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Quello che fa il Pd (e che non ti dicono)
26 giugno 2010

 



Dopo quindici giorni molto intensi riprendo in mano la newsletter dedicandola al PD.
Oggi è partita la campagna per le dimissioni di Brancher, sul sito nazionale. Lì anche le notizie dall'Aquila, dove la situazione è drammatica.
Trovate a lato tre documenti nazionali: la nostra controproposta sulla manovra che si chiama "crescita ed equità", le nostre  proposte sulle liberalizzazioni e i documenti su istituzioni, giustizia, lavoro, Europa e università approvati dall'Assemblea nazionale del 21-22 maggio 2010 e sottoposti al dibattito di iscritti e simpatizzanti. Parto da questi ultimi che sono il risultato dell'applicazione al partito del "metodo Bersani": più confronto interno, organi che decidono sul merito, evitare le liti in pubblico. Nessuno dei documenti è il vangelo, nessuno trova consensi unanimi, ma sono un punto di partenza importante e unitario. Vi suggerisco di farne oggetto di discussione vera, nei circoli e alle feste trovando così anche occasione per farli conoscere, se vi è possibile mandate al responsabile del singolo forum nazionale le vostre osservazioni. E' indispensabile per costruire una base comune e per abituarci al confronto di merito senza discutere solo di "amici e compagni". Questo è l'aspetto più positivo di questi mesi.
Della manovra, dopo la manifestazione di sabato a Roma e lo sciopero della Cgil, parleremo ancora. Ma avete visto che silenzio su questi due avvenimenti e ancora più grave sulla drammatica situazione dell'Aquila???.
Bologna: Donini ha vinto bene e sta facendo bene. Dimostra autonomia e la voglia di ridare un ruolo forte al Pd di Bologna. In questa partita del sindaco parlano in troppi. A che serve eleggere segretari e direzione se ognuno esterna come crede? Bersani ha detto "decideranno  i bolognesi, sanno decidere da soli". Il decidere da soli fa presto a diventare sbagliare da soli. Prima di esternare riflettere.
Dalla Camera: nell'ultimo mese abbiamo costretto due volte il governo e la maggioranza a ritirare proposte di leggi già in aula. Li abbiamo mandati sotto sulla pregiudiziale di costituzionalità sul decreto di condono abusi edilizi in Campania e provocato una spaccatura interna tra Lega e Pdl sul tema federalismo in sanità che li ha costretti alla retromarcia sulla legge detta "governo clinico".
Questa settimana si è votato sul decreto" fondazioni liriche". Di fronte alla fiducia già annunciata dal Governo sul testo così come era, noi abbiamo sollecitato il confronto in aula per ottenere significativi cambiamenti. Ci siamo riusciti: non si toccano integrativi e diritti acquisiti. Ma la vera questione politica è stata la scelta dell' Idv di usare il tempo guadagnato da noi per il confronto, per fare ostruzionismo presentandosi come l'unica vera opposizione  e attaccando il Pd. E questa volta la nostra reazione è stata decisa, con interventi che hanno rivendicato la dignità di un diverso modo di fare opposizione. Potete leggere sul sito della Camera quello di Soro e il mio. Si comincia a porre  il problema di una ridefinizione dei confini dell'alleanza, responsabilità e collaborazione non possono stare solo sulle nostre spalle.
Fondazioni lirico sinfoniche: il comunicato del gruppo Pd alla Camera: 
Abbiamo votato contro il decreto sulle fondazioni lirico sinfoniche perché, nonostante i miglioramenti che siamo riusciti ad ottenere, è un provvedimento che rende precario il lavoro e aumenta l'incertezza nella vita professionale dei lavoratori delle fondazioni compromettendone la qualità delle produzioni.
Grazie alla nostra opposizione abbiamo sventato l'ennesima forzatura parlamentare: abbiamo impedito il voto di fiducia e ottenuto l'eliminazione del ruolo del ministero nella fase di rinnovo dei contratti, l'abolizione del taglio del 25 per cento del contratto integrativo; lo slittamento del divieto di prestazioni di lavoro autonomo per i dipendenti delle fondazioni. L'abolizione dell'illogico tetto ai cachet, che avrebbe impedito l'ingaggio dei più prestigiosi artisti internazionali e avrebbe condannato i nostri teatri a essere teatri di "serie B". Con il nostro lavoro abbiamo migliorato un decreto che era e rimane negativo, questo il motivo del nostro voto contrario.







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