»
Newsletter »
   HOME       BIOGRAFIA       I MIEI INTERVENTI       ARCHIVIO NEWS       COMUNICATI STAMPA       DOCUMENTI       CONTI IN TASCA       RESOCONTO DI MANDATO       CONTATTI   


Intervento dell'On Baretta sulla Finanziaria 2010
13 dicembre 2009

Seduta d'aula del 9 dicembre 2010 

PIER PAOLO BARETTA
, Relatore di minoranza sui disegni di legge nn. 2936-A e 2937-A. Signor Presidente, non è mia intenzione sindacare la legittimità procedurale dei lavori di Commissione e di Assemblea, ma a ciascuno di noi spetta il diritto di esprimere le proprie valutazioni politiche su quanto accade. Ciò che è accaduto in questi giorni in Commissione bilancio in occasione della mancata discussione sul disegno di legge finanziaria non ha precedenti per molti aspetti.
Due sono le principali novità che provocano la nostra preoccupazione: per la prima volta nessun emendamento di provenienza parlamentare, sia di maggioranza, sia di opposizione, è stato esaminato dalla Commissione, né è entrato nel testo. Tutto è possibile, ma, francamente, che di più di mille emendamenti ammessi, dei quali almeno della metà della maggioranza, nessuno - proprio nessuno! - abbia incontrato non dico il gradimento, ma nemmeno la disponibilità del Governo ad essere discusso ed accolto, anche modificandolo, è clamoroso: sa di pregiudizio e di ostinazione.
Nella notte dell'ultimo giorno, il presidente della Commissione ha chiesto alla minoranza di segnalare una selezione di emendamenti; di solito, questo avviene perché si vuole avviare un dialogo e prospettare un confronto. Ebbene, tra tutte le opposizioni abbiamo selezionato poco più di 40 emendamenti.
I pareri, tutti negativi, sono arrivati con una rapidità che contrasta con la lentezza con la quale hanno agito il Governo e la maggioranza per tutta la settimana precedente, quella nella quale noi li abbiamo aspettati: altro che abbandono del campo! Questo «no» si è arrogantemente ripetuto nel corso della nottata, durante la quale l'avvio del confronto sul disegno di legge finanziaria, cominciato solo in quel momento, ha registrato interventi dei soli deputati della minoranza, perché i rappresentanti della maggioranza, salvo un deputato, hanno svolto il ruolo di spettatori. Ciò nonostante, noi abbiamo continuato a cercare il confronto di merito, ma senza successo.
Dopo dieci giorni di duro «non lavoro» e dopo una lunga notte di incomunicabilità, abbiamo ritenuto poco dignitoso per noi, ma anche per l'intera istituzione, avallare quanto stava accadendo, partecipando alla farsa della spartizione finale di una torta dalla cui preparazione, scelta dell'impasto, cottura e taglio delle fette siamo stati deliberatamente, dichiaratamente esclusi: nemmeno sullo zucchero a velo abbiamo potuto portare un contributo!
A questo fatto politico si obietta con la forma: ovvero che la maggioranza, pur da sola, ha votato gli emendamenti ed il mandato al relatore, e dunque la forma è salva.
Ma continuiamo a parlare di politica: possiamo davvero ritenere che sia stata esaminata la legge finanziaria con piena avvertenza e deliberato consenso, come sarebbe doveroso fare, quando vediamo che quella famosa torta è stata trangugiata così in fretta, tanto in fretta che sono stati votati in dieci minuti quasi 200 emendamenti, il maxiemendamento ed il mandato al relatore? Quando si dice forma è sostanza! La presentazione di un emendamento unico del relatore è l'altro aspetto innovativo - più corretto dire «creativo», Pag. 44dato il mandante - di questa storia: si tratta di una falsa fiducia anticipata in Commissione.
Dopo l'inammissibilità di 12 su 14 emendamenti, il mandante ha affidato ad un sicario il compito di uccidere la discussione, attraverso l'utilizzo di un'arma potente ed impropria nel lavoro di Commissione: la redazione di un maxiemendamento di un solo articolo, con decine di commi su materie del tutto differenti tra loro. È ragionevole che in Commissione venga presentato un unico testo con le caratteristiche suddette, sul quale effettuare, come poi è stato fatto, una sola ed unica votazione? A me pare che siamo ben lontani - e vorrei dirlo in particolare al Presidente Leone - dallo spirito e dalla lettera della recentissima riforma del bilancio che abbiamo approvato tutti insieme.
Insomma, può darsi che formalmente le procedure siano state rispettate, però la soglia della decenza istituzionale è stata sicuramente ed ampiamente superata.
Presidente Giorgetti, le formulo una richiesta: alla ripresa dei lavori, dopo la pausa natalizia, programmi una seduta della Commissione, non assillata dall'urgenza dei provvedimenti in corso o dagli orari dei treni e degli aerei dei deputati, con all'ordine del giorno una discussione seria e responsabile su quanto è accaduto in questo anno e mezzo in un crescendo che va «stoppato»; una specie di seminario di studio, se preferisce chiamarlo così, per depotenziarlo dai risvolti politici. Ma mi creda, per il bene del Parlamento, della Commissione bilancio e di tutti noi, è necessario ed opportuno fare il punto. Se poi il Ministro Tremonti ritiene di parteciparvi assieme alla sua squadra, noi ne saremmo felici: chissà che, trattandosi di un'occasione di studio, sia più attratto, visto che la settimana scorsa ha dovuto assistere ai lavori di Commissione dai corridoi.
Ma non si pensi che tutto il problema del disegno di legge finanziaria in esame sia procedurale: anche i contenuti della manovra lasciano insoddisfatti, a cominciare dalle coperture e dagli impieghi. È vero, si è detto «finanziaria light», anzi qualcuno temeva addirittura «anoressica»: niente di tutto questo, ma un vero e proprio assalto alla diligenza - sì, lo confermo - però fatto dal Governo (quasi 9 miliardi impegnati) o, se si preferisce, fatto dal relatore. Mi chiedo: si può passare in dieci giorni dal niente con il quale è stata licenziata il disegno di legge finanziaria al Senato agli 8,884 miliardi di euro? O era poco al Senato, o è troppo a Montecitorio: qualcosa che non va ci deve essere. Questi 9 miliardi derivano principalmente da due voci: lo scudo fiscale e il TFR.
Sul TFR si addensano dei dubbi. La legge finanziaria 2007 prevedeva infatti che le risorse affluite all'INPS del TFR non destinato ai fondi di previdenza potessero finanziare investimenti infrastrutturali. Con il maxiemendamento si opera un cambio di destinazione: infatti la cifra prelevata dall'INPS viene riversata sul Fondo grandi eventi e quindi utilizzata a copertura di misure non proprio infrastrutturali presenti in questa finanziaria.
Durante la discussione sulla riforma della legge di contabilità e finanza avevamo sollevato la questione dell'anomalia derivante dalla continua costituzione da parte del Governo di nuovi fondi che diventano una riserva discrezionale per il Governo e sottraggono al Parlamento la funzione di controllo nonché la disponibilità di risorse per l'approvazione delle leggi.
Ciò che avviene stavolta è addirittura clamoroso. Se osserviamo infatti la disposizione del decreto-legge n. 168 del 2009 che regola l'acconto IRPEF e quelle del comma 165 del maxiemendamento, constatiamo che al Fondo grandi eventi affluiscono sia le risorse dell'acconto sia quelle del TFR nonché il miliardo proveniente dalle province di Trento e Bolzano ed altro. La conclusione - mi rivolgo al Governo per ottenere in replica una risposta chiara in proposito - è che al Fondo grandi eventi affluiscono tutte le coperture di questa finanziaria, cioè quasi 9 miliardi, sicché il Fondo finanzia il patto per la salute, l'ICI ai comuni, il pacchetto Pag. 45lavoro, il fondo per l'agricoltura, le missioni di pace, la giustizia e via dicendo. Mi si potrà replicare che è una mera operazione contabile ma è del tutto evidente che la questione è contabilmente ma anche politicamente ben più complessa. Non è esattamente la stessa cosa che quei quasi 9 miliardi che costituiscono la finanziaria siano destinati direttamente alle voci assegnate o siano intermediate da un fondo di cui dispone il Ministro dell'economia.
Vorrei richiamare alla nostra attenzione quel concetto di democrazia del bilancio sul quale ci siamo intrattenuti in occasione della legge di riforma. Se le procedure formali e quelle contabili ci lasciano molto preoccupati, non diversamente purtroppo dobbiamo dire dei contenuti di merito di questa singolare finanziaria: singolare intanto per la scelta di alcuni dei temi che nulla hanno a che fare con la sessione di bilancio.
Si pensi alla norma sulla riorganizzazione delle autonomie locali, senza la Carta delle autonomie che, non a caso in prima battuta era stata dichiarata inammissibile; singolare e curiosa anche la destinazione di questo imprevisto tesoretto: poche grandi voci, alcune non disprezzabili ma non sempre prioritarie.
Certamente utile la definizione del patto per la salute concordato con le regioni, salvo il fatto che dal cilindro spunta ancora una volta il FAS. Finalmente, dopo le nostre insistenze, si prevede la restituzione dell'ICI ai comuni e, sia pure in misura ancora insufficiente, il credito di imposta, il rifinanziamento delle missioni all'estero e il fondo di solidarietà all'agricoltura.
Ma la crisi? La grande e irrisolta questione di come affrontare le difficoltà economiche e sociali del nostro Paese, che posto occupa in questa finanziaria nella strategia del Governo? L'urgenza di sostenere il reddito delle famiglie dei lavoratori e dei pensionati, bersagliato dall'aumento costante di tariffe e prezzi, nonché dalla decurtazione derivante dalla diffusione degli ammortizzatori sociali, quale risposta trova in questi provvedimenti?
L'indispensabile sostegno alla competitività delle nostre imprese, alla loro transizione dentro la crisi verso una modernizzazione indispensabile per penetrare e consolidarsi nei mercati globali, e al mantenimento dell'occupazione trovano riscontro nei quasi 9 miliardi? Dov'è tutto ciò? Dove sono i grandi programmi e le grandi misure annunciate in questi mesi dal Governo? Dov'è l'abolizione dell'IRAP per le imprese? Dov'è il piano straordinario per il Mezzogiorno? Brunetta ci ha fatto anche un libro! Dove sono gli interventi a sostegno del credito? Dove è il piano per l'occupazione e la riforma degli ammortizzatori sociali?
Ma non basta: mentre registriamo queste carenze di fondo, assistiamo al fatto che si operino lodevoli microinterventi settoriali di cui molto si è parlato e che poco fa, con dovizia di particolari, il relatore Corsaro ci ha elencato, facendomi ricordare la famosa frase «Avvocato taccia altrimenti perdiamo la causa».
Nel contempo si dà una mazzata alla libera editoria, tanto seria da costringere il sottosegretario Letta e oggi, in base alle dichiarazioni pubbliche, il Ministro Tremonti a promettere una riparazione, ma per un'altra volta. Perché non ora? Perché non in Aula? Perché non in questa finanziaria?
Si tagliano i contributi al programma di cooperazione allo sviluppo, nonostante gli impegni presi a L'Aquila.
Si rifiuta addirittura di prendere in considerazione la tragedia ferroviaria di Viareggio, i disastri naturali della Sicilia e di altre analoghe emergenze; a questo proposito, devo dire che particolarmente scandalosa è la sorte che sta subendo il terremoto in Abruzzo. Una nostra mozione, approvata dal Parlamento, impegna il Governo a riconoscere ai terremotati abruzzesi quanto era stato riconosciuto agli umbri ed ai marchigiani: ignorando questo impegno solenne e smentendo le promesse fatte, il Governo e la sua maggioranza si limitano ad una manovra di posticipo dell'avvio della restituzione.
Ma come dicevo, è la gravità della congiuntura il vero buco di una finanziaria Pag. 46non povera: di fronte alla gravità della crisi ed alla pesante eredità che lascerà sul fronte del lavoro, con un'impennata della disoccupazione e del ricorso agli strumenti a sostegno del reddito, la manovra risulta del tutto inadempiente ed inadeguata.
I dati disponibili ci segnalano un allarme senza precedenti; su tutto questo la propaganda che si sta facendo - consentitemelo - è davvero stucchevole perché, nell'annunciare il «pacchetto lavoro» per un miliardo e 125 milioni di euro nel 2010, si omette di precisare che ben 860 milioni sono finalizzati alla detassazione dei salari di secondo livello: come per gli straordinari, obiettivi utili ma in tempi sbagliati. Con ciò che resta si fa ben poco.
Devo anche dire che, sempre in tema di lavoro, non si capisce come il Governo pensi di affrontare il rinnovo contrattuale del pubblico impiego e del comparto sicurezza (a proposito di sicurezza, troppi sono i tagli che vengono fatti anche in questa finanziaria).
Collegato alla sicurezza, vi è anche il delicato tema della vendita dei beni confiscati alla mafia: le modifiche introdotte in Commissione, che prevedono il diritto di opzione, non bastano a modificare il nostro giudizio pesantemente negativo su questa norma.
In tema di vendite, ma soprattutto di acquisti, singolare è la scelta di costituire una spa Difesa servizi: per non sembrare malizioso, dico soltanto che sarà interessante seguire gli sviluppi, dalla nascita alla gestione, di questa privatizzazione.
Tornando al tema del lavoro, nel capitolo giustizia con un vero colpo di spugna si cancella la gratuità del processo al lavoro, costringendo coloro che dovranno difendersi a pagare la tutela di diritti democratici.
Questi dati ci conducono - mi avvio alla conclusione - al cuore del nostro ragionamento politico. Il Partito Democratico ha formulato una proposta precisa e compiuta per questa finanziaria in crisi: la famiglia, il lavoro e l'impresa sono le priorità del nostro Paese e sono anche le nostre; se non si dà loro una risposta quando imperversano le difficoltà, che senso ha parlare di etica, di solidarietà, di ripresa e di sviluppo?
Sappiamo bene le difficoltà del nostro bilancio pubblico, sicché abbiamo predisposto una proposta del tutto compatibile con le risorse previste in questo disegno di legge finanziaria: non si tratta dunque di una proposta aggiuntiva, sicuramente di una proposta alternativa; si tratta di scegliere, di scegliere, ad esempio, che destinazione dare ai soldi dello scudo fiscale.
Proponiamo di aumentare le detrazioni fiscali per i figli e per le famiglie con i figli, di aumentare le detrazioni fiscali per i lavoratori e i pensionati con reddito non superiore ai 55 mila euro, di aumentare inoltre gli assegni familiari (tutto questo stabilite le compatibilità massime possibili derivanti dagli introiti dello scudo da voi fissati).
Proponiamo di estendere a tutti gli ammortizzatori sociali con le risorse già disponibili degli ammortizzatori sociali e di aumentare l'indennità di disoccupazione; abbiamo proposto anche di aumentare il credito dell'impresa medio-piccola e di allentare il Patto di stabilità per consentire ai comuni virtuosi - solo ai virtuosi - di poter pagare i debiti arretrati: sono proposte semplici che parlano e non illudono gli italiani, proposte concrete che avrebbero dato un senso a questo disegno di legge finanziaria.
Signor Presidente, una procedura sbagliata, irrituale ed offensiva dei rapporti politici, contenuti inadeguati rispetto ai grandi problemi del Paese, una serie di misure del tipo «non tutto ma di tutto» è ciò che resta di questa finanziaria.
Che fare allora? Assistere inermi a questo fallimento ed attendere sfiduciati, come ormai capita ai colleghi più sensibili della maggioranza, che il Ministro Vito si presenti in quest'Aula e pronunci la fatidica formula «autorizzato dal Consiglio dei ministri, senza emendamenti, pongo la questione di fiducia...», oppure reagire con un ostruzionismo che sfrutti i tempi stretti della terza lettura?
O provare a rimediare, per quanto è possibile, con un dibattito serio, che dia Pag. 47dignità al Parlamento? Certo, pure in questo contesto, quest'ultima sarebbe la strada più seria; perché non provarci? La scelta, però, non è nelle nostre mani, ma in quelle del Governo e della maggioranza. Alla fine di questo dibattito vi sarà la replica del Governo. Se intende mettere la fiducia a prescindere, lo dica, se ne assuma la responsabilità, ma per favore non accampi scuse banali quali quella del numero degli emendamenti presentati. Non è la mole degli emendamenti l'ostacolo, che può essere rimosso in qualsiasi momento, ma è la volontà di affrontare i problemi. Se questa c'è, e si intende discutere davvero e confrontarsi, non per salvare la forma, ma per risolvere qualche problema aperto, lo si dica con altrettanta chiarezza e onestà intellettuale: noi siamo pronti (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).






Lista completa »

· Visualizza i risultati per parola 'salute' »

TAGCLOUD
sanità legge di stabilità affari sociali terzo settore università salute pensioni attività parlamentare legge di stabiità decreto sanità welfare donne bologna elezioni festa. unità emilia-romagna Bersani parità di genere esodati


AGENDA
16 ottobre 2017
PIU' DIRITTI PER UNA SOCIETA' PIU' GIUSTA
14 ottobre 2017
Testamento biologico. BOLOGNA
07 ottobre 2017
Fine vita. IVREA (TO)

Archivio appuntamenti »

VIDEO



LINK
Camera dei deputati
www.camera.it
Partito Democratico
beta.partitodemocratico.it
Partito Democratico - Emilia Romagna
www.pder.it
Partito Democratico - Iscriviti al PD
www.pdbologna.org

Copyright Donata Lenzi - C.F. LNZDNT56H69A944X - Privacy policy - site by Antherica srl