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Testamento biologico. Buona volontà e qualche confusione.
10 gennaio 2010

 
Un inizio di anno segnato dalla violenza: la rabbia degli immigrati a Rosarno, i suicidi nelle carceri, altri casi di stupro contro giovani donne. Si alzeranno altri muri, si fa più grande la paura. Lo stato è assente. Speranza, ragionevolezza, umanità e legalità dovrebbero essere le nostre parole. Su questo tema, a lato, un articolo tratto da "Avvenire". Una breve news sulla cassa integrazione a Bologna che ho messo anche in bacheca su Facebook, se avete voglia di parlarne. Vi segnalo poi sul sito "deputatipd.it" un ottimo volantino sulla Finanziaria.
Intervengo nel dibattito aperto dal voto in Comune di Bologna, usando il buon senso e, temo, scontentando tutti. Intanto chiamiamole Dat, dichiarazioni anticipate di trattamento, così come fanno le proposte di legge in discussione(martedì riprende il voto sugli emendamenti alla Camera) e non testamenti.
La Dat riguarda chi si trova in fine della vita e sta perdendo o ha già perso la capacità di intendere e di volere, all'improvviso o magari provato dal lungo decorso di una malattia grave, dopo anni di cure. Ad esempio malati di tumore o di Sla o altra patologia degenerativa. (i malati terminali in Italia sono circa 250.000 di cui 160.000 oncologici). La Dat può riguardare anche chi si trova in stato vegetativo (circa duemila in Italia) e, nella proposta Calabrò, qualsiasi persona che ha perso capacità di intendere e di volere (e qui i numeri sono ancora più elevati). E' una platea molto più ampia di quella dei duemila casi di persone in stato vegetativo in Italia, eppure tutti noi abbiamo in mente solo Eluana e, su questo caso disperato e limite, costruiamo il nostro ragionamento, facciamo politica e approviamo leggi. Ecco che l'Udc nella discussione sul testamento biologico propone il registro dei comi. Quando sei ai primi esami di giurisprudenza ti insegnano che le leggi, costruite su misura del caso singolo, sono sempre sbagliate. Temo che questo sia uno di quei casi.
La proposta De Nigris di un registro sui comi va valutata quindi non in contrapposizione con le Dat, ma in sè: è utile? se sì, perché sia utile, come va fatto? Ci sono altri registri per altre patologie, esperienze già fatte, impariamo da lì. Occorrono dati medici, ma non solo.   
Può il Comune chiedere attraverso il sindaco in Conferenza sanitaria e con voto del consiglio comunale all'Asl di provvedere, cominciando magari a rispondere alla domanda: a Bologna quanti sono questi casi e che tipo di assistenza ricevono? Certo che può. Che invece faccia un proprio registro a così alta valenza clinica contenente dati medici sensibili, mi sembra sinceramente rubare il mestiere ad altri.
Ho apprezzato il fatto che si discutesse in consiglio comunale delle Dat, le grandi questioni non possono stare fuori dalle sedi consiliari. Non trovo particolari ostacoli a che il Comune raccolga, nella sua funzione di pubblico ufficiale, dichiarazioni anticipate, ne per altro sono contraria a che vengano raccolte dai notai. (ricordo per la cronaca che questa mia posizione all'interno del gruppo Pd in parlamento è stata sempre minoritaria: il documento approvato in gruppo congiunto camera e senato prevede siano raccolte dal medico di famiglia). Ma... poi vanno inserite nella cartella clinica, se no a che servono? La cartella medica informatizzata presentata dal  Cup 2000 a Natale mi sembra lo strumento giusto. Quindi le Dat potrebbero essere raccolte (e a volte già avviene) anche dai medici di famiglia o presso l'ospedale quando si è ricoverati, magari dopo informazioni e confronti con il medico curante.
D'altronde è ovvio che fino all' approvazione di una legge, non c'è un modello precostituito e valido per tutti. In questo quadro il registro comunale sarebbe uno strumento utile anche se non unico, a condizione che si garantisca un efficace raccordo con il sistema sanitario.
Mi sa che sono troppo pragmatica e forse chissà, continuo ad avere fiducia nei medici e coltivare l'idea che l' organizzazione sanitaria pubblica non è altra cosa dalla società civile.
La proposta di legge Calabrò sulle Dat, accanimento terapeutico etc ... tocca poi molte altre questioni, per esempio il consenso informato per tutti i tipi di intervento sanitario dalla appendicite al trapianto. Quali altri gravi errori rischiamo di fare continuando ad avere in mente solo gli stati di coma sarà oggetto della prossima newsletter.






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