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Occuparsi di cose concrete mentre ci circonda lo scandalo
27 febbraio 2010

 
Il 28 febbraio sono a Ravenna per Generazione democratica a parlare con il senatore Cosentino di diritti civili.
Il 1 marzo sono alla Casa del gufo in via Longo 12 a Bologna per parlare di sanità con Bissoni, Borghi, Paruolo.
Vi segnalo che alla Camera in commissione lavoro il Pd ha imposto l'apertura della discussione sulle proposte in materia di ammortizzatori sociali.
Sappiamo bene che la riforma complessiva non può essere fatta dalla minoranza, ma imporre il confronto è necessario. Ci siamo dati, comunque, alcuni obiettivi concreti che vanno nella direzione di ampliare la platea, far fronte all'emergenza e quindi allungare la cassa integrazione a 104 settimane per il 2010 e rivedere i criteri troppo restrittivi  per l'assegno per i co.co.pro rimasti senza lavoro.
Stiamo poi lavorando (è questione di giorni) ad una  mozione sulla crisi economica che costringa il governo ad una discussione vera e provi a stimolare una reazione, invece del nulla di fatto praticato finora.
Viene poi in aula a giorni, per l'approvazione definitiva, la legge sulle cure palliative .
Anche se con qualche compromesso e soprattutto risorse non sufficienti è comunque un passo avanti, perchè promuove un sistema integrato per far fronte sia all'assistenza in fase finale della vita, che le cure per alleviare la sofferenza. Ricordo a tutti che nasce da una nostra proposta.
Insomma la linea è quella della concretezza.
Vorrei condividere qualche osservazione dopo la lettura dei giornali. Diciotto anni da mani pulite.
Quasi altrettanto dal dieci di ottobre del 1992, giorno nel quale andai con altri a Roma a sentire Mario Segni (ma anche Bressa Gorrieri Prodi) facendo il mio primo atto politico, perchè qualcosa bisognava fare, dovevamo reagire. E' stata la primavera dei referendum.
Abbiamo creduto che gli italiani allora abbiano votato nei referendum per la preferenza unica e per un sistema maggioritario.
Qualcuno ha pensato e ancora pensa che i referendum elettorali, le riforme istituzionali siano la soluzione ai nostri problemi, sostituiscano il coraggio, l'onestà, il senso delle istituzioni.
Sono convinta che molti italiani (certo non tutti e non i più informati) abbiano scelto l'unico strumento a disposizione per cambiare classe dirigente, per uscire dal fango che ci stava sommergendo dopo anni di silenziosa e pervasiva corruzione del sistema.
Poi un paio di anni dopo hanno scelto Berlusconi  intorno al quale si sono ritrovati quelli che non volevano cambiare, quelli che non volevano i comunisti e quelli che non volevano la politica.
E quelle parziali riforme non accompagnate da una adeguata crescita di coscienza civile diffusa hanno partorito  una democrazia traballante, altrettanto malata,  ma profondamente divisa, che ha fatto della demonizzazione  dell'altro il proprio tratto distintivo.
Nemici perchè si vota da un'altra parte, si è di un'altra regione, di un altro paese, di un'altra religione.
Costruire nemici per ottenere voti e non assumersi responsabilità di decisioni difficili. Si nega in radice possa esistere una posizione oggettiva, un dato di fatto, una sentenza non di parte, un articolo di giornale non schierato.
Comprendo chi se ne va, chi si astiene, chi si ritira nel privato.
Siamo travolti dal fango, il fango della corruzione e il fango vero delle frane.
Anche ora dobbiamo trovare la spinta per reagire, con maggior consapevolezza, ma altrettanta determinazione. Non credo più al solo cambio di regole, credo solo ad azioni  concrete, piccole e costanti, ad una paziente politica di piccoli passi, a donne e uomini che abbiano dimostrato coraggio e indipendenza di giudizio e sobrietà nei comportamenti.
Continuo a sperare e a lavorare perchè ci sia  una reazione politica e non demagogica.
Ricordo che da tangentopoli c'è chi è uscito innocente, ma con la vita distrutta, per questo riporto a lato l'articolo di Susanna Tamaro sul Corriere del 27 febbraio.
A Bologna ho visto qualche segno di reazione anche se i giornali continuano  a descrivere solo la telenovelas.
Ci sono due documenti  in giro uno attento alle regole interne (un nuovo Pd per Bologna) e l'altro ai contenuti di una politica per Bologna (per Bologna adesso). In comune hanno che i promotori sono giovani e hanno voglia di protagonismo e questo è un bene.
Condivido molto di entrambi, ma la vera novità si avrebbe se si riunissero a parlarne per costruirne uno solo. Speriamo.







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