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Disabili e manovra per saperne di più
04 luglio 2010

Danneggiati da trasfusione - Il  TESTO COMUNICATO STAMPA
"Con la recente manovra finanziaria vengono lesi i diritti di migliaia di cittadini che hanno contratto, per negligenza dello Stato, gravissime malattie, come l'AIDS e l'epatite virale, a seguito di contagio con sangue infetto: a loro spetterà un terzo in meno della pensione".
Lo affermano in un comunicato l'avvocato Mario Lana, presidente dell'Unione Forense per la tutela dei diritti dell'uomo e del Coordinamento Sangue Infetto e gli avvocati Massimo Dragone, Stefano Bertone, Marco Calandrino, Simone Lazzarini; Luigi Delucchi, Dario Cutaia, Giovanni Antonio Fara, Alessio Oldrini; Piero Moreschini; Alberto Cappellaro; Massimiliano Poggianti; Angelo Ressa; Marco Impelluso; Michele Scolamiero; Carmelo Chimirri, Fulvio Tomai, Ermanno Zancla, Paola Perrone, Quirino Mescia, Paola Soragni, Mauro Trevisson e gli altri legali che sottoscrivono il comunicato, che difendono oltre 5000 danneggiati in causa contro il Ministero della Salute.
"L'articolo 11 commi 13 e 14 del DL 782010" - dichiarano i legali - "nega la rivalutazione degli indennizzi con decorrenza retroattiva, congelando gli importi al 1992. Un salto indietro di 18 anni, quando le cifre erano ancora in lire, che comporta una perdita del valore della pensione delle vittime da sangue infetto di oltre un terzo. E' un provvedimento ingiusto e discriminatorio che va a colpire una categoria di <> invalidi, gravemente ammalati e bisognosi di cure".
La manovra va anche ad incidere sui procedimenti giudiziari in corso, fornendo un'interpretazione autoritativa della normativa passata, in contrasto con moltissime sentenze dei Tribunali di più parti d'Italia e di fatto condizionando i giudizi pendenti.
Sottolineando l'inammissibile interferenza del potere legislativo su quello giudiziario e l'irragionevole disparità di trattamento, gli avvocati ritengono che il decreto violi la Costituzione e la Convenzione europea dei diritti dell'uomo e si auspicano che in sede di conversione vengano eliminati i commi 13 e 14 perché, diversamente, sarà assai probabile un ricorso alla Corte Costituzionale e alla Corte di Strasburgo. Quest'ultima ha già condannato l'Italia per la violazione di tali diritti nel caso di cittadini talassemici danneggiati da emotrasfusioni infette.
"Piuttosto" - concludono nel comunicato - "sarebbe assai più efficiente per il risanamento delle finanze dello Stato prevedere il collegamento telematico tra gli uffici erogatori degli indennizzi e pensioni di invalidità e gli uffici dello stato civile, in modo da aggiornare in tempo reale l'elenco degli invalidi deceduti, evitando in tal modo eventuali abusi."
Disabili  - i comunicati della Fish

La manovra contiene una vera e propria aggressione alle persone con disabilità. Firma l'appello della Fish!
La Manovra che il Parlamento sta per approvare è la peggiore aggressione, nella storia repubblicana, alle persone con disabilità e alle loro famiglie. Contiene disposizioni discriminanti di dubbia costituzionalità. 
La Manovra eleva a 85 la percentuale di invalidità necessaria per ottenere l'assegno mensile di assistenza. Per godere dell'assegno sono previste altre due condizioni oltre a quella sanitaria: risultare inoccupati e iscritti alle liste di collocamento e non superare il limite reddituale annuale di 4.408,95 euro. Un limite molto basso, quindi. L'importo dell'assegno è di 256,67 euro mensili (importo 2010) per un totale annuo di 3.336,71 euro.
La Manovra, come emendata dal Governo, crea una illegittima disparità fra gli invalidi civili: chi ha la "fortuna" di essere affetto da una patologia singola per la quale è prevista una invalidità del 74%, avrà l'assegno mensile anche se non raggiunge l'85% di invalidità. Chi è colpito, invece, da due patologie o menomazioni, la cui somma dà l'80 per cento, non ha diritto a nulla.
La Manovra fissa nuovi criteri per ottenere l'indennità di accompagnamento che sono irraggiungibili se non ci si trova in stato vegetativo. Ci saranno dei nuovi esclusi: persone con sindrome di Down, persone che deambulano a fatica e tra mille difficoltà (amputati, poliomielitici), persone che riescono a guidare con adattamenti, probabilmente persone che lavorano, persone che riescono a vestirsi o a mangiare, ma che magari non sanno dove sono, chi sono, dove vanno. 

CHIEDIAMO
1. l'abrogazione del comma 1 dell'articolo 10 del Decreto Legge 78/2010, e dei relativi emendamenti, che prevede l'innalzamento a 85 della percentuale di invalidità necessaria per ottenere l'assegno agli invalidi parziali; 
2. la cancellazione o il ritiro dell'emendamento del Governo che rivede i requisiti medico-legali per la concessione dell'indennità di accompagnamento.
Firma la petizione anche tu, qui a fianco sulla colonna di destra.
FISH
via Gino Capponi, 178 - 00179 Roma
Tel. 06.78851262 - Fax 06.78140308
presidenza@fishonlus.it - www.fishonlus.it

2 Comunicato

Il Ministro dell'Economia la scorsa settimana fa ha annunciato che a pagare la Manovra sarebbero stati "falsi invalidi e veri evasori". Autorevoli esponenti della maggioranza hanno pervaso i media di invettive contro i falsi invalidi - causa del disastro economico -  sui quali sarebbe caduta la scure di una politica nuova che elimina le ingiustizie e fa cassa. Sono seguite veline artatamente false che buona parte dei giornali, schierati e non, hanno rilanciato acriticamente, senza approfondire i fatti e i risvolti. Dimenticando, ad esempio, che l'Italia per l'invalidità civile spende meno della Polonia, dell'Ungheria, della Francia e della Germania e di molti altri. Che meno di noi spende solo la Grecia, l'Estonia, la Bulgaria, l'Irlanda. Che la nostra spesa è inferiore all'Europa dei 15 e anche a quella dei 27 (Fonte: Relazione sullo stato economico del Paese, Ministero dell'economia).
 
La FISH e le associazioni aderenti reclamano da tempo immemore un'opera di pulizia - ma anche di razionalizzazione del sistema - in questo come in altri campi. Allo stesso tempo però, sono perfettamente consapevoli che un annuncio tanto roboante e una campagna così accuratamente costruita non poteva non nascondere ben altro: il taglio delle prestazioni a persone con vera disabilità. E si è iniziato da una "categoria" che già di tutele ne ha ben poche.
L'innalzamento della soglia percentuale dal 74% all'85% per vedersi erogare l'assegno mensile, non colpisce in alcun modo i falsi invalidi, bensì principalmente persone con disabilità intellettive di media entità espulse dal mercato del lavoro per lo stigma dell'improduttività e per lo stesso stigma privati della vita di relazione ordinaria. Il carico assistenziale ricade, ancora una volta, esclusivamente sulle loro famiglie. L'entità della loro disabilità è troppo bassa per poter acceder a prestazioni superiori (pensione e indennità di accompagnamento), ma troppo elevata per poter acceder al mondo del lavoro. Fin troppo facile prendersela con loro. Inutile dire che se per lo Stato il risparmio sarà ridicolo, per i diretti interessati la nuova regola sarà una gravissima perdita.
 
«I falsi invalidi secondo il Ministro Tremonti», commenta Pietro Vittorio Barbieri, presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap «sono le persone ai margini della società che - alla faccia del principio costituzionale della non discriminazione e del pieno sviluppo della personalità, e dei loro diritti fondamentali - vengono private dell'unica misura nazionale che ne incentiva, già in modo esiguo, la permanenza nel proprio contesto familiare, e che restituisce qualche seppur minima opportunità di inclusione sociale».
 
La FISH e le associazioni aderenti sono mobilitate per ogni iniziativa democratica affinché la discussione parlamentare possa riequilibrare una mancanza di equità così evidente.
3 Comunicato
In una nota, i presidenti di Fish e Fand, Pietro Vittorio Barbieri e Giovanni Pagano, denunciano un nuovo attacco in commissione Bilancio. La Federazione per il superamento dell'Handicap ha inoltre lanciato una raccolta firme per protestare contro la manovra a cui si può aderire online con un solo click. Ma ecco quanto scrivono:
 «Nella seduta di ieri sera della Commissione Bilancio del Senato, l'onorevole Azzollini presidente della stessa, nonché relatore di Maggioranza, in accordo con il Ministero dell'economia, ha presentato l'emendamento alla Manovra relativo alle persone con disabilità. Un emendamento largamente deludente e preoccupante rispetto anche alle rassicurazioni espresse da più parti, oltre che irridente a qualsiasi interlocuzione avvenuta e impegni assunti.
Continua pervicacemente a persistere nel testo l'innalzamento della percentuale di invalidità necessaria per la concessione dell'assegno mensile di assistenza agli invalidi civili parziali (256 euro al mese) disoccupati ed indigenti, nonostante il risparmio dichiarato dallo stesso Ministero dell'economia sia risibile.
Ora c'è di peggio: a questa disposizione l'emendamento introdurrebbe una "correzione" ulteriormente iniqua creando una discriminazione fra le persone affette da una sola minorazione (con percentuale di invalidità superiore al 74%) e quelle affette da varie patologie inferiori all'85%. Ai primi va l'assegno ai secondi, no.
Ma ancora più brutale e devastante è il subdolo intervento che modifica le condizioni medico-legali per l'accesso all'indennità di accompagnamento. L'emendamento governativo limita rigidissimamente le future concessioni a persone: indennità di accompagnamento solo a chi è immobilizzato o che non riesce a svolgere tutte le funzioni fisiologiche. Un criterio pericolosissimo nelle mani di Commissioni di valutazione alle quali non è stata indicata nessuna scala di valutazione a cui attenersi.
Rimangono i controlli sulle "false invalidità" che sono talmente tanti che per eseguirli l'INPS può chiedere aiuto alle Commissioni ASL. Anche questo è previsto dall'emendamento approvato.
A FAND e FISH - le due Federazioni che raggruppano le maggiori e più significative associazioni italiane di persone con disabilità e dei loro familiari - sbalordite da tanta iniqua approssimazione, non resta che inasprire la propria mobilitazione, promuovendo una Manifestazione unitaria a Roma, per il 7 luglio prossimo.
E la mobilitazione continua anche nel quasi disperato tentativo di far ritirare l'emendamento dal Governo o nel più concreto tentativo di farlo bocciare dal Parlamento».
Le informazioni tecniche dal sito di handylex
Manovra correttiva: emendamento del Governo
In Commissione Bilancio del Senato, ieri sera, è stato presentato dall'Onorevole Azzollini, presidente della Commissione e relatore di Maggioranza, l'emendamento del Governo all'articolo 10 del Decreto Legge 78/2010 (Manovra). L'articolo riguarda la "Riduzione della spesa in materia di invalidità".
Come si ricorderà, il testo originario prevede, fra le altre disposizioni, un intervento sull'assegno mensile di assistenza che è attualmente riconosciuto agli invalidi civili parziali (dal 74% al 99% di invalidità accertata), di età compresa fra i 18 e i 65 anni di età.
Per godere dell'assegno sono previste altre due condizioni oltre a quella sanitaria: risultare inoccupati e iscritti alle liste di collocamento e non superare il limite reddituale annuale di 4.408,95 euro. Un limite molto basso, quindi. L'importo dell'assegno è di 256,67 euro mensili (importo 2010) per un totale annuo di 3.336,71 euro.
La Manovra interviene sulla percentuale minima di invalidità richiesta per la concessione dell'assegno: sarà elevata all'85% a partire dal primo giugno 2010. Rimangono fermi gli altri requisiti reddituali e di inoccupazione. Il limite varrà solo per le nuove domande.
Le numerose critiche espresse in queste settimane hanno spinto il Governo a proporre un emendamento. Le osservazioni più ascoltate sono state quelle che rilevavano come, con la nuova disposizione, si escludessero dal godimento dell'assegno mensile le persone affette da patologie quali la Sindrome di Down, gravi affezioni cardiache o respiratorie, psicosi anche gravi ed altre forme patologiche per le quali le tabelle di riferimento (Decreto del Ministero della Sanità 5 febbraio 1992) prevedono una percentuale di invalidità inferiore all'85%.
L'assegno: le modifiche
L'emendamento del Governo propone una modalità applicativa che conserva il precedente limite del 74% nei casi di patologia unica.
Spieghiamo meglio: le patologie per le quali nelle tabelle di riferimento è indicata una percentuale superiore al 74% danno comunque diritto alla corresponsione dell'assegno mensile di assistenza.
Il senso della disposizione è presto detto: rimarrebbero ora escluse "solo" le persone che non raggiungono l'85% benché affette da più patologie che, singolarmente valutate, corrispondono a percentuali inferiori al 74%.
Primo esempio: persona affetta da laringectomia totale (percentuale fissa prevista: 75%); ha diritto comunque all'assegno mensile, se disoccupata e se non supera i limiti reddituali.
Secondo esempio: persona affetta da nevrosi fobica ossessiva grave (41-50%) e da disfonia cronica grave (21-30%); non ha diritto all'assegno mensile, anche se disoccupata e se non supera i limiti reddituali.
Secondo la relazione all'emendamento, rappresentano il 90% le situazioni in cui la percentuale di invalidità complessiva è data dalla somma di più patologie.
Si aprono notevoli dubbi circa l'equità di tale emendamento.
L'indennità di accompagnamento
L'emendamento presentato interviene anche sull'indennità di accompagnamento agli invalidi civili, ridefinendo i requisiti medico-legali per il riconoscimento di tale provvidenza.
Fino ad oggi la definizione esatta era data all'articolo 1, comma 2, lettera b) che prevedeva la concessione "ai cittadini nei cui confronti sia stata accertata una inabilità totale per affezioni fisiche o psichiche e che si trovino nella impossibilità di deambulare senza l'aiuto permanente di un accompagnatore o, non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita, abbisognano di una assistenza continua".
Più stringente la nuova definizione medico-legale:
"ai cittadini nei cui confronti sia stata accertata una inabilità totale per affezioni fisiche o psichiche e che si trovino nella impossibilità permanente di deambulare senza l'aiuto di un accompagnatore, o, non essendo in grado di compiere il complesso degli atti elementari della vita, abbisognano di una assistenza continuativa".
L'intento chiarissimo è quello di restringere notevolmente il novero dei possibili titolari di indennità di accompagnamento solo a casi di gravissima e totale compromissione dell'autonomia nel suo senso più restrittivo.
La relazione all'emendamento è, in tal senso, molto significativa:
"In primo luogo si prevede che il deficit della deambulazione debba essere permanente ed assoluto, tale da rendere siffatta funzione del tutto impossibile senza l'aiuto di un accompagnatore. Ai fini della costituzione dei requisiti medico-legali per il beneficio in parola non rilevano, perciò, deficit della deambulazione compensabili, anche parzialmente, con ausili quali mezzi di appoggio, protesi o ortesi".
La persona anziana che si sposta lentissimamente con l'aiuto di un tripode ne rimarrebbe esclusa.
E la relazione prosegue con precisazioni sull'impossibilità a compiere in autonomia il complesso degli atti elementari della vita. "La ratio della norma tende a tutelare quelle situazioni nelle quali, annullata la capacità lavorativa dell'individuo, l'infermità è di grado tale da abolire l'autonomia della persona in rapporto alla vita fisiologica (igiene personale, assunzione dei pasti, assunzione della terapia farmacologica, vestizione, ecc.)".
Una situazione, quindi, gravissima. Perché?
"La rigorosa precisazione medico-legale della situazione di bisogno si rende necessaria per ovviare ad interpretazioni estensive della norma che attrarrebbero nella sfera di tutela anche soggetti in grado di svolgere in accettabile autonomia la quasi totalità degli atti del quotidiano e necessitanti - in linea teorica - anche di un solo intervento al giorno, espletabile da servizi integrati, previsti pressoché ovunque da norme attuative specifiche".
Si tratta di una nuova definizione di estrema pericolosità, vista anche l'assenza totale di indicatori e di scale di valutazione dell'autonomia personale, pur presenti e consolidati nella letteratura scientifica internazionale.
Tempi di accertamento
L'emendamento presentato interviene anche sui tempi di accertamento degli stati invalidanti, correggendo il "vecchio" regolamento del 1994 (DPR 698/1994). Nel testo previgente all'emendamento il regolamento prevede "solo" che la data di accertamento venga fissata entro tre mesi dalla presentazione della domanda, disposizione - come sappiamo - largamente elusa dalle Aziende USL.
L'emendamento introduce una novità apparentemente positiva: nel caso in cui le Commissioni delle Aziende USL non rispettino quel termine, l'accertamento viene effettuato dall'INPS con le sue Commissioni entro i 15 giorni successivi.
Analoga procedura verrebbe attuata nel caso delle patologie oncologiche, per le quali la Legge 80/2006 prevede che la visita di accertamento venga effettuata entro 15 giorni dalla presentazione della domanda.
Piani straordinari di verifica
L'emendamento nulla aggiunge alle disposizioni già previste dal Decreto Legge 78/2010 in discussione, salvo introdurre la facoltà per l'INPS di avvalersi, nel corso delle verifiche, anche delle Commissioni ASL che, dal 2010, sono integrate con un medico dell'Istituto.
Il testo del emendato del Decreto Legge 78/2010 - verosimilmente contenente anche le modifiche proposte dal Governo, al termine dell'analisi della Commissione, passerà in Aula e, quindi, alla Camera per la successiva lettura.
30 giugno 2010









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