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Gogna mediatica, Paese immorale di Susanna Tamaro
26 febbraio 2010

  Dopo l'ennesimo scandalo dalle tinte boccaccesche buttato in pasto all'opinione pubblica attraverso frammenti di intercettazioni che hanno coinvolto il capo della Protezione civile, provo, come molti italiani, un forte senso di disagio. L'Italia sembra ormai diventata, se diamo credito alla stampa, un Paese di mandrilli assatanati, persone che invece di adempiere con serietà i loro compiti professionali passano il loro tempo a organizzare festini da basso impero. Pazienza se in questo calderone si gettano uomini che poi, al termine delle indagini, risultano estranei ai fatti, come è successo recentemente con il caso Boffo e come, spero, succederà anche con Bertolaso. Prima ancora che la giustizia faccia il suo corso, la condanna viene eseguita senza possibilità di appello sui media Le prime vittime illustri del grande orecchio delle intercettazioni furono, nel lontano 1970, Lelio Luttazzi e Walter Chiari, arrestati con un'accusa infondata di detenzione e spaccio di droga e gettati senza appello in pasto al pubblico ludibrio. Due persone sensibili, ricche di talento, generose, capaci di fare un intrattenimento di alto livello - di cui si sente un estremo rimpianto- furono ferite a morte. Come ferito a morte, nel senso letterale del termine, fu Enzo Tortora che, per la disperazione e la tristezza, si spense dopo solo cinque anni dalla falsa accusa di un pentito. Vogliamo poi parlare di Lucio Battisti, anche lui morto prematuramente dopo anni di insulti, sospetti, accuse infamanti, come quella di essere fascista. Accusa che fu rivolta peraltro anche ame dopo la pubblicazione di Anima Mundi, scatenando una campagna di odio bipartisan che mi ha spezzato il cuore e che ha creato intorno ame un alone di disprezzo con il quale ancora mi trovo a combattere. Chi risarcirà quell'uomo mite e sensibile che è Lelio Luttazzi, chi gli toglierà quel sorriso triste, chi restituirà la serenità a Dino Boffo e ai suoi anziani genitori? Quale meccanismo si cela in questo desiderio di trascinare nel fango persone che spesso con il fango non hanno niente a che fare? Per quale ragione si confonde la giustizia - che è una cosa seria e sacrosanta- con il giustizialismo dei forni manzoniani? Nel meccanismo dei media, una cosa pubblicata, purtroppo, rimane vera per sempre, proiettando un'ombra indelebile sulla persona che è stata accusata. «Ma io scherzavo» mi rispose un giornalista che sperava di intervistarmi, malgrado mi avesse gettato addosso per anni una gran quantità di letame. Peccato che, nella mia visione del mondo, scherzare e distruggere la vita della persone sono due cose piuttosto distanti. Un Paese che affida gli umori della sua vita civile al giustizialismo dei media è un Paese che ha preso una china molto pericolosa, un Paese profondamente ipocrita che ci costringe a firmare tonnellate di ridicoli moduli per tutelare la nostra privacy, ma che in realtà ci controlla in ogni nostro passo. Confesso dunque direttamente, prima che la cosa esploda sui giornali, che le mie telefonate spesso sono molto compromettenti. Un esempio recente. «Quando sei tornato dal Brasile?». «Ieri». «E le sgualdrinelle come ti hanno accolto?». «Festa in grande stile, come sempre, e Clara, la carioca, sarà pazza di gelosia». «E quelle povere cocorite che hai abbandonato l'anno scorso? Sei proprio un coccodrillo». Che effetto farebbe questa conversazione tra me e un mio amico sacerdote che vive tra l'Italia e il Brasile, se fosse pubblicata su un giornale? Saremmo sicuramente implicati in un traffico di clerical prostituzione, quando in realtà le «sgualdrinelle» sono due bastardine che abbiamo adottato insieme tanti anni fa e che chiamiamo così per la loro gioiosa attitudine di scappare alla ricerca di sempre nuove avventure amorose, «Clara» è un meraviglioso esemplare di pappagallo che vive nella sua missione in Brasile e le «cocorite» sono appunto delle pappagalline che ha affidato a un confratello prima di lasciare l'Italia. Ognuno di noi, nelle conversazioni private, usa un gergo che è comprensibile soltanto nel contesto in cui viene espresso e   che, se viene estrapolato in forma maligna, può essere caricato di qualsiasi significato. Naturalmente, anche in questo ultimo caso, la giustizia farà il suo corso e siamo tutti fiduciosi che stabilirà la verità ma, quando succederà, probabilmente fra molti anni, non potrà purtroppo più cancellare la gogna mediatica che è stata inflitta alla persona, soprattutto se sarà riconosciuta innocente, come è successo con Luttazzi, Chiari, Tortora e Boffo.
  In un Paese che si batte per il riconoscimento e la difesa di tutte le diversità sessuali, colpisce comunque questa sorta di moralismo puritano che considera il sesso fra due persone adulte e consenzienti un crimine. L'eros è un'energia molto forte, è l'energia della vita, ognuno di noi ne ha in quantità differente e la gestisce in modo diverso. Ma, oltre a essere un'energia, come ci mostra già chiaramente l'etologia dei bonobo e degli scimpanzé, è una via attraverso cui si esprime il potere dell'individuo nel gruppo. Dai tempi più antichi, sesso e potere sono andati sempre a braccetto. Cos'è dunque questo coro di educande puritane che si alza da ogni parte? Non conoscono l'uomo, non conoscono la storia? Ho lavorato negli anni Ottanta alla Rai e posso dire di averne viste davvero di tutti i colori. E sebbene io, nel mio modo di pormi, sia più simile a un'atleta di una squadra cecoslovacca di slittino che a una escort, ho sempre dovuto difendermi dagli assalti, dalle proposte oscene, dall'invito a condividere la camera in albergo durante le trasferte. In quegli anni venivano assunte decine di amanti con contratti a termine e si producevano programmi mai mandati in onda, data la scarsità del risultato





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