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Intervento On Lenzi sulla Protezione civile. 17 febbraio 2010
21 febbraio 2010

DONATA LENZI. Signor Presidente, sarebbe

bastato un po' di buonsenso, normale

buonsenso, quello che ci dice che per

tutti la giornata è fatta di ventiquattro ore

e per vedere che c'è una notevole diversità

tra l'occuparsi di catastrofi, di frane e di

gravi danni ambientali e l'occuparsi invece

(leggo una breve sintesi non complessiva

delle nomine e incarichi al commissario)

della regata della XXXII coppa America,

dell'incontro nazionale dell'Azione cattolica,

dei campionati del mondo di ciclismo,

del cinquantesimo anniversario della firma

del Trattato di Roma, dell'agorà dei giovani

italiani, dei centocinquanta anni dell'unità

d'Italia, dell'expo, dei mondiali di

nuoto, della visita del Papa ad Assisi; devo

dire che le visite papali hanno provocato

notevole sovvertimento, perché ci sono

anche quelle a Castrignano del Capo, in

provincia di Lecce, a Savona e a Genova.

Ci sono poi il forum universale delle

culture, il congresso eucaristico nazionale,

il vertice intergovernativo italo-russo e

ancora ne avrei da elencare.

Situazioni drasticamente diverse; ad

ogni evidenza è una diversa scala di valori

quella che giustifica l'eccezionale potere e

la deroga normativa per motivi di incolumità

pubblica e di tutela della salute.

Dall'altra parte vi sono interessi legittimi,

economici, culturali, sportivi e religiosi,

normali, che andrebbero affrontati con

normative adeguate in modo normale,

come avviene in tutti i normali Paesi

europei.

In questi giorni abbiamo sentito il sottosegretario

dichiarare più volte che si è

trattato sempre di risolvere problemi di

tempo e di scadenze ravvicinate da rispettare.

Vorrei ricordare a quest'Assemblea

che vi sono mille opere in Italia che si

dovrebbero fare in tempo: penso all'adeguamento

della sicurezza nelle scuole, a

tratte autostradali che attendono da decenni,

a frane meno note e meno sponsorizzate,

tutte opere meritevoli di essere

portate a termine in una cultura del fare

che dovrebbe essere una caratteristica dell'intero

Paese. Ci si chiede come fanno

tutti gli altri Paesi ad affrontare questi

temi senza ricorrere all'emergenza con

regole chiare, gare trasparenti e responsabilità
certe.

Atti Parlamentari - 33 - Camera dei Deputati
- 33 - Camera dei Deputati
- 33 - Camera dei Deputati

XVI LEGISLATURA - DISCUSSIONI - SEDUTA DEL 17 FEBBRAIO 2010 - N. 284

Ma allora perché fare carico di tutto

questo alla Protezione civile e sottrarre

così tempo, ore, attenzione e risorse in

primo luogo proprio al capo dipartimento

? Perché farne carico alla Protezione

civile e non lasciare che, invece, essa

si dedichi alla propria missione originaria,

quella indicata dal suo nome ?

Vorrei ricordare che questo allargamento

delle funzioni al settore degli eventi

si deve al secondo Governo Berlusconi,

con il decreto-legge n. 343 del 2001. Si

dirà: ne avete fatto voi uso anche voi nei

20 mesi del Governo Prodi. È vero e non

vogliamo sottrarci alla responsabilità politica.

Vorrei, però, anche dire che questo

non ci porta da nessuna parte e non mi

sembra una ragione sufficiente per continuare

così. Non è forse giunto il momento

di prendere atto che su questa strada si

continua a creare un clima falsamente

emergenziale e si è lontani dall'uso del

buon senso ?

Se anche i Governi, tutti i Governi,

fossero tentati di prendere la scorciatoia

della legge straordinaria e della deroga -

e hanno tutti usato e ampiamente abusato

del potere di ordinanza, arrivando a 605

ordinanze in otto anni - non toccherebbe

forse a noi, al potere legislativo, autonomo

e autorevole, dire basta e ridefinire i

confini dell'emergenza, ridare una chiara

definizione giuridica, procedere ad una

profonda riforma della pubblica amministrazione

?

Tocca a noi, a questa Assemblea, ed è

nostra responsabilità riportare la Protezione

civile, i suoi dipendenti, il corpo

straordinario dei volontari, la fantastica e

generosa gara che si crea tra le realtà

regionali in una positiva competizione tra

di loro a chi fa meglio, nell'alveo delle

proprie competenze, delle funzioni proprie

e far sì che si occupino solo dell'incolumità

e della salute di ciascuno di noi

lasciando ad altri il compito più facile di

costruire piscine.

Negli ultimi otto anni la Protezione

civile ha potuto crescere e stabilizzarsi

grazie alla continuità che ha avuto nella

guida. Questo è un bene di cui tutti noi

dovremmo riconoscere l'utilità, perché in

settori così delicati i dirigenti e i servitori

dello Stato dovrebbero essere sottratti all'incerto

alternarsi dei Governi.

I più saggi di loro si tengono poi

distanti dal diretto impegno in politica.

Quest'ultimo Governo, il quarto Governo

Berlusconi, ha invece deciso, con il decreto-

legge n. 90 del 2008, di nominare il

capo del Dipartimento della protezione

civile sottosegretario di Stato per la soluzione

dell'emergenza dei rifiuti. Oggi, con

questo provvedimento in esame in quest'Aula,

è arrivato a scadenza quell'incarico.

Tuttavia, nello stesso provvedimento si

propone la nomina a sottosegretario di

Stato per il coordinamento degli interventi

di protezione civile in ambito europeo ed

internazionale - e già tale definizione

meriterebbe una qualche spiegazione sul

suo significato - in deroga alla legge

n. 215 del 2004 in materia di conflitto di

interessi, perché nel frattempo si mantengono

in capo alla stessa persona le rilevanti

responsabilità amministrative di

capo del Dipartimento della protezione

civile e le conseguenti numerose nomine a

commissario straordinario.

Tuttavia, così facendo si rompe un

principio cardine delle democrazie moderne,

su cui si basa il fondamento stesso

del diritto amministrativo, vale a dire la

distinzione tra funzione politica, che risponde

al Parlamento, e quella amministrativa,

che risponde alle leggi e all'Esecutivo.

Nel 1865, centocinquanta anni fa, la

pubblica amministrazione fu sottratta all'unica

decisione del re e, quindi, all'arbitrio,

e si stabilì allora che essa sarebbe

dipesa dalle leggi e gli interessi che si

configuravano in capo ai cittadini avrebbero

potuto essere difesi nei tribunali. Nel

1865, con quella legge che ancora oggi non

è stata abolita, per fortuna, neanche dal

Ministro Calderoli, i sudditi sono diventati

cittadini. Con il diritto amministrativo si

tutela l'interesse legittimo alle pari condizioni

nelle gare d'appalto, alle pari condizioni

nei concorsi pubblici per le assunzioni.

Si garantisce la trasparenza di ogni
scelta e si sottopone il controllo della

Atti Parlamentari - 34 - Camera dei Deputati
- 34 - Camera dei Deputati
- 34 - Camera dei Deputati

XVI LEGISLATURA - DISCUSSIONI - SEDUTA DEL 17 FEBBRAIO 2010 - N. 284

spesa alla vigilanza della Corte dei conti.

Queste norme tutelano anche i funzionari

pubblici e tutelerebbero anche il sottosegretario

Bertolaso perché con quelle

norme si definiscono procedure e si ripartiscono

responsabilità. Ma a quelle

norme si è voluto derogare e al controllo

della Corte dei conti ci si è voluti sottrarre.

Dobbiamo, quindi, mettere insieme

tutto questo, tra cui il conflitto in atto tra

il ruolo di controllore e quello di controllato,

insito nel doppio incarico che viene

ribadito in questo decreto-legge e a cui

continuiamo ad essere contrari.

Il venir meno del controllo preventivo

della Corte dei conti, la deroga ad un così

ampio numero di leggi che è impossibile

elencare in un intervento (sia pure di

mezz'ora), il sottrarsi attraverso il « blocca

processi » alla magistratura, addirittura

alla magistratura civile per cui un povero

cristo che impugna l'espropriazione del

proprio terreno non avrà sede per far

valere il proprio diritto - torniamo così ad

essere sudditi e non cittadini -, il moltiplicarsi

delle ordinanze e dei decreti-legge

che tra di loro si sovrappongono e a volte

si contraddicono, il sommarsi degli incarichi

di commissario: se mettiamo insieme

tutto questo ci troviamo di fronte ad un

grande cambiamento di sistema di cui solo

adesso forse cogliamo l'insito pericolo.

È difficile sostenere che una volta data,

con la fiducia di tutti noi, una così grande

responsabilità, una così grande discrezionalità,

una così grande autonomia, non

debba poi conseguire una responsabilità

oggettiva sulle conseguenze delle scelte che

sono state compiute, scelte di persone e di

organizzazione.

Per questo noi chiediamo soprattutto

due cose: la distinzione tra il ruolo della

Protezione civile e la gestione dei grandi

eventi, con l'uscita del settore dei grandi

eventi da una visione emergenziale; chiediamo,

inoltre, la separazione tra il ruolo

politico e il ruolo amministrativo, con un

rientro in una situazione di normalità e di

separatezza tra la politica e l'amministrazione.

È chiaro che noi continuiamo ad insistere

e a credere che sarebbe opportuno

che quest'Aula in modo collaborativo affrontasse

il tema di una riforma vera della

pubblica amministrazione, ripartendo e

magari aggiornando la riforma delle leggi

Bassanini, l'ultimo momento fortemente

riformatore, che faccia del nostro Paese, e

non di uno solo, il Paese del fare; che

faccia di questo la regola e non l'eccezione.

Continuiamo a chiedere una politica

ambientale che si occupi finalmente di

prevenire il dissesto idrogeologico, invece

di continuare a metterci di fronte alla

necessità di affrontare emergenze, non

ultima quella della Calabria denunciata

oggi. Tutto ciò nella speranza di un Paese

normale, un Paese che non ha bisogno di
eroi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
.





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