alle persone che necessitano di protezione internazionale.
Come lo stesso Ministro Frattini ha sottolineato fin dal primo momento, il Governo auspica, e ne fa stato in tutti i suoi incontri bilaterali, che le autorità di Tripoli e l'UNHCR avviino quanto prima un negoziato che consenta a quest'ultimo di riprendere quanto prima le proprie attività in Libia; un auspicio che ha fatto oggetto anche di una lettera che il Ministro Frattini ha inviato al Ministro degli affari esteri libico, Musa Kusa.
PRESIDENTE. L'onorevole Lenzi, che ha testé sottoscritto l'interpellanza, ha facoltà di replicare.
DONATA LENZI. Signor Presidente, la nostra soddisfazione è molto parziale, intanto perché nella risposta manca il riferimento all'episodio indicato di una nave rimandata indietro, in riferimento alla quale non conosciamo più il destino di coloro che vi erano sopra.
Vorrei ricordare al sottosegretario che, quando due anni fa, all'inizio di questa XVI legislatura e del IV Governo Berlusconi, è stato portato in quest'Aula l'accordo, fondamentale per il Governo, con la Libia - fondamentale perché attinente alle politiche di sicurezza e di rimpatrio dei clandestini e di controllo degli arrivi e degli sbarchi sulle coste della Sicilia, e non solo - le nostre perplessità, e non solo le nostre, si sono concentrate proprio sulla mancanza di tutela dei diritti umani in territorio libico.
In quella sede e in quella discussione ci fu ribadito, assicurato e mostrato che un punto di presidio - non l'unico, certo, però sicuramente qualificato, come lo stesso sottosegretario ha avuto adesso modo di ripetere - era garantito dalla presenza, anche se non regolamentata, ma da ben 19 anni, dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.
Signor sottosegretario, lei comprende che il fatto che venga a mancare questo presidio inficia anche quell'accordo e rende più evidenti le nostre perplessità di allora. Non vorremmo che dell'accordo che costò allora, due anni fa, 5 miliardi di euro di investimenti, non una cosa piccola, alla fine rimanga solo un accordo commerciale, fatto sulla pelle di tanti, che sono mandati lì, non nella loro terra d'origine, che non sono rimpatriati da dove sono fuggiti, ma che vengono rimandati in uno Stato nel quale sono transitati, che sta svolgendo - impropriamente, mi viene da dire - sulle nostre coste un ruolo di polizia, in qualche modo dato sia dall'Italia sia da Malta.
Questo era il significato della citazione dell'episodio ultimo - ma non il primo - di un barcone arrivato vicino alle nostre coste e alle coste maltesi sulle quali si è atteso che intervenisse la Libia con i propri mezzi. Le nostre preoccupazioni, quindi, rimangono ed attengono alla tutela dei diritti umani che non possono in qualche modo scontare una qualità inferiore a seconda delle razze o del Paese di provenienza delle persone, degli uomini, delle donne e dei bambini che vi sono coinvolti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).







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